Le manovre della sinistra per dare la spallata a Cota

L' hanno preso per le mutande. Verdi, va da sé. Uno scontrino malandrino da 40 euro. Ci hanno ricamato su e ora lo scandalo delle ricevute facili rischia di travolgere il governatore Roberto Cota. Il Piemonte è in subbuglio, la sinistra renziana, nelle sue varianti più o meno illuminate, i Chiamparino e i Farinetti, pregusta la dissoluzione della giunta di centrodestra che a sorpresa nel 2010 aveva espugnato sul filo di lana il fortino rosso. Il tempo delle eccezioni verdi potrebbe finire a breve. È facile coltivare il pregiudizio e soffiare sull'indignazione, ma qualche numero aiuta a capire. Forse. Cota, sommerso dal diluvio, deve rispondere in realtà di spese «pazze» per 25.400 euro. Attenzione: spalmate nell'arco di tre annualità, da maggio 2010 a settembre 2012. Per carità, anche un euro sottratto al contribuente grida vendetta, ma siamo lontanissimi dai milioni di euro di cui si è parlato in questi mesi, per i Fiorito & company ingrassati fra Suv, teste di maiali, yacht, ville abusive. Con Lusi, che era tesoriere di un partito che non c'è più, la Margherita, parliamo di 22 milioni di euro. A Cota si contesta l'hamburger mangiato col poliziotto. O le mutande, in realtà un costume, comprate in America, dove era andato, a quanto si sa, a sue spese e dove, sempre a sue spese, si era pagato un corso di inglese.
Gli articoli di giornale che da giorni tambureggiano una musica di morte trasmettono inevitabilmente l'idea di sprechi colossali e lussi sibaritici. Ma qui non c'è l'amante con cui scappare nel solito relais a 5 stelle, c'è semmai un Cota ubiquo come e più di Padre Pio che mangerebbe cinque volte lo stesso giorno, alla stessa ora, in cinque posti diversi. La difesa fa balenare l'idea che si sia trattato più banalmente di un unico evento dove Cota o chi per lui ha saldato anche per un poker di collaboratori. Forse agenti. Era giusto? Era scorretto? Si è violata la legge? Valuteremo.
Ma se questa è la verità, non erano cinque amichette e cinque amiconi con cui brindare a ostriche e champagne. Forse gli accigliati consiglieri del Pd, che hanno inaugurato il nuovo istituto delle dimissioni in differita - da eseguire presumibilmente in marzo - dovrebbero dare i numeri, quelli veri della gestione Cota e di quella Bresso, insomma la precedente, targata centrosinistra. A spanne lo stipendio della «zarina» viaggiava sui dodicimila euro al mese, quello di Cota, da lui stesso amputato come un braccio, si ferma intorno ai settemila. Tanti? Troppi? Comunque, cinquemila di meno. Ma c'è un dato che dovrebbe avere un valore politico e finisce invece sotto il tappeto degli scontrini: le spese di rappresentanza del governatore Bresso si sono fermate l'ultimo anno sull'asticella dei 110 mila euro. Cota nel 2013 è sceso a 35 mila euro. I conti sono presto fatti, anche se l'aritmetica giudiziaria ha altri parametri: pure sommando i 25mila euro «fuori controllo» ai 35mila ufficiali si raggiunge un totale di circa 60 mila, appena sopra la metà di quanto la presidente consumava in buffet, banchetti e brindisi. Non sappiamo quale strada prenderà Cota per difendersi, ma certo, se avesse voluto, avrebbe potuto mimetizzare con un po' di magheggi qualche migliaio di euro in quel calderone. Forse si sarebbe risparmiato la gogna.
Le spese del Consiglio sono scese con Cota da 80 a 50 milioni l'anno. Un taglio secco del bilancio di trenta milioni. Anche se non sufficiente a preservarlo dallo scandalo. Insomma, la spending review, doverosa, è in atto e le forbici tagliano anche se oggi interessano più gli spiccioli avvelenati di Cota. Nessuno, nel rullare di pezzi, che ricordi la parcella versata dalla giunta Bresso all'archistar Massimiliano Fuksas per la progettazione del faraonico grattacielo della Regione. Ventidue milioni. Intanto, il governatore dimezzato e ridicolizzato ha portato a casa, su mandato di tutti i gruppi del Consiglio, 2,16 miliardi di fondi europei. Risultato: un trafiletto in cronaca.