Avviso al nuovo esecutivo: ecco come abbattere il debito

La rielezione di Napolitano è il primo passo per recuperare la stabilità politica. Il patto di larghe intese dovrà partire da un massiccio piano di dismissioni

Sede di Equitalia

L'Italia è in recessione come tutta l'Europa. Ma la recessione italiana è più profonda. Nulla che non fosse ampiamente previsto, dal momento che il risanamento dei conti pubblici è stato condotto nel quadro di una politica europea di tipo pro-ciclico (che accentua l'andamento, in questo caso già negativo, dell'economia), nell'illusione che la stabilizzazione finanziaria e fiscale fosse conseguibile all'interno di una politica fortemente deflattiva (secondo cui più tagli e più rigore mettono le cose a posto, ma abbiamo visto che non è così). Questa politica non sta mostrando alcun successo di breve periodo ed è errato pensare di scambiare gli effetti di medio lungo termine con una catastrofe di breve periodo. Ma questa politica ha un'alternativa?

Sappiamo tutti che accanto al debito pubblico che determina la principale vulnerabilità italiana, il nostro Paese può avere oggi un asset importante: è la sua riconquistata (con la rielezione di Napolitano) possibilità di recuperare una stabilità politica, che potrebbe determinarsi se in Parlamento si formasse una maggioranza forte, a sostegno di una politica di risanamento e crescita. Il metodo di lavoro da adottare è quello della grande coalizione, che sia capace nella governance, ma anche sensibile all'ascolto delle parti sociali e delle domande che vengono dal territorio.

Da qui il prossimo governo italiano deve partire per contribuire, incidendovi con determinazione, all'aggiornamento della politica economica e di bilancio europea, nonché della politica monetaria dell'Ue. È quindi necessario che alla disciplina di bilancio finora adottata senza se e senza ma, si accompagni una politica di crescita e di investimenti finalizzati allo sviluppo. Sviluppo che riguardi le imprese e l'occupazione, allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra Paesi europei.

Il sostegno a tale politica può derivare dall'emissione di specifici strumenti fiscali a livello europeo: Project bond, Eurobond e Stability bond. Nonché dal completamento delle 4 unioni più volte auspicate: bancaria, economica, di bilancio e politica. Solo così si può riuscire a frenare in Europa l'ampliarsi del gap tra Paesi del Nord e quelli del Sud, che è oggi effetto dei rischi di dissolvimento dell'unione monetaria.

È, inoltre, indispensabile avviare una discussione, anche prevedendo una modifica dei Trattati sul ruolo della Bce per dotarla di poteri paragonabili a quelli delle maggiori banche centrali mondiali.

L'azione di sostegno alla liquidità condotta dalla Bce negli anni della crisi è stata necessaria e fondamentale, ma ha avuto compiti limitati e temporanei. Rimane il problema di attribuirle il ruolo di prestatore di ultima istanza. Un ruolo la cui efficacia risiede nella credibilità della garanzia.

A livello nazionale si rende necessario un intervento straordinario di aggressione al debito pubblico. Un piano di dismissioni diretto ad alimentare un fondo per la riduzione del debito, insieme ad altre operazioni finanziarie straordinarie dirette a accelerarne gli effetti, richiede misure immediate e tempi certi. Con l'attacco al debito si dovrebbe arrivare in 5 anni sotto il 100% del Pil, anticipando di fatto il fiscal compact grazie al combinato disposto di alienazione del patrimonio pubblico, avanzi primari significativi (ma sopportabili) e finalmente tassi di crescita reali tra l'1 e il 2%.

L'obiettivo è quello di aumentare l'efficienza, la produttività e la competitività dell'economia italiana; ridurre il peso dello Stato; liberare risorse oggi patologicamente impiegate per il servizio del debito. Vendita del patrimonio pubblico immobiliare, al centro come in periferia, liberalizzazioni e privatizzazioni delle public utilities, riduzione del peso delle industrie pubbliche, sdemanializzazione nel territorio, emersione del sommerso, per trasformare il capitale morto, come direbbe l'economista peruviano Hernando De Soto, in capitale vivo. Il tutto per avere lo spazio necessario e sufficiente per ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese, innescando così il circuito virtuoso meno debito-meno tasse-più crescita. Crescita che potrebbe arrivare nella seconda metà del 2013.

