L'intervista Luca Caprai

RomaLa crisi sfidata con un'idea semplice e geniale. Prima è stato il braccialetto in macramè, quadrifogli, stelline, chiave e lucchetto, tricolore. Ora è una proposta collettiva, rivolta ai colleghi imprenditori, e a tutti gli italiani che vogliono dare una mano a un Paese in grande difficoltà. Da mister Cruciani un piano per non far precipitare i consumi, anzi, per incentivarli. Con l'innalzamento dell'Iva.
Luca Caprai, che cosa ha in mente?
«La premessa è che in Italia, se non facciamo ripartire i consumi, possiamo solo peggiorare. Qualsiasi ulteriore aumento ora, anche di un punto dell'Iva, diventa molto grave. Se le aziende non fanno la loro parte non possiamo lamentarci, altrimenti l'Italia è finita. Ognuno di noi deve fare un passo nelle proprie possibilità».
Ci spieghi il suo passo.
«Se l'Iva sale al 22 per cento, faremo uno sconto in fattura riportando l'Iva al 20, e facendocene carico noi».
Quindi il consumatore a conti fatti pagherebbe meno di adesso, come prima del precedente aumento dell'Iva?
«E il due per cento perso, un'azienda lo può recuperare in minore investimento in pubblicità, per esempio. Noi che abbiamo la fortuna di essere cresciuti in questi due anni del cento per cento, abbiamo deciso di prendere un po' di risorse che ci arrivano dall'estero e di investirle nel mercato che ci ha fatto vivere tutta la vita. Noi siamo debitori verso il Paese, lo scopo è dare un segnale, senza aspettare sempre che ci sia qualcuno che faccia qualcosa dall'esterno».
Ma le aziende che sono in difficoltà riusciranno a ragionare in questo modo?
«Il 2 per cento in meno non cambia la vita, ma psicologicamente è una mossa importante. È meglio fare uno sconto del due e vendere il trenta per cento in più, piuttosto che non fare lo sconto e non vendere più. Le aziende sono morte non per l'uno per cento in meno di fatturato, ma per il 50».
Se la logica imprenditoriale fosse stata questa, con il passaggio lira-euro, non ci sarebbe stato quello che c'è stato. Pensiamo ai ristoranti.
«Non è mia abitudine andare a criticare settori che non conosco. In linea generale è successa una cosa folle, mille lire sono diventate un euro. Vale anche per i biglietti del tram, per i taxi, gli aerei. In fondo tutti noi abbiamo fatto errori, e abbiamo pensato che avremmo guadagnato di più. Guadagni di più finché non vendi la metà, e poi muori. Adesso una scelta potrebbe essere: se aumenta l'Iva dell'uno, io aumento il listino del cinque. Ecco, penso che questo sia un modo per suicidarsi».
Crede che troverà adesioni alla sua proposta?
«È l'esempio di una piccola azienda, magari altri hanno idee migliori. Non dobbiamo pensare che siano il governo Letta, o Monti, o Berlusconi a risolvere i problemi, se non c'è collaborazione del cittadino, dalla crisi non se ne esce. Facciamo un po' per uno. Se emergesse il sommerso, l'Italia per esempio non avrebbe più problemi. Non possiamo continuare a difendere ciascuno il suo orto. Siamo in un punto di non ritorno e o si cambia la rotta o ci schiantiamo».
Cosa direbbe per convincere altri imprenditori?
«Dico di fare ognuno la propria parte anche per un sano spirito imprenditoriale. Così possiamo ridiventare quel bel Paese che siamo, e più ricco».