Maroni uomo solo al comando della Lega

Oggi finisce l’era Bossi, l’assemblea eleggerà per acclamazione l’ex ministro dell’Interno come nuovo segretario

nostro inviato ad Assago (Milano)

«Ma per essere credibile devi fare la svolta fino in fondo e chi ha sbagliato non può più far parte del movimento per il rispetto soprattutto dei nostri tanti militanti» scandisce Flavio Tosi, ultimo a salire sul palco del Forum di Assago nel primo giorno di congresso federale. Mentre lo dice, dalla platea ascolta l’ex segretaria di Belsito, Nadia Dagrada, misteriosamente ancora al suo posto e anzi delegata a votare il nuovo segretario. Ma il riferimento di Tosi è al grande assente di questo congresso a senso unico, Umberto Bossi, rimasto a casa sua, mai evocato nei pochi striscioni (la gente arriverà oggi), raramente salutato dai congressisti iscritti a parlare. Prima si finiva col rituale «viva Bossi, viva la Padania, viva la Lega Nord», ora il primo viva è abolito, e Tosi lo sostituisce con il «viva Roberto Maroni». Che oggi sarà incoronato nuovo capo forse per acclamazione, senza voto. Lo deciderà il presidente del congresso, Luca Zaia.
La prassi, nel caso di candidatura unica, prevede che si acclami, «ma se qualcuno chiederà di votare la richiesta verrà accettata» spiega un deputato, per evitare polemiche sul metodo. Con la votazione si andrebbe ad una conta, che nel «giorno dell’unità» della Lega non è quel che serve.

La dissidenza sarebbe comunque una minoranza esigua, almeno a giudicare dai numeri raccolti tra i «delegati», cioè i 630 leghisti con potere di voto al federale. Maroni ha già ricevuto 400 firme a sostegno della sua candidatura, quando ne bastavano 120. Dunque un congresso blindato, con l’unica via d’uscita possibile per la Lega sconquassata dalle inchieste (sette procure che indagano... un assedio), ovvero l’ascesa di Roberto Maroni, leader in pectore da tempo. Resta il punto di domanda su quel che dirà Bossi, stamattina. L’ex segretario non può influire sul corso del congresso, che è già predeterminato, ma la sua parola ha ancora un peso. E il suo discorso verrà soppesato attentamente, anche se si prevede un Bossi pacificatore (almeno in questa giornata), che benedirà, da padre nobile e «presidente federale a vita», il suo successore. Ci sarà tempo dopo per giocare a braccio di ferro con lui.

Qualche bossiano qui e là però c’è, in corsa per la carica di consigliere federale. In Lombardia, c’è il deputato Desiderati, fortemente anti Maroni, che si candida. E oltre a lui anche l’ex autista di Umberto Bossi, Aurelio Locatelli («l’Aurelio»), sette candidati per sei posti. Per il Veneto (4 posti), sono candidati Gianantonio Da Re, Manuela Dal Lago, uno degli attuali triumviri, Marino Finozzi, Daniele Stival, Masssimo Bitonci. Per il Piemonte (2 posti), Oreste Rossi, Stefano Allasia, Enrico Montani e Sebastiano Fogliato. Gli altri posti sono per le «nazioni minori» che compongono il movimento «confederale».
Riempirlo oggi, il Forum di Assago, con 7mila posti, sarà un’impresa dura. I pulmann spediti dalle sezioni leghiste sono un centinaio, solo domenica, perché sabato si lavora, da bravi padani. Perciò il palazzetto ieri era semivuoto, solo qualche striscione, pochi militanti, ma molti delegati, «il record storico di affluenza» conferma Caparini, il 76%, «la miglior affluenza di sempre». Applausi per Maroni, quando si intravede dai monitor o passa sulla moquette verde.

Tra i molti che parlano, tra congressisti mai visti prima e segretari locali, solo qualche intervento dissonante. Il senatore Torri («Se io sono maroniano Borghezio è magro»), la vecchia guardia di Erminio Boso, che crede poco alla Lega dei quarantenni, farà la corrente secessionista con Borghezio e comunque obbedisce da soldato (anche «perché lo vuole Umberto Bossi, che al Federale ha dato l’ordine, dicendo: “Votate per Roberto Maroni”. Io sono qui e dico: Umberto Bossi, Lega Nord, obbedisco») e poi poco altro. Tutti maroniani, anche troppi, e infatti è aperta la caccia al «riciclato» dell’ultima ora, i barbari sono sognanti ma non dimenticano.

Si compone il nuovo vertice del Carroccio, con ancora la casella aperta per il vicesegretario vicario, il numero due, che deve essere veneto ma ancora non si sa chi. Un nome che si tenterà è quello del trevigiano (come Zaia) capogruppo veneto Caner, vicino anche a Tosi, come mediazione. Poi ci sarà il bergamasco Stucchi e un piemontese. Molto applaudito l’intervento di Salvini, che respinge la mozione «cattolica» del piacentino Polledri sui temi etici. Barbari sognanti, e laici.

Commenti

Giulio42

Dom, 01/07/2012 - 11:04

Bossi, deve essere escluso da ogni gerarchia del partito. Solo così la Lega potrà essere credibile. Chi sbaglia paga e nessuno deve allearsi con chi si è sempre vantato di rappresentare il partito degli onesti senza averne diritto.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 01/07/2012 - 11:21

Dead man walking...in dead party.