Qui entra in gioco l'asset politico di un governo di grande coalizione. Esso ha il pieno sostegno del Parlamento per mettere in discussione da posizioni non deboli la politica europea di austerity che si è dimostrata fallimentare, come previsto dalla maggioranza degli economisti ed anche degli organismi internazionali.

Ciò che si chiede all'Ue è una correzione contemporanea sia della sua politica economica di bilancio sia della sua governance monetaria. Questa politica europea non è un dato esogeno, ma è un dato sul quale il prossimo governo italiano è chiamato a incidere profondamente come parte del proprio mandato, giovandosi sia dell'appoggio parlamentare sia delle politiche di aggiustamento interno che pongono l'Italia in una situazione prospettica di maggiore stabilità di altri Paesi.

Ma l'attacco al debito pubblico, da solo, non basta: per scongiurare l'incertezza e l'ingovernabilità e per avere un'Italia credibile occorre una verticalizzazione delle istituzioni, che preveda l'elezione diretta del presidente della Repubblica e assicuri una guida stabile e democraticamente legittimata alla politica italiana. Attacco al debito e presidenzialismo: due facce della stessa medaglia. Un doppio segnale fortissimo.

Un presidente eletto dai cittadini ha il potere e la legittimazione di sanzionare chi, nel Parlamento, lavora per creare instabilità e trarne vantaggi politici. Un presidente eletto ha la legittimazione politica di sciogliere le camere e costringere chi ordisce imboscate a darne conto agli elettori. Un presidente eletto ha la legittimazione politica per progettare il futuro. Un presidente eletto è garante della maggiore stabilità e continuità politica e garantisce che il mandato elettorale non sia tradito. Nei momenti di crisi, come quello che viviamo, il presidente della Repubblica non è più solo un notaio, ma il garante della continuità istituzionale e della stabilità dell'indirizzo politico-democratico.

L'operazione nel suo complesso ha in sé tutta la forza, tutta l'etica, di una vera rivoluzione: si avvia finalmente un meccanismo positivo di modernizzazione del Paese che ci consente di essere europei a 360 gradi e che i mercati non potrebbero non apprezzare. Un grande, decisivo investimento collettivo nel senso di dare certezze, agli italiani innanzitutto, ai nostri severi partner europei, ai mercati, per tirare fuori il paese dalla crisi, dal pessimismo, dall'autolesionismo, dai suoi errori e dalle sue strutturali inefficienze: debito e cattiva politica. Una grande occasione non solo per l'Italia, ma anche per tutte quelle forze politiche e sociali che se ne faranno interpreti.

Commenti

griso59

Lun, 22/04/2013 - 09:20

Scrivo da votante PDL che non e' assolutamente d'accordo che si gioisca perche ' e' stato rieletto Napolitano. Io non dimentico che il governo Monti (sciagura per l'Italia) e' stato voluto da Napolitano. L'appoggio al governo Monti del PDL ha fatto rischiare il mio voto e solo gli ultimi mesi di stacco del PDL da Monti mi hanno convinto a rivotare PDL. Ma ora gioire perche' ritorna colui che Monti l'ha messo e lo ha nominato Senatore a vita proprio non mi trova d'accordo.

vince50

Lun, 22/04/2013 - 10:23

Esimio sig.Renato Brunetta,mi permetto di farle i più vivi e sinceri complimenti per quanto riguarda il suo ottimismo(se di questo si tratta).Anche se devo dire che per risanare l'Italia servirebbe ben altro.

