La Merkel raggela i prof: l’accordo Ue non è chiaro

Milano Grande è la confusione sotto il cielo d’Europa: e l’accordo appena raggiunto tra i leader del Vecchio Continente rischia di rivelarsi effimero quanto una bolla di sapone. Lo scudo anti spread, considerato una vittoria dal premier Mario Monti, appare già incrinato: e il rigore di Angela Merkel è tutt’altro che sconfitto. «Dobbiamo ancora fare chiarezza sulle decisioni prese al vertice di Bruxelles», avverte da Berlino, pur invitando formalmente ad adeguarsi alle decisioni prese le «ribelli» Finlandia e Olanda, sue alleate storiche, fortemente contrarie all’acquisto da parte dei fondi Efsf ed Esm di titoli di stato sul mercato secondario, proprio la misura antispeculativa fortemente voluta da Monti. Certo, non bastano le esigue quote di Helsinki e dell’Aja per bloccare le decisioni sull’uso del fondo salva-Stati, come ha ricordato il presidente del Consiglio Ue Van Rompuy: ma quando la Cancelliera sottolinea che «le decisioni dei singoli Paesi vanno rispettate», le sue parole non suonano certo rassicuranti. Tanto più che il leader del partito cristianosociale Csu, il bavarese Horst Seehofer, ha minacciato di spaccare la coalizione di governo che sostiene la Merkel se si faranno altre concessioni ai Paesi deboli dell’eurozona. Così, il vertice di oggi a Roma, presentato come un innocuo bilaterale tra Mario Monti e la Merkel, rischia di trasformarsi in una coda del summit di Bruxelles, destinata a capovolgere molte delle certezze che parevano acquisite. «Non essendo state presentate ancora domande concrete» all’Esm, è la linea tedesca, «non c’è bisogno di agire per il momento». E da qui all’Eurogruppo di lunedì prossimo, che dovrebbe finalizzare l’accordo, la strada appare tutta in salita. Intanto le Borse resistono e guardano alla riunione della Banca centrale europea di domani, dove si aspettano un taglio dei tassi dello 0,25 per cento. Da inizio anno infatti il costo del danaro nell’Unione valutaria è bloccato all’1 per cento, un valore che rappresenta un minimo storico ma che garantisce comunque ancora un margine di riduzione. Tra le migliori in Europa Piazza Affari, che con un balzo dell’1,30% ha portato a +11,7% i guadagni realizzati in cinque sedute: lo spread Btp-Bund si è stabilizzato a 410 punti base. E ora tocca a Mario Draghi: il presidente della Bce appare «di gran lunga il più potente tra le autorità non elette nel mondo democratico» secondo il New York Times. Il quotidiano appoggia l’approccio di Draghi che - si legge - ha finora usato «il bastone e la carota» per riportare tutti nei ranghi di fronte alla crisi. Adesso il presidente dell’Eurotower acquisisce un «ruolo chiave» che può rivelarsi determinante. «Molti dei piani in discussione in Europa - prosegue il quotidiano - passeranno sotto la responsabilità della Banca centrale, dando indiscutibilmente a Mario Draghi i poteri esecutivi più importanti in Europa».
Dove però il quadro generale non incoraggia certamente all’ottimismo: «Sappiamo che la situazione resta grave e che dobbiamo fare ancora molto in futuro», ha ammesso lo stesso presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, tracciando al Parlamento europeo di Strasburgo un bilancio dei sei mesi della presidenza danese. «Tanto negli Stati Uniti quanto in Europa - ha sottolineato - non ci si è occupati a sufficienza della regolamentazione dei mercati finanziari. Le manipolazioni del mercato continuano ed il contribuente non deve pagare per questo».
Osservata speciale ora è la Slovenia, che può diventare il sesto Paese dell’eurozona - dopo la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e Cipro - a richiedere aiuti economici in relazione alla crisi del settore bancario, secondo il parere di Michal Dybula, economista di Bnp Paribas, intervistato dal quotidiano tedesco Handelsblatt. A preoccupare è soprattutto la situazione del più grande istituto del Paese, Nova Ljublj anska Banka.
Commenti

curatola

Mer, 04/07/2012 - 11:57

come per entrare nell'UE ci sono dei prerequisiti così per uscire ci deve essere una gradualità: i paesi che hanno debolezze o situazioni anomale stanno ai margini se non adottano stabilmente comportamenti virtuosi ed efficaci : riforme,pareggio di bilancio,riformulazione della spesa pubblica,controllo esterno europeo. Restare in europa deve essere un vantaggio rispetto al'isolamento,specie per i paesi che hanno un passato critico come il nostro: 30 anni di spesa facile.