Via libera al Lodo Alfano anche dai finiani «Lo scudo è retroattivo» Luce verde della commissione al Senato Casini apre. Pd e Idv: faremo le barricate

RomaIl lodo Alfano costituzionale fa scudo a premier e Capo dello Stato (non più ai ministri) anche per i processi legati a reati antecedenti all’assunzione della carica. Nulla di nuovo, ma subito esplode la polemica delle opposizioni.
L’emendamento viene approvato in Commissione al Senato (15 sì e 7 no) dal centrodestra compatto. Vota a favore anche Maurizio Saia del Fli e questo è un segnale tanto più importante in quanto dato nella stessa giornata in cui il Guardasigilli presenta a Fini, dopo Schifani, le linee-guida della riforma della giustizia. «Non ho avuto - riferisce Alfano dopo il colloquio - né un sì né un no risolutivo, non me l’aspettavo. Ma ho riscontrato uno spirito costruttivo».
All’interno della maggioranza i toni si abbassano, ma il centrosinistra vuole tenerli sempre alti e si attacca alla cosiddetta «retroattività» del Lodo. «Assurdo, indecoroso, vergognoso - protesta il segretario Pd Bersani - è una assoluzione per via parlamentare, un salvacondotto. Faremo le barricate». Dall’Idv una selva di accuse per il «mostro giuridico» e, come al solito, la richiesta al Quirinale di non avallare la legge, che provoca la precisazione dal Colle: Napolitano è «rigorosamente estraneo» alle discussioni sulle leggi, «specialmente» costituzionali. Di «scelta sbagliata» parla anche Casini, ma aggiunge che l’Udc non pone veti e al voto si asterrà.
Eppure, la sospensione dei processi non solo per reati commessi durante la carica ma anche precedenti, era scontata. «È la ratio stessa del Lodo costituzionale», spiega la finiana Giulia Bongiorno. C’è nella legge vigente sul legittimo impedimento (anche lì l’Udc si è astenuta), che è la norma-ponte in attesa del lodo costituzionale e c’era nel primo lodo Alfano.
Lo ricorda Carlo Vizzini, il presidente della Commissione Affari costituzionali che ha presentato l’emendamento della bufera. Un emendamento che è servito solo per correggere un errore materiale. Ora Vizzini si sorprende di tanto chiasso. «Qualcuno dovrebbe pur leggere le leggi prima di commentarle. Le assoluzioni le danno soltanto i giudici nei diversi gradi di giudizio», replica a Bersani. «Il provvedimento non prevede né l’immunità né l’impunità, ma la sospensione del processo e dei termini di prescrizione, non del procedimento giudiziario. È rinunciabile e non automatico, perché ci vuole una delibera del Parlamento. Insomma, è più blando del lodo Maccanico».
Ma per il centrosinistra «così si prepara la strada dell’immunità per Berlusconi se andrà al Quirinale», come dice Pancho Pardi dell’Idv. In particolare, preoccupa il fatto che non si sospendano le indagini, ma solo i processi. «In questo modo - dice Silvia della Monica del Pd - anche chi è agli arresti domiciliari o in carcere potrà candidarsi al Colle o a Palazzo Chigi».
Le opposizioni criticano duramente i finiani, per non aver fatto da sponda. Ma la Bongiorno è molto chiara: «La finalità del cosiddetto Lodo Alfano costituzionale è quella di salvaguardare la serenità nello svolgimento delle funzioni da parte delle alte cariche dello Stato che, ovviamente, potrebbe essere compromessa nel caso in cui non venissero sospesi processi per fatti antecedenti all’assunzione della carica».
La Commissione Affari costituzionali, che si riunisce anche oggi, deve esaminare oltre 70 emendamenti e forse farà anche qualche seduta notturna. Il provvedimento dovrebbe passare in Aula i primi di novembre. Lì il Fli dovrebbe presentare qualche emendamento, ma Vizzini assicura che non ci saranno problemi. Come alla Camera dove, garantisce Adolfo Urso, il voto del Fli sarà sempre lo stesso.
Intanto, arriva anche il sì della commissione Giustizia del Senato all’emendamento Vizzini. «È stato colmato un vuoto incomprensibile», dice il relatore e presidente Filippo Berselli.