paolonardi

Lun, 22/04/2013 - 12:07

Friso ha, in parte ragione, ma ora c'è da affrontare un grave problema: la recessione. L'articolo suggerisce alcune soluzioni che sarebbero percorribili se non vi fossero una serie di ostacoli nelle rendite di posizioni corporative che hanno impedito qualsiasi modifica dello status quo da sempre proposte dal PDL e mai andate in porto, vero Casini, vero Fini? C'è poi un partito comunista camuffato che in un paese democratico non avrebbe ragione d'esistere e un sindacato per cui un secolo di storia e' passato invano per non parlare di una magistratura alla quale e' stato regalato un potere che non le compete. Occorre una riforma liberale che abolisca i nullafacenti e una burocrazia che consente di lavorare sul nulla.

handy13

Lun, 22/04/2013 - 12:38

...ogni volta si parla di dismissioni,...c'è sempre quel politico che dice calma,..che NON si può svendere....bene, se NON ce ne freghiamo di questi gufi NON si fa mai niente...

ugsirio

Lun, 22/04/2013 - 13:08

Napolitano ha fatto tanti errori, ma chi non ne ha fatti compresi PDL e Lega che litigavano sia al loro interno che fra loro, su quali spese inutili e squilibrate tagliare, a livello regionale o settoriale, finendo per operare ridimensionamenti proporzionali che hanno danneggiato i settori virtuosi e favorito quelli spreconi. Tutto ciò ha creato un immobilismo economico che ha consentito a A. Merkel di speculare sui nostri BTP facendo aumentare lo spread guadagnando una gran quantità di capitali, a nostre spese, che le hanno permesso di aiutare la sua economia. Le è stato facile perché eravamo e siamo ricattabili grazie al debito pubblico che politici e sindacati hanno fatto aumentare a dismisura dagli inizi degli anni 80 e che i governi successivi non sono riusciti a ridimensionare anzi hanno contribuito ad aumentare. Comunque lei ha fatto gli interessi della Germania, siamo noi che non siamo capaci di fare i nostri. Tutto ciò deve finire e il PDL questa volta deve riuscirci perché un ulteriore fallimento ci getterà nelle miseria più nera da cui non ne usciremo più. Il PDR non può dare l’incarico a una cariatide squalificata e in putrefazione come “amato” gli italiani NON LO VOGLIONO. Una volta tanto non pensi a salvare il suo PD, tanto le due anime, comunista e socialdemocratica, non potranno continuare a convivere assieme per molto tempo, pena le figuracce che hanno fatto in questo inizio d’anno. Dia l’incarico a Enrico Letta e si crei un ticket con Alfano e vediamo se i quarantenni sono capaci o no di affrontare i problemi del paese. Se non lo fa o non trova un’altra soluzione utile al paese e si fa fermare da Rosi Bindi e da altri quaquaraqua della vecchia guardia PD allora la sua rielezione non

Ritratto di Reinhard

Reinhard

Lun, 22/04/2013 - 13:25

Brunetta ma sei fuori di testa? Ma se volevate vendere il patrimonio pubblico allora potevate votare Prrrodi come presidente della repubblica, lui è espertissimo in materia. E poi a che serve vendere il patrimonio pubblico? In Grecia si sono venduti pure le mutande e stanno messi peggio di prima (perché sono calate le entrate). Infine ricordo che in un anno "il credibile" ha portato il rapporto debito/pil dal 120% al 130%. Noi portiamo il rapporto debito/pil al 100% e dopo tre anni siamo al punto di partenza? Ma perché non dismettete l'€uro?

precisino54

Lun, 22/04/2013 - 14:08

C'è poco da dire, quando si parla seriamente di cose serie, la prima cosa da mettere all'ordine del giorno è la stabilità politica, ed un governo forte, sia nei numeri ma anche e soprattutto nella capacità di prendere provvedimenti seri. Nonostante quanto disse anni fa lo spocchioso skipper del salento, Brunetta è persona seria che va al nocciolo della questione senza giri di parole, oltre ad aver avuto il merito di dire chiaramente, in campagna elettorale dei guasti fatti dal sobrio bocconiano. Sarà pure "tascabile", ma certamente la sua statura fisica non ha nulla a che spartire con la sua preparazione. È oltretutto nota la sua provenienza da ambienti non di certo di riferimento, per cui è lì per i suoi meriti ed il suo impegno, avendo sperimentato in prima persona le difficoltà del mondo lavorativo.