L'ultima farsa del Pd: far cadere la Polverini con una raccolta firme

RomaIl Pd vuole spingere Renata Polverini a gettare la spugna. E per riuscirci è disposto ad abbandonare il consiglio regionale del Lazio. Nel giorno in cui il senatore democratico Lucio D'Ubaldo chiede un mea culpa anche al proprio partito («azzeri incarichi e responsabilità negli organi dirigenti locali») il segretario regionale del partito Enrico Gasbarra si getta come un cane rabbioso sui polpacci della presidente appena ringalluzzita dal via libera alla piccola spending review alla Pisana: «C'è bisogno di un elettroshock - dice Gasbarra -. Il Pd metterà in campo tutte le azioni più concrete per tornare immediatamente al voto, dando sostegno alla mozione di sfiducia presentata dagli eletti in consiglio regionale affinché diventi una mozione popolare di sfiducia e di scioglimento dell'assemblea».
E alle parole di Gasbarra, che non a caso è dato come probabile candidato del centrosinistra alla Pisana in caso di nuove elezioni, il capogruppo in consiglio regionale Esterino Montino risponde più realista del re: «Abbiamo avviato la raccolta di firme per le dimissioni dei consiglieri regionali del Pd. Spero che l'iniziativa venga accolta anche da tutti i consiglieri di opposizione, da tutti coloro che non sopportano più di assistere inermi alla deriva della Regione Lazio». Un iperattivismo che suscita l'ironia del capogruppo della Destra Francesco Storace: «Ma il Pd in Regione ha spiegato al suo segretario regionale che cos'è successo? O pensano che il fatto di militare nel partito di Penati o sostenere la giunta di Vendola li autorizzi a recitare parti assolutamente ridicole?». E i sospetti dell'assessore al Bilancio Stefano Cetica: «Il Pd del Lazio sembra in preda a una crisi di nervi o a una resa dei conti interna dalle conseguenze imprevedibili».
Da parte sua la presidente sembra impermeabile alle manovre del centrosinistra. In un sabato di visite istituzionali che deve esserle sembrato una vacanza rispetto alle tensioni di Palazzo degli ultimi giorni («la settimana che abbiamo vissuto è stata la più brutta della storia di questa Regione»), spiega perché ha deciso di andare avanti («oltre al sostegno della mia maggioranza tante persone mi hanno detto di continuare») e spera di «tornare piano piano alla normalità. Da oggi dobbiamo rialzare la testa per tornare a rioccuparci dei problemi della gente». E poi una precisazione economica: «Quello che sta nella mia dichiarazione dei redditi è quello che percepisco. Non c'è nient'altro, è tutto lì».
I magistrati della Procura di Roma che hanno messo sotto inchiesta Fiorito con l'accusa di peculato, intanto, lavorano sulle carte consegnate dall'ex capogruppo il giorno dell'interrogatorio per approfondire i criteri di assegnazione dei fondi regionali. E ora l'inchiesta potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo, quello delle consulenze esterne. Accanto ai bonifici di Fiorito a se stesso, infatti, nella lista movimenti del conto corrente Unicredit del Pdl alla Pisana compaiono una sfilza di bonifici sospetti per pagare ogni mese «compensi di collaborazione». Importi generalmente non elevati, intorno ai mille euro, ma che talvolta schizzano fino a toccare gli 8.380 euro al mese, come dimostra un bonifico del marzo 2011. Ad agosto l'importo bonificato per un'altra consulenza di un mese è addirittura di 21.804 euro. Tutto regolare? Oppure potrebbe essere un escamotage per giustificare l'uscita di denaro dalle casse del Pdl? Certamente, se verrà dimostrato che i consiglieri hanno utilizzato i soldi del partito senza reali giustificazioni, la Corte dei Conti presenterà loro un conto salato, mentre per la Procura potrebbe essere più difficile dimostrare eventuali responsabilità penali poiché la presidenza del consiglio regionale può approvare variazioni di bilancio senza che la legge preveda poi una revisione contabile delle spese.