Miccoli torchiato dai pm e abbandonato dai tifosi

Compleanno amaro per il calciatore. L’ex capitano del Palermo, dopo le frasi choc su Falcone, è indagato per estorsione

L'amaro ritorno a Palermo dell'ex idolo rosanero. Oggi Fabrizio Miccoli compirà 34 anni e non sarà un compleanno sereno. Il rapporto con il club di Zamparