L'imprendibile killer era uno sbandato

nostro inviato a Saronno

Non ha quasi fatto in tempo ad arrivare in caserma che aveva già confessato: «Si, sono io l'assassino della gioielliera di Saronno». Poi il solito tentativo di giustificarsi: «Non volevo ucciderla, ero entrato per fare una rapina, poi non so cosa sia mi sia successo». Dichiarazione che comunque ben si sposano con la personalità dell'omicida: un mezzo sbandato, qualche lavoretto saltuario, qualche furtarello, ma finora mai nulla di grave, tanto che non era mai finito in galera. Non sembra neppure faccia uso di stupefacenti. Fondamentale per la sua cattura la segnalazione di un cittadino che ha creduto di riconoscerlo nelle immagini diffuse da tv e giornali. Anche se comunque il suo nome era già nell'elenco dei sospettati.
Caso chiuso dunque, è Alex Maggio, 32 anni, l'assassino di Maria Angela Granomelli,62 anni, massacrata di botte nel suo negozio di bigiotteria in centro a Saronno il 3. Un delitto «in diretta» ripreso dalle telecamere del negozio che inquadrano questo strano soggetto entrare alle 16.20 del 3 agosto nel «Dono di Tiffany», maglietta azzurra bermuda a quadretti. Per una mezz'oretta si fa mostrare oggetti di vario tipo, poi l'aggressione. Prima colpisce la donna con un oggetto raccattato dal tavolo, poi calci e pugni, una furia bestiale che non lascia scampo alla donna. L'assassino arraffa qualcosa poi esce dal retro. Il corpo della commerciante viene scoperto verso le 20 dal marito e dai figli, allarmati perché non era ancora rientrata e non rispondeva al telefono.
Le indagini non sono facili, anche se il criminale ha lasciato sul posto impronte nitide e tracce biologiche da cui ricavare agevolmente il Dna. Non ci sono infatti riscontri nella banca dati nazionale. Gli investigatori decidono allora di diffondere alcuni fermo immagine del bandito, ma le prime segnalazioni non portano a nulla.
I carabinieri iniziano a lavorare sui cellulari agganciati sopra il negozio, sfortunatamente a due passi dalla stazione ferroviaria. Sono decine di migliaia. Ma alla fine scremando, escono fuori alcuni nomi. Tra cui quello di Maggio. In passato ha avuto qualche condanna per appropriazione indebita, ma sempre in seguito a denunce. Mai messo piede in una caserma però, per questo mai fotosegnalato. I carabinieri lo cercano ma non è facile trovarlo. Originario di Lecce si è trasferito con i genitori a Caronno Pertusella, sempre in provincia di Varese. Famiglia per bene, una dozzina di anni fa viene preso come ausiliario nei carabinieri per svolgere il servizio militare. Adesso fa vita un po' randagia, ospite di amici, un po' a Caronno un po' a Varese. Non essendo ritenuto pericoloso, non risulta neppure assuntore di droga, i carabinieri ne hanno un po' perso le tracce, fino a quando nei giorni scorsi un amico di famiglia, proprietario della catena di compro-oro «Mirko» mette una taglia di 50mila euro. La notizia fa nuovamente rimbalzare la foto dell'assassino sui media e finalmente un signore di Bollate, in provincia di Milano, bussa ai carabinieri dicendo che assomiglia tanto a un suo vicino. Maggio infatti da tre anni si era trasferito in casa della fidanzata, una donna di qualche anno più grande. I carabinieri stringono i controlli, lo pedinano e mercoledì sera vanno a prenderlo a casa mentre sta guardando Milan-Psv. Alle 22 entra nella caserma di Saronno e dopo pochi minuti ammette tutto. Il confronto delle impronte digitali confermerà poi la confessione. Alle 5.30 una gazzella lo porta in cella a Busto Arsizio.
Il caso è chiuso, resta la querelle della taglia, contro cui si era scagliato il sindaco di Saronno. I titolari della «Mirco Oro» invece non hanno fatto una piega: «Attendiamo di capire se l'intervento del cittadino sia stato determinante, dopo di che i 50mila euro, come promesso, saranno suoi».