Massacrata a calci e pugni Filmato l'omicidio in gioielleria

SaronnoIl filmato dell'aggressione è terribile: Maria Angela Granomelli è appena stata colpita con un pesante fermacarte alla testa ed è caduta a terra. Il suo assassino le è subito sopra e per un buon mezzo minuto continua a colpirla a calci e pugni con inaudita violenza. Poi raccatta alcune gioielli e fugge. Lasciando però dietro di se una mole di indizi impressionate a partire dal volto e dalle impronte, avendo agito a volto scoperto e senza guanti. L'assassino della negoziante di Saronno dovrebbe dunque avere le ore contate. E una volta in manette dovrà spiegare perché tanta ferocia per un bottino così misero.
La rapina infatti ha infatti avuto una dinamica quanto meno anomala. Sono circa le 17 di sabato quando un uomo con pantaloncini corti a quadri e maglietta entra nel negozio «In dono di Tiffany» di corso Italia 113 in pieno centro, che Maria Angela, 62 anni, aveva aperto nel 2000. L'uomo chiede di vedere alcuni articoli, si fa mostrare mezza bottega tanto che alle 17.45 è ancora lì a spuntare anelli e bracciali. Improvvisa l'aggressione. Afferra un pesante oggetto dal banco e colpisce la donna alla testa. Quindi le è sopra continuando a calci e pugni. Poi non fugge ma rimane a frugare un'altra mezz'ora infine mette in tasca una manciata di gioielli, di non grandissimo valore, cerca le chiavi dell'uscita posteriore e si eclissa.
La donna rimane lì, con ogni probabilità ormai senza vita, fino alle 20 quando, allarmati perché non è ancora rientrata nello loro villetta nella vicina Uboldo, il marito Vittorio Proverbio e i due figli iniziano a chiamarla in negozio. Poi il coniuge decide di andarla a cercare, forza la porta d'ingresso e la scopre a terra. La abbraccia disperato, sporcandosi di sangue, chiama i soccorsi, ma è tutto inutile. Inizialmente si pensa a un malore, poi la visione dei filmati mostra la tragica scena e scattano le indagini.
La dinamica dell'assalto è decisamente inconsueta, non si sta in una gioielleria da rapinare per oltre un'ora, non si tocca tutto a mani nude, non ci si espone alle telecamere a volto scoperto. Ma d'altro canto, appare altrettanto improbabile si tratti di un omicidio premeditato camuffato con una diabolica messa in scena. Anche perché è quasi certo che vittima e carnefice non si conoscessero, il loro comportamento mentre parlano non palesa alcuna confidenza. I carabinieri appaiono comunque molto fiduciosi di chiudere queste indagini. E chiuderle in fretta «È come se il malvivente avesse lasciato la carta d'identità» ammette un investigatore. Le operazione per l'identificazione sarebbero infatti già molto avanti e si attendono a Milano gli esiti dei confronti con le impronte digitali dei pregiudicati lombardi, forse per avere solo una conferma dei sospetti. E, come si dice in questi casi, l'assassino dovrebbe avere le ore contate.