Mezzo Pd fa ancora il grillino e offre una poltrona a Rodotà

Quello che resta del partito non si rassegna alle larghe intese e insiste sull'alleanza coi 5 Stelle: diamo le Riforme al giurista. Veto della Bindi su Enrico Letta premier

Capannello intorno a Pier Luigi Bersani

Nel Pd acefalo e devastato dai rancori si cerca di ritrovare una bussola. Domani si terrà probabilmente la Direzione del partito, per decidere la linea da tenere sul governo e per sancire una sorta di «direttorio plurale», in cui coinvolgere in qualche modo anche Matteo Renzi, che sia legittimato a gestire sia le consultazioni (chi va a parlare con Napolitano e con gli altri partiti?) che la fase congressuale che di qui a poco andrà aperta. E sulla cui conclusione pochi hanno dubbi: «Matteo, sei l'ultima carta che abbiamo», ha detto Dario Franceschini, in uno degli ormai quotidiani contatti che lui e tanti altri big hanno ormai con il sindaco di Firenze. Enrico Letta, Walter Veltroni, Massimo D'Alema la pensano allo stesso modo, e pure i «giovani turchi» che puntano su di lui per il ricambio generazionale del gruppo dirigente. Paradossalmente, chi ha più dubbi sull'opportunità di accollarsi la leadership di un partito da ricostruire è proprio Renzi. Anche perché sa che quel che resta dell'apparato ex Pci vuol tenersi le chiavi della ditta e pensa già ad un candidato di «sinistra» per la segreteria, che - spiega strizzando l'occhio a Fabrizio Barca il governatore toscano Rossi, arcinemico renziano - «non dovrà essere il candidato premier».
L'urgenza di oggi però è il governo. E su questo fronte non mancano certo le difficoltà, in casa Pd: nessuno può permettersi di dire no a Napolitano, ma pochi vogliono digerire un governo Pd-Pdl. «Le larghe intese sono impraticabili e farebbero spaccare definitivamente il Pd», avverte Matteo Orfini. «Ora che Bersani non c'è più i grillini dicano se vogliono dare un governo al paese», insiste Andrea Orlando. Nessuno pensa veramente che gli adepti del comico possano votare un qualunque governo, ma il tentativo di stanarli ci deve essere. E in ambienti sia renziani che «turchi» si pensa ad una mossa che spiazzerebbe i 5 Stelle, depotenziandone l'opposizione e rendendo assai più agevole la strada al Pd: alcuni punti programmatici forti (a cominciare dall'abolizione del finanziamento ai partiti) e la carta Rodotà. Offrire al professore un ministero di peso (le Riforme, ad esempio) in un gabinetto in cui, accanto ai «saggi» di Napolitano, dovrebbero sedere alcune «eccellenze» della società civile. Un nome molto gettonato per la premiership, almeno in casa Pd, è quello del presidente dell'Istat Giovannini.
Intanto, nel fiume di dichiarazioni del giorno dopo, lo sfogo dei rancori interni ha preso il posto della politica: la Bindi mette il veto su Enrico Letta premier, attacca la gestione Bersani del partito e le nuove leve incapaci «come Alessandra Moretti». Franco Marini, che invece promuove Letta premier, denuncia di essere rimasto vittima di «un partito allo sbando» e attacca «l'ambizione sfrenata» di Renzi. E la prodiana Sandra Zampa si autosospende dal gruppo parlamentare «fino a che i 101 che non hanno votato per Prodi non avranno detto chi sono e perché l'hanno fatto». Anche se sulla bocciatura di Prodi la storia è più complicata: che i numeri rischiassero di non esserci, soprattutto in casa tra gli ex Ppi fregati su Marini, i più avveduti se ne erano accorti. Tanto che lo stesso Massimo D'Alema (che lavorava, in sintonia con Napolitano, ad una candidatura di Giuliano Amato, ben vista anche da Renzi) aveva avvertito sia Bersani che lo stesso Prodi («lealmente», ha riconosciuto il Prof) suggerendo di fermarsi e votare scheda bianca, invece di portare subito il Professore alla rischiosa conta. Arturo Parisi era d'accordo, ma Prodi - temendo di veder sfuggire il momento magico - ha detto no. E mal gliene incolse: un perfetto replay del '98.

Commenti
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g02827

Lun, 22/04/2013 - 09:05

l'auspicio è che finalmente si chiarisca l'equivoco del Pd: arginare Belzebù/Berlusconi nel suo pentolone ha messo di tutto; che i comunisti se ne vadano per la loro strada e si facessero il loro partito comunista con Vendola, Barca, Orfini etc; che nasca un nuovo partito democratico in tutte le sue sfumature che riconosca che possano essere degne le persone che non ne condividano il percorso. L'Italia ne guadagnerà, paese che è stato la culla della civiltà, e potrà ritornare ad essere il paese che merita di essere.

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mortimermouse

Lun, 22/04/2013 - 12:04

ehi guarda, G02827, che la sinistra sta cercando di autoperpetuarsi,riti compresi: cambia per non cambiare nulla. se la tua idea è quella di rinnegare l'ideologia comunista, bene. mi fa piacere. ma se la tua idea è quella di mantenere l'antiberlusconismo, ti avviso: stai sbagliando tutte le tue convinzioni politiche. non funzionerà mai :-)

Teodorani Pietro

Lun, 22/04/2013 - 13:18

E' ora, è veramente ora che i dirigenti del PD si decidano ad ammettere che le tre maggiori correnti del partito non vanno più d'accordo, che il progetto è miseramente fallito e che è ora che ognuno torni a casa sua. Infatti è oramai assodato che una larga parte dell'elettorato PD predilige ed è ancora legato ad una sinistra massimalista e radicale per cui mi sembra giusto che questa parte, assieme a Vendola crei un partito di sinistra estrema in poche parole il vecchio PCI duro e puro. Poi vengono i renziani o quella galassia che ancora non sa bene dove parare ma che potrebbero dar vita ad una buona social-democrazia. Infine vi sono gli ex democristiani, che, a parte la Bindi che diventerà l'estremo supporto di Vendola,dovranno decidere cosa fare, magari allearsi con quello che rimarrà di Monti e dei Casini vari. Naturalmente buona parte dell'ultima classe dirigente della sembianza del partito che si chiamava PD dovrà tornare a casa e dedicarsi a tutt'altro che a fare politica.

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Uchianghier

Lun, 22/04/2013 - 13:57

Si come il titolare del ristorante del parlamento.

ripper

Lun, 22/04/2013 - 14:56

Bindi ma cosa vuoi che conti il tuo veto per Naspolitano appena rieletto e che ti può mandare a casa da un momento all'altro?...meno che zero

gioch

Lun, 22/04/2013 - 17:03

Renzi avrebbe ben visto una candidatura AMATO? Può essere pirla fino a tal punto? Non ci credo.