Messa in piega e biglietti aerei Ecco i negozi "multitasking"

Fare la spesa o il bucato mentre si cena, comprare libri o arredi sorseggiando vino. Negli Usa ci sono da anni, ora anche da noi i locali combinano servizi diversi 

I newyorkesi ci sono arrivati molto prima.

Sarà che sono abituati a fare tutto in spazi ristretti (gli appartamenti-studio dove in pochi metri quadri inscatolano letto, divano, tavolo e armadio fanno invidia agli asiatici) e a ottimizzare i tempi di una vita frenetica, fatto sta che lì i negozi «multitasking» sono da tempo una realtà. Sono quei luoghi che offrono, insieme, servizi del tutto diversi. Partendo da un obiettivo: conciliare un momento di svago e le faccende da sbrigare, in modo da godersi il primo evitando il senso di colpa che deriva dal non occuparsi delle seconde.

Ad esempio da «Healthy Nibbles», a Brooklyn, si mangia cibo sano e si vendono cornici. Cioè: mentre gusti l'insalatona scegli, tra le cornici esposte, quella adatta a casa tua. Il fenomeno ha preso così tanto piede che nella Grande Mela ne sono nati anche di parecchio strani, come «Grande Monuments», che vende pane cotto a legna ma anche statue votive e...lapidi. Gestito, com'è facile intuire, da una famiglia di origine italiana.

Piano piano anche il Vecchio Continente si sta adeguando. Nella belga Gent, ad esempio, è nato «Wasbar» (www.wasbar.be): si pranza, si fa l'aperitivo, si cena, e nel frattempo si fa pure il bucato nelle lavatrici a gettoni all'interno del locale.

E in Italia? Abbiamo cominciato timidamente con bar e ristoranti nelle grandi catene di abbigliamento, libri e dischi. Sono arrivate le librerie dentro alcuni supermercati. E ora anche i singoli negozi, quelli di quartiere, quelli che magari abbiamo sotto casa, vanno in questa direzione.

A Torino, per esempio, non lontano dal quartiere multietnico di Porta Palazzo, c'è «Hafà Cafè», dove oltre a mangiare cibo marocchino si possono acquistare oggetti in stile maghrebino, dalla teiera alle babucce. A Milano la catena di parrucchieri «Ieuu», oltre a offrire i normali servizi di un salone, è anche agenzia di viaggi: si prenota online dal loro sito, convenzionato con dei tour operator, ma poi, per pagare (ed esprimere eventuali dubbi o richieste) invece che allo schermo muto di un pc, ci si rivolge allo staff in carne e ossa del salone. Sempre nel capoluogo lombardo c'è Vinifera: un po' wine bar con cucina, un po' libreria, ma soprattuto erboristeria (non a caso è dentro l'orto botanico). A chi ama lo stile e ha voglia di fare shopping e poi godersi una cena raffinata piacerà «Casa Dondup», ristorante e concept store dell'omonima casa di abbigliamento per uomo e donna. Non solo a Milano ma anche a Brescia e a Genova, poi, si trova la catena «QB»: bar, ristorante, pasticceria, enoteca, ma anche mercato dove comprare materie prime di qualità.

A Roma il più originale è invece «Le Flaneur»: un po' bistrot e un po'serra. «Abbiamo un laboratorio floreale dove realizziamo allestimenti per matrimoni ed eventi, e un'area dedicata al rito del tè, accompagnato con pasticcini e cioccolatini sempre di nostra produzione», spiega la titolare Antonia Barrasso. Che sta per traslocare nel centro della capitale, e spiega che «l'idea è nata dieci anni fa, dall'unione delle mie due passioni». Entrambe molto profumate, in questo caso.

Girando per le città italiane di negozi così se ne trovano sempre di più. Luoghi che ci aiutano mentre cerchiamo di fare carriera, mangiare sano, avere una bella casa, i capelli sempre a posto, i vestiti giusti. E magari trovare anche uno spazio per andare in vacanza.

Posti che ci consentono di fare (quasi) tutto, anche se abbiamo sempre meno tempo. Perché, alla fine, una pausa dobbiamo pur prendercela. Tra un impegno e l'altro, s'intende.

twitter @giulianadevivo

Commenti

Nadia Vouch

Sab, 07/09/2013 - 10:21

Dipende dai settori commerciali. Per esempio, in Italia, molti benzinai trovano difficoltà ad ottenere il permesso di vendere anche altri prodotti. Cosa che invece è normale all'estero. Così, difficilmente un distributore può sopravvivere solo col margine sui carburanti. Vi sono poi innumerevoli norme sull'igiene, sulla metratura dei locali, sullo smaltimento speciale dei rifiuti, richiesta anche una particolare certificazione per la manipolazione dei cibi e molti altri oneri. Se a ciò aggiungiamo una burocrazia con tempi lunghissimi, non se ne esce più.