L'ultimo divieto dei giudici: niente Bruxelles

Niente vertice Ppe per Silvio Berlusconi. L'ultimo schiaffo della magistratura al Cav è il «no» al nulla osta per partecipare all'incontro del Partito popolare europeo, in programma oggi al castello di Bouchout, vicino Bruxelles. Berlusconi dovrà suo malgrado declinare l'invito del presidente dei popolari Joseph Daul, perché i magistrati dell'esecuzione della procura milanese hanno negato al leader di Forza Italia il rilascio del passaporto, revocato ad agosto dopo la condanna in Cassazione. Insomma, Berlusconi non può espatriare, e alle toghe non è bastata l'argomentazione dei legali del Cavaliere, che avevano sottolineato come il vertice fosse in programma in Belgio, ossia nei confini dell'Unione europea, dunque nell'area Schengen di libera circolazione di beni e persone. Secondo i magistrati, infatti, l'accordo ha abolito i controlli alle frontiere, ma non l'obbligo di essere in possesso di un documento valido per l'espatrio. Ed è proprio questo documento che la procura milanese ha voluto negare a Berlusconi, sostenendo che l'istanza di nulla osta va respinta perché in contrasto con una legge di 46 anni fa, la 1185 del 1967, che disciplina le norme sui passaporti. Così anche l'unica strada rimasta a Berlusconi - opporsi al diniego con un incidente di esecuzione - è di fatto impraticabile per una questione di tempi, poiché il vertice del Ppe è in programma oggi.

La decisione dei magistrati lombardi «forza oltre ogni limite la sentenza di condanna», commenta la parlamentare di Fi Mariastella Gelmini, che legge l'atto come l'ennesimo «accanimento» contro il Cav, «al quale si ritiene di dover negare ogni agibilità politica e civile». L'ex ministro ricorda ancora come il «no» della magistratura al viaggio belga di Berlusconi «come conseguenza del ritiro del passaporto» significa «non riconoscere quello spazio comune europeo come previsto dall'accordo di Schengen». Tantomeno, prosegue Gelmini, «i magistrati possono invocare il pericolo di fuga, intenzione fermamente esclusa da Berlusconi e incompatibile con la sua determinazione a continuare la battaglia politica in Italia».

Di «giudici senza vergogna» e «giustizia forcaiola» parla il senatore siciliano di Forza Italia Vincenzo Gibiino, e la deputata Sandra Savino fa un parallelo tra l'espatrio negato a Berlusconi e il permesso premio concesso al serial killer che ne ha approfittato per evadere. Il vicecapogruppo vicario al Senato, Anna Maria Bernini, dà invece una lettura «in positivo» dell'ultimo «accanimento» contro Berlusconi, finalizzato a «ostacolarne l'agibilità politica». E pur chiedendo a Napolitano «di garantire per quanto è nelle sue prerogative la rappresentanza politica di oltre 9 milioni di elettori», l'esponente di Fi ricorda come «questo accanimento ha prodotto sempre e solo più affetto e più voti per Berlusconi, cosa che a maggior ragione succederà anche nelle prossime settimane». Giancarlo Galan e Sandro Bondi, infine, si rivolgono ad Alfano, invitandolo a disertare a sua volta il vertice «per la sua storia di uomo e politico». «Se partecipasse - chiude Galan - sarebbe la prova del suo percorso di collaborazionismo».

Commenti

pupism

Gio, 19/12/2013 - 08:36

Figurati se Il Traditore rinuncerebbe ad una vetrina europea presentandosi come leader di un nuovo partito!!!!Speriamo solo che il popolo faccia giustizia come fatto con Fini & Co.

marco46

Gio, 19/12/2013 - 12:47

Non hanno capito che più martoriano Silvio Berlusconi e più si rafforza politicamente. In Italia e molto più sicuro mollare delinquenti ladri e assassini dalle carceri che dare un permesso per partecipare a una riunione politica. In un paese come il nostro con i confini colabrodo chiunque decidesse di fuggire lo farebbe dalla sera alla mattina.