Londra, polizia sotto accusa: ignora le violenze domestiche

Solo 8 distretti su 43 rispondono alle denunce, critiche dal governo. Le forze dell'ordine si difendono: "Troppi tagli»"

Londra - La violenza domestica trattata come un reato di serie B. La polizia britannica fa autocritica e nell'ultimo rapporto dell'ispettorato per l'Inghilterra e Galles ammette le sue colpe. E non si tratta di buone notizie. Sebbene infatti i crimini domestici costituiscano l'8% del totale, nonostante i 269.700 abusi dell'ultimo anno, la violenza che si nasconde dietro una porta chiusa è stata spesso trattata con grande superficialità e inefficienza. Ad essere sotto accusa sono soprattutto i distretti di Great Manchester, Bedfordshire, Cambridgeshire e Gloucestershire, ma è anche un diffuso atteggiamento generale a venir messo in discussione. Nella relazione, estremamente critica, si afferma infatti che gli agenti devono finalmente riconoscere che questo tipo di crimine non è un reato minore, da trattare con benevolenza.

Ogni anno le vittime di violenze domestica, nella maggioranza donne e bambini, sono circa 58mila e il numero è in aumento. Occorre quindi destinare forze nuove e più preparate, pronte ad affrontare casi complessi e delicati che richiedono qualche capacità in più rispetto a quelle che servono per combattere il taccheggio urbano. Secondo l'Ispettorato soltanto otto dei 43 dipartimenti esaminati rispondono adeguatamente alle denunce e in generale le vittime non sono affatto sicure di come verranno trattate dagli agenti. Un terzo dei dipartimenti non possiede un sistema che valuti la priorità delle chiamate, né è in grado di preparare gli agenti a fornire delle risposte efficaci. Spesso le vittime hanno raccontato di non essere state prese sul serio ma anzi, di essersi sentite giudicate da agenti che in molti casi non hanno saputo stabilire alcun rapporto di empatia o comprensione. In tre rapporti su dieci risultano mancanti informazioni estremamente importanti come la documentazione fotografica e gli arresti vengono effettuati soltanto nel 45% dei casi. Immediata la reazione del ministro degli Interni Theresa May che ha definito «deprimente e profondamente preoccupante» la lettura del rapporto.

«Sto formando un nuovo osservatorio nazionale che io stessa presiederò - ha dichiarato ieri - e mi aspetto che la polizia reagisca a questa relazione cambiando radicalmente la sua risposta ai crimini domestici». «Questo genere di reati costituiscono una sfida importante per le forze di polizia - si è difesa il vice capo dell'Ispettorato Louisa Rolfe - e si tratta di una sfida complessa, difficile, di certo non qualcosa che è possibile affrontare da soli». E la polizia oggi si sente sola. Tutti i dipartimenti sono stati sottoposti ad una pesante dieta dimagrante, i tagli hanno assottigliato le file. In alcuni distretti c'è un solo agente destinato ad occuparsi della violenza domestica e ovviamente non è abbastanza. Secondo il ministro ombra laburista Yvette Cooper la responsabilità di una simile situazione è anche del governo che finora non ha fatto nulla per risolvere il problema. «Abbiamo assistito ad una diminuzione del 13% dei processi per abusi in famiglia - ha spiegato - sebbene i rapporti della polizia siano aumentati. Ci sono stati dei casi segnalati direttamente al ministero degli Interni per i quali non è stato mai fatto alcunché. Per questo ritengo che anche le risposte promesse dalla May non si riveleranno adeguate alla gravità delle circostanze».

Secondo l'organizzazione Refuge che da anni si occupa del problema, la mancata risposta della polizia è soltanto «la punta dell'iceberg». «All'associazione sappiamo bene che troppe vittime, donne e bambini, si sono sentiti completamente abbandonati dalle istituzioni che li dovevano proteggere e difendere» - ha spiegato la portavoce del gruppo Sandra Horley - per questo chiediamo al governo di aprire un'inchiesta pubblica sulla risposta che viene offerta per questi crimini da tutte le Agenzie di Stato del Paese».