«Meno tasse, più forti in Europa» Il Cavaliere ritorna a Forza Italia

RomaIl Cavaliere si ributta nella mischia e convoca i vertici del partito a palazzo Grazioli. Un summit fiume il cui esito è la risposta al «che fare?». E l'indicazione è chiara: tornare a Forza Italia. Il che non vuol dire riproporre pedissequamente l'esperienza unica del 1994 con i club e i professori; ma vuol dire ricreare quello spirito e quel clima che ha portato un «non partito» a vincere le elezioni in pochi mesi. Parole d'ordine: svecchiare il partito, volti e nomi nuovi e soprattutto battaglie liberali. Ossia: meno tasse, meno Stato, avanti coi tagli draconiani alla spesa, contenimento del debito pubblico, avanti con le riforme istituzionali per arrivare al semipresidenzialismo. Un capitolo a parte merita la politica europea. Berlusconi ritiene che in Europa l'Italia debba far sentire di più la propria voce ma il dubbio è se spingersi fino al punto di prefigurare l'uscita dall'euro. A questo proposito lunedì prossimo il Cavaliere dovrebbe incontrare alcuni esperti di macroeconomia per studiare pro e contro di un'eventuale ritorno alla lira. E non è detto che il ritorno al vecchio conio non possa diventare uno dei temi forti della campagna elettorale del 2013.
Per quanto riguarda la sua ricandidatura alla premiership, Berlusconi avrebbe definitivamente rotto gli indugi soltanto dopo aver sondato le reazioni del partito. Valutati alcuni mal di pancia, ma non avendo neppure registrato piccate richieste di smentite, il Cavaliere avrebbe messo il turbo. Sarà lui il candidato ufficiale. A confermare che il partito lo sostiene, il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, all'uscita del vertice: «Sì, siamo tutti d'accordo. E sarà Berlusconi a decidere quando ufficializzare la sua candidatura». Ovviamente, stando così le cose, sembra definitivamente tramontata l'ipotesi delle primarie anche se i giovani amministratori locali di «formattiamo il Pdl» mettono i puntini sulle «i». Dicono: «Il problema delle primarie non si pone più. Ma per Berlusconi. Non per tutti gli altri nel partito che non si devono trincerare dietro di lui».
La ricandidatura del Cavaliere viene accolta con diverse sfumature nel Pdl ma in linea di massima la maggioranza la approva. Si va dall'entusiamo di Galan: «Berlusconi in campo mi fa godere. Sto godendo molto di più di un orgasmo, questo godimento dura di più, moltissimo»; all'applauso di Martino: «Di Berlusconi ce ne è uno solo. Condivido la sua scelta»; al nulla osta di Schifani: «C'è piena condivisione degli esponenti più autorevoli del partito ed evidentemente anche della base». Scettico, invece, Alemanno: «Avrei preferito Alfano».
Sempre Cicchitto, poi, conferma che la linea nei confronti del governo non muta: «Abbiamo confermato il sostegno a Monti però nello stesso tempo abbiamo discusso di una serie di richieste che attengono sia il taglio della spesa pubblica, sia il debito che la riduzione della pressione fiscale».
Avanti tutta anche sulle riforme istituzionali con l'ex premier ben determinato a portare a casa in prima lettura la riforma della Costituzione. A questo proposito il Cavaliere ha inviato una lettera a tutti i senatori chiedendo «presenza e massimo impegno» in vista delle sedute di palazzo Madama del 17 e 18 luglio, quando appunto si voterà per il semipresidenzialismo.
Strettamente collegato a questo, c'è il nodo della legge elettorale. Il Pdl è orientato a chiedere il ritorno alle preferenze, accontentando così l'anima ex aennina del partito che vanta più radici sul territorio. Ma legando l'accordo sul nuovo sistema di voto alle riforme istituzionali, resta la possibilità che si vada al voto con il Porcellum.