Matteo respinge i ricatti: no a veti su Forza Italiail retroscena »

Roma «Enrico non si fida di me», dice Matteo Renzi. Tanto poco si fida, il premier, che con i suoi esclude nettamente un «Letta bis»: se ci sarà qualche sostituzione da fare nel governo si farà, ma lui non ci pensa proprio a dimettersi. Meglio andarci cauti, visti i tempi.
Anche perché il sindaco ha intenzione di fargli pagare a caro prezzo la sopravvivenza del governo, su cui Letta e Alfano vogliono garanzie assolute, promettendo in cambio che smetteranno (a tempo debito) di fare ostruzionismo sulla legge elettorale. Altrimenti, è il sottinteso, il sindaco di accomodi e vada al voto con la legge-trappola proporzionale cucinata dalla Consulta. Sul Corriere, Renzi picchia duro: la popolarità del governo «è ai minimi», la disoccupazione ai massimi («Quando era al 29% il Pd chiedeva a Berlusconi di dimettersi, ora governiamo noi ed è al 42%»). Se dovesse dire cosa ha fatto l'esecutivo (a parte «guai come quelli su Imu, slot machine e insegnanti») «farei fatica a rispondere».
E sui ministri (a cominciare dalla De Girolamo, che dovrà «spiegarsi in aula») i renziani non fanno sconti. Mentre sulla legge elettorale dialogano a 360 gradi: «Il doppio turno? Non necessariamente. Restiamo aperti anche su Mattarellum e spagnolo», assicura Maria Elena Boschi. E Renzi si dice pronto ad incontrare anche Berlusconi: «Non accetto di escludere Forza Italia dalle riforme», e tanto meno accetta veti da un Alfano «che alle amministrative si presenta insieme a FI».
Intanto qualche spinta per il «rimpasto» c'è anche dentro il suo Pd. Le performance dei membri della nuova segreteria non sono tutte smaglianti, e ieri tra i renziani era tutto uno scambio di sms disperati sull'ultimo pasticcio di Alessia Morani, che dovrebbe gestire la delicata delega alla Giustizia. La sventurata, in un'incauta intervista al Corriere, per giustificare una figura poco brillante fatta a Ballarò accusa «i giornalisti di destra pagati per infangare noi renziani», che le fanno domande su «qualsiasi cosa» anziché limitarsi ad interrogarla su «argomenti che conosco, come la giustizia». La stessa Boschi, a commento dell'esternazione, è tranchant: «Occupiamoci di cose serie». E diversi tra i fedelissimi chiedono a Renzi una sostituzione in corsa, «prima che faccia altri danni».
D'altronde, la sua nomina è stata a dir poco casuale: a pochi minuti dall'annuncio della nuova segreteria a Renzi mancava un nome femminile per completare la squadra e poter rivendicare una maggioranza «rosa», e qualcuno suggerì la vivace neodeputata marchigiana, ex bersaniana di ferro, a lui sconosciuta. Morani si ritrovò dentro. E Matteo Ricci, presidente renziano della Provincia di Pesaro che la conosce bene (e che con lei si era duramente scontrato in loco), protestò con Renzi: «È una scelta sbagliata». Ora i renziani rimpiangono di non avergli dato ascolto.