Il messaggio in bottiglia? È sulla cresta dell'onda...

Nell'era dei social network e del tempo reale quest'antico modo di comunicare racconta ancora storie incredibili. A partire da un bambino di mezzo secolo fa

«Alle navi in navigazione e ai porti di scavo, alla mia famiglia e a tutti gli amici ed estranei: questo è un messaggio e una preghiera...». Sono le prime parole che non ti ho detto che Catherine consegna all'oceano per raccontare il suo amore, l'addio a Garreth, una vita intera. Un libro di Nicholas Sparks diventato best seller e poi film con Kevin Costner e Paul Newman, grazie alla semplice idea di un pizzino infilato in una bottiglia. Eppure nella Social Era dove non si perde tempo, si naviga solo su internet, si comunica in tempo reale, si è connessi in ogni momento con ogni angolo di mondo, si parla il più delle volte quando non si ha niente da dire e si appende ai «mi piace» quello che sei, il messaggio in bottiglia, antico e fuori tempo, racconta storie che sembrano uscite dall'iperspazio. Come quella di Norman Stanton che a Seaside Heights, nel New Jersey, liberando le proprietà della sorella dai detriti sputati sulla terraferma da Sandy l'uragano ha trovato in un barattolo di vetro una lettera scritta più di mezzo secolo fa da un dodicenne, Dennis Komsa. Più che una lettera una serie di pedanti domande da ragazzino, dove hai trovato la bottiglia?, quando l'hai trovata?: pensava che gli rispondessero subito come su twitter. Nel barattolo aveva anche messo un nichelino per rimborsare il francobollo a chi gli avrebbe scritto per rispondergli. Dennis adesso ha 61 anni, abita a Hillsborough, sempre New Jersey, e il suo incontro con Norman e la sorella è diventato una carrambata sui media americani. Il barattolo ha viaggiato più nel tempo che nello spazio visto che da casa sua a quella degli Stanton non sono che pochi chilometri.

L'esatto contrario di quello che capitò a Werner Kuhnis, diciotto anni, svizzero. Buttò la bottiglia nel Reno, cantone San Gallo, gli tornò indietro trent'anni dopo da una spiaggia di Città del Capo. Fortuna che non aveva cambiato indirizzo di casa. Sempre a 18 anni, precipitando da un dirupo svizzero, se ne andò Sidonie Fery: il suo messaggio consegnato alla fortuna quando di anni ne aveva dieci, lo hanno ritrovato, undici anni dopo, gli addetti alle pulizie delle spiagge dello Stato di New York. C'era scritto «Be excellent to yourself, dude!», trattati bene amico. A un messaggio in bottiglia lanciato da un boccaporto di poppa devono la vita l'equipaggio del mercantile «Montecristo», catturato dai pirati al largo della Somalia e liberato da un blitz delle forze speciali inglesi e un ottantina di immigrati ecuadoregni, abbandonati al largo in una carretta in Costa Rica e ritrovati grazie a una bottiglia impigliata in una rete da pesca. Tenerezze senza tempo. Il soldato semplice Thomas Hughes gettò nella Manica il messaggio per la sua Elizabeth dalla nave che lo portava al fronte. Era il 1914, sarebbe morto dodici giorni dopo: «Cara moglie, scrivo questa nota sulla nave e la getto in mare per vedere se giungerà fino a te...». Il suo corpo non fu mai ritrovato, la bottiglia si, ottantacinque anni dopo. Il messaggio l'hanno consegnato alla figlia Emily. Chi ha chiuso il cerchio tra il passato e il futuro è Olivier Vandevalle, che a 14 anni spedì la sua missiva al largo della costa sud britannica, dentro una bottiglia di vino. Trentatrè anni dopo gli ha risposto Lorraine Yates, una signora di Swanage, nel Dorset. Su facebook. C'è sempre qualcuno che rovina i sogni con la realtà...