Manifesto degli ex mariti: "Trattati come delinquenti"

Nelle separazioni, la giustizia tutela comunque la donna ma l'uomo perde ogni diritto. La soluzione ignorata: i patti prematrimoniali

In Italia si tende a trasformare qualsiasi problema in «allarme». C'è solo un allarme che non viene riconosciuto come problema: il destino della gran maggioranza degli uomini separati. Un esercito di quattro milioni di persone, ottocentomila dei quali già collocati al di sotto della soglia di povertà; un esercito destinato a crescere, se è vero che il numero delle separazioni disegna una curva costante di crescita anno dopo anno.

Nulla ci vieta di immaginare che tra qualche anno arriveremo a otto o dieci milioni di individui, che ogni tanto vengono presi in considerazione con un bonario patetismo ma ai quali finora non è stata offerta – se non in rare eccezioni – risposta alcuna al dramma che molti, troppi di loro consumano in vite trasformate nell'apoteosi nera della precarietà. Lasciamo stare i casi estremi, come le bestie che abusano o uccidono le loro donne e che, giustamente, divengono oggetto di misure repressive crescenti e di pari attenzione mediatica. No, stiamo parlando di uomini che si separano dalle loro ex-dolci-metà semplicemente perché è finito l'amore, perché un rapporto è chiuso, perché si è consumata quella fiamma che ha dato a marito e moglie l'energia per sposarsi e metter su famiglia. Gente normale, insomma. Ecco, questa gente normale, questi uomini, devono affrontare e provare a superare una sequenza di due prove durissime. In primo luogo, in virtù di una legislazione sulle separazioni che – a parte i piccoli maquillage normativi degli ultimi anni – è clamorosamente sbilanciata a favore della donna e applicata con ulteriori sbilanciamenti, si tratta di persone che in un battibaleno perdono casa, affetti, patrimonio, sicurezze, e si ritrovano a dover gestire la loro nuova vita in una dimensione per cui la libertà diventa un fantasma da combattere con quattro spiccioli in tasca e non una nuova opportunità. Un uomo separato, per esempio, viene mandato via di casa come un reprobo, viene privato degli elementi essenziali di un'esistenza decorosa senza che abbia commesso reato alcuno: non picchiava la moglie, non si è giocato l'appartamento in una bisca. Niente, nulla di tutto questo.
Ma nel nostro immaginario sociale ancora sopravvive l'idea – e qui scatta una terribile inversione del concetto di pari opportunità – che, quando un rapporto finisce, è quasi sempre l'uomo il colpevole e, dunque, è lui che deve pagare, è lui che deve sobbarcarsi i costi del fallimento di una coppia. È lui, insomma, che deve tenere botta. La donna, in questo caso, è superprotetta. Ciascuno di noi, senza scendere nel melodramma, conosce decine di storie di brava gente, che magari ha dei lavori anche ben retribuiti, ma che viene costretta ad accomodarsi in bugigattoli, dormire sul divano degli amici o, quando è possibile, tornare a casa dei genitori perché non ha la possibilità di prendersi un'abitazione decente, e poco importa se la normativa prevede la necessità che anche i padri debbano offrire ai figli una sistemazione adeguata.

L'ironia amara di queste cose vuole che gli unici uomini autorizzati a separarsi sono i ricchi, gli evasori fiscali e i poveri; il resto, la gente onesta, i lavoratori dipendenti, vanno incontro a uno schianto il cui dolore, per essere compreso, deve per forza venir vissuto. E arriviamo al secondo punto: nonostante la retorica politichese, l'uomo separato viene saltuariamente preso in considerazione solo in quanto «padre», ma mai in quanto uomo di trenta, quaranta o cinquant'anni a cui viene tolto tutto, compresa la possibilità di ricrearsi un'esistenza dignitosa. Ai separati, per dire, non viene riconosciuta la «dignità» di sfrattati, e nemmeno la possibilità di detrarre i costi dell'affitto. Niente, nulla, tranne qualche intervento spot per i più sfortunati. È possibile che questa situazione prosegua ancora per molto tempo? Non credo, al netto delle cronache di quotidiana disperazione che però fanno poca audience.
Eppure, in tempi di famiglie scoppiate, allargate e allargatissime, la soluzione ci sarebbe: i famosi «patti prematrimoniali» che in Italia sono ancora carta straccia. Si bloccherebbe l'«industria delle separazioni», che fattura miliardi di euro all'anno. Si darebbe certezza a milioni di persone. Si realizzerebbero davvero le pari opportunità. Siglando, è questa la speranza, un patto tra uomini e donne – soprattutto chi ha dei figli, frutto di un amore che non può essere gettato nel cestino delle sentenze… - ispirato a una nuova grammatica degli affetti.

Se la politica tiene davvero a risolvere urgenze che si colorano di drammi diffusi, ebbene, forse è arrivato il momento che si faccia qualcosa di serio. E per davvero.

Commenti
Ritratto di Carlo_Rovelli

Carlo_Rovelli

Gio, 27/03/2014 - 10:32

Il contratto pre-matrimoniale e' di regola in molti paesi d'oltralpe. Qui no, questo e' ancora lo stato pontificio e la Chiesa domina sovrana in queste e tante altre faccende degli Italiani.

Ritratto di Carlo_Rovelli

Carlo_Rovelli

Gio, 27/03/2014 - 10:44

Aggiungo che chi piu' ci guadagna da questa legislazione assurda a "favore" della donna sono gli avvocati "matrimonialisti" (leggi, distruggi-famiglie). Questi soffiano sul fuoco, trasformano incomprensione in annosa battaglia legale, inventano assurde accuse nei confronti del marito. Il tutto per guadagnarci sopra e sulla pelle dei figli della coppia. Non rivolgetevi MAI ad un avvocato, siate voi moglie o marito in separazione. Infatti, eliminiamo l'intervento dell'avvocato visto che esistono i consultori.

lettore1

Gio, 27/03/2014 - 22:07

Un ottimo articolo che descrive esattamente la situazione dei separati.E' strano che,visto il numero cosi' elevato di queste persone,private di qualsiasi tutela rispetto alla donna,non ci sia una una spinta alla politica a far cambiare questa situazione per gli uomini separati.Uomini che sono destinati ad essere indigenti o poveri,cosi' come descritto nell'articolo.Non rivolgersi agli avvocati potrebbe essere una scelta giusta e meno onerosa ma se qualcuno della coppia(in genere e' la donna)decide con il consiglio del suo avvocato,di andare in tribunale...sicuri che non c'e'modo do fare accordi.Non parliamo della mediazione legale che tira via altri soldi inutilmente.Purtroppo per l'uomo,forse e' venuto il momento di invocare peri diritti con le donne!

jaaaar

Ven, 28/03/2014 - 15:22

Nei casi peggiori associazioni a delinquere di avvocate femministe ed abusologi organizzano calunnie per privare i bambini dei loro papà. Mia figlia è stata rapita 7 anni fa, solo ora la magistratura ha levato la potestà genitoriale alla madre criminale chiedendone il rinvio a giudizio per maltrattamento. Ma ancora nessuno ha fatto niente per proteggere mia figlia, politici di IDV hanno fanno di tutto per impedirlo. Una affermazione che potrà non piacere ma che è vera, letteralmente vera: l'unico modo di proteggere un bambino da una madre abusante è farsi giustizia da soli, perché la magistratura sistematicamente discrimina contro gli uomini ed i papà e se ne frega di proteggere i bambini