Maroni verso l'accordo col Pdl, ma i colonnelli frenano

La rottura del Cav con Monti riapre i giochi però Tosi, Salvini e Zaia non ci stanno

Roma I colonnelli della Lega scrutano l'orizzonte per capire dove vuole andare il segretario Maroni. Forse per la prima volta da quando Bobo è il capo, le posizioni non coincidono, e su un nodo centrale, tra l'altro, come l'ipotesi di tornare alleati del Pdl e soprattutto di Silvio Berlusconi. Il segretario federale non si è espresso, medita, in attesa di un faccia a faccia con il Cavaliere, previsto nelle prossime ore. Un suo messaggio su Facebook, nel giorno della "sfiducia" Pdl a Monti, ha scatenato i dubbi tra gli ufficiali leghisti (la maggioranza) che non vogliono tornare al vecchio asse del nord. "Forza Cav, forza Alfano, fuori gli attributi - scriveva Maroni l'altro giorno - A casa Monti, ridiamo la parola alla democrazia e al popolo sovrano". Una sorta di viatico a un nuovo abbraccio elettorale col Pdl, così è stato letto da molti. Perciò, con una triangolazione, i segretari nazionali si sono affrettati a chiarire la loro posizione e quella della loro base. Prima Tosi ("mai con Berlusconi"), poi Zaia ("Lega da sola alle politiche"), quindi Salvini ("con Berlusconi torniamo indietro di 18 anni"). Conterà più di tutto però, sulla linea che uscirà dal federale di lunedì, l'opinione del segretario Maroni. Che sembra molto più aperto all'alleanza con Berlusconi, anche se da definire con modalità che non provochino l'effetto rigetto nell'elettorato leghista. Secondo alcune fonti, l'accordo sarebbe già fatto, resterebbero da definire i dettagli operativi. E gran tessitrice dell'abbraccio Maroni-Berlusconi sarebbe, secondo Linkiesta, la portavoce del segretario leghista, Isabella Votino, capo comunicazione della Lega e consulente anche del Milan di Berlusconi.
Finora Maroni ha sempre detto che la Lega non avrebbe fatto alleanze "con chi sostiene Monti", e proprio questa clausola è venuta meno con la rottura del Pdl (spinta dal Cavaliere) col governo "eurocratico" di Monti. Dunque l'accordo elettorale, sulla comune base anti-tecnici sostenuta anche da Tremonti con la sua "lista 3L" (già alleata con la Lega), è politicamente possibile. Anche se resta lo scoglio Berlusconi, mal digerito dal popolo leghista. Maroni vuole conquistare la Lombardia, e lì i voti del Pdl farebbero comodo. La contropartita richiesta dal Pdl è l'appoggio alle politiche, per puntare a un premio regionale al Senato che contrasti il centrosinistra. Dieci giorni fa Maroni era deciso ad andare da solo e piuttosto a perdere la Lombardia, ma lo scatto di Berlusconi su Monti lo ha spiazzato, facendogli optare per una diversa ipotesi. Alleati in Lombardia con Maroni presidente, e patto elettorale per il Parlamento, senza un asse vero e proprio con Berlusconi, difficile da spiegare all'elettorato.