L'ex segretario aveva detto del manager renziano: «Non si parla con chi sta alle Cayman»

MilanoÈ finito in Procura lo scontro senza esclusione di colpi tra l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani e i finanziatori del suo avversario alle Primarie, il sindaco di Firenze Matteo Renzi. E ora tocca a un pubblico ministero fare da arbitro nel match tra l'ex smacchiatore di giaguari e il suo aspirante rottamatore. Bersani ieri ha dovuto presentarsi davanti al pubblico ministero Luigi Orsi che indaga su di lui in seguito alla querela per diffamazione sporta da Davide Serra, finanziere e sponsor di Renzi, che si era ritenuto insultato da alcune dichiarazioni dell'allora segretario del Pd. Orsi aveva inviato a Bersani l'avviso di fine indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio. Ma il deputato piddino, come consente il codice, ha chiesto di venire interrogato per cercare di schivare l'imputazione.
Al centro di tutto, ci sono i severi giudizi espressi da Bersani nell'ottobre scorso, dopo avere appreso che il suo rivale aveva partecipato ad una cena elettorale alla presenza anche di Serra, titolare di un fondo di investimento. «Con la gente basata alle Cayman non deve parlare nessuno, è ora di finirla perché c'è gente che lavora e paga le tasse», aveva tuonato Bersani. Alcune agenzie di stampa avevano attribuito a Bersani anche un epiteto più pesante («banditi tra virgolette») destinato dal segretario, rispondendo a una domanda, ai finanzieri d'assalto. Bersani poi aveva smentito quest'ultima espressione, ma non aveva ritrattato i giudizi complessivi su paradisi fiscali ed evasori. E dunque Serra aveva sporto querela.
Così, per la prima volta in vita sua, l'ex ministro si è ritrovato nei panni di indagato. E ieri mattina si è materializzato tra lo stupore generale nel corridoio semideserto della Procura della Repubblica, con accanto il suo difensore. È andato a bussare alla porta di Orsi, che di solito scava sui grandi scandali della finanza ma cui è stata assegnata anche questa rogna minore. Nel corso del breve interrogatorio, Bersani avrebbe consegnato al pm una memoria difensiva, e avrebbe reso dichiarazioni in cui spiegava di non conoscere personalmente Davide Serra, di non averlo mai definito «bandito», di avere voluto solo esprimere un giudizio complessivo sui doveri etici della finanza e della politica. Spiegando di essersi espresso come parlamentare, Bersani ha voluto riportare la sua battuta sulle Cayman nell'ambito coperto dalla immunità.
All'uscita, Bersani prima ha cercato di allontanarsi in silenzio, poi ha invitato i cronisti a «rileggere le Ansa», cioè le dichiarazioni con cui smentiva di avere dato a Serra del bandito. Che il giudizio nei confronti di Serra non fosse proprio lusinghiero lo si capisce comunque andando a rileggere le agenzie del 20 ottobre: «Non ci si deve fare dare consigli da chi viene dai paradisi fiscali», aveva detto: e l'aggiunta «non è una polemica con Renzi ma è un impegno che dobbiamo prenderci tutti» era servita solo a rendere più esplicito quale fosse il bersaglio.
Ora Orsi dovrà decidere se ritenere valide le spiegazioni di Bersani e archiviare tutto o (ipotesi meno probabile) chiedere il rinvio a giudizio dell'ex segretario democratico.