L'ITALIA E LA CRISI

«Nonostante le azioni intraprese, i mercati finanziari restano sotto grande pressione, sollevando dubbi sulla stessa sopravvivenza dell'area dell'euro». Questa frase molto forte non si trova in uno dei soliti report delle banche d'affari, ma figura nel rapporto sull'Eurozona del Fondo monetario internazionale. Pur attribuendo ai mercati i dubbi sulla sopravvivenza dell'euro, il Fmi lancia comunque un segnale d'allarme: la situazione europea è ad un «punto critico», i capitali stanno fuggendo dal Sud al Nord Europa, e sono necessarie immediate contromisure. In particolare, è la Banca centrale europea che dovrebbe fare di più per fronteggiare l'escalation della crisi, sia riducendo ancora i tassi d'interesse che varando un programma di «forti acquisti» di debito sovrano dei Paesi euro. Alla Bce, aggiunge il Fmi, potrebbe essere conferito il ruolo di «prestatore di ultima istanza», sul modello della Federal Reserve americana e della Banca d'Inghilterra.
I suggerimenti del Fondo trovano scarsissima attenzione in Germania e negli altri Paesi del Nord Europa. Alla Camera, il neo ministro dell'Economia Vittorio Grilli lo dice apertamente: «Come dimostrano le perduranti instabilità dei mercati, le risposte fornite non sono ancora soddisfacenti. È indispensabile che gli Stati dell'area euro dimostrino la chiara volontà di affrontare la crisi con unità d'intenti». Ancora ieri la cancelliera Angela Merkel ha detto di non essere certa che il progetto europeo funzionerà. Il rinvio a settembre della pronuncia della Corte costituzionale tedesca sullo «scudo anti-spread» espone i Paesi a rischio dell'Eurozona, in particolare Spagna e Italia, ad un agosto denso di incognite. Grilli tuttavia esclude che la mancata partenza a luglio dell'Esm (European Stability Mechanism) rappresenti un «motivo d'allarme» per il nostro Paese.
L'Italia insiste per la rapida ratifica dello «scudo», perchè all'attuale fondo «salva Stati» restano non più di 150 miliardi di euro di munizioni, mentre il nuovo Esm dispone di un capitale totale di 700 miliardi, con 80 miliardi di capitale versato. Il nostro Paese è il terzo contributore, con un esborso di 14,33 miliardi da versare in tre tranche: 5,773 miliardi quest'anno e nel 2013, 2,87 miliardi nel 2014. Senza dimenticare che il contributo italiano al salvataggio della Grecia comporta un aumento del debito pubblico pari a 45 miliardi di euro. A questa cifra dovrà essere aggiunta la quota per il salvataggio delle banche spagnole, calcolabile in circa 6 miliardi di euro.
Nonostante questo fardello e l'impatto pesantissimo dello spread sulla spesa per interessi, il ministro dell'Economia nega che sia alle viste una nuova manovra. «Andiamo avanti sulla nostra strada, così come l'abbiamo definita», afferma. Ma è evidente che si tratta di una strada piena di pericoli. Il Fondo monetario ci chiede di agire con più determinazione sulla spesa pubblica, per poter poi ridurre le tasse e favorire la crescita. E ci suggerisce di creare una sorta di «cuscinetto fiscale», raggiungendo ogni anno un surplus di bilancio pari all'1% del pil. É evidente che intorno all'Italia e alla Spagna si sta stringendo una sorta di nodo scorsoio. Niente aiuti senza controlli, avverte la Merkel. Secondo alcuni osservatori, potrebbero presto calare a Roma i man in black del Fondo monetario, della Bce e della Commissione europea. Scrive Oscar Giannino su Tempi: «All'Italia verrebbe destinato un fondo di redenzione del debito, al quale conferire ogni anno, per un decennio, una decina di punti di pil di gettito fiscale ed una patrimoniale a carico di tutti gli italiani che dispongano di un patrimonio superiore ai 250 mila euro, casa inclusa».
Per sventare simili ipotesi terrificanti, il governo accelera sull'approvazione parlamentare della spending review e del decreto sulle dismissioni di patrimonio pubblico. I due provvedimenti, annuncia il presidente del Senato Renato Schifani, saranno accorpati in un maxi-emendamento su cui, quasi certamente, si voterà la fiducia a metà della prossima settimana. Monti vuole convincere i partner europei della determinazione italiana nell'affrontare la difficile situazione. Ancora più difficile sarà convincere i mercati: dopo l'allarme del Fmi, ieri lo spread Btp-Bund è risalito intorno a 487 punti base, mentre la Borsa di Milano ha concluso in positivo (+0,43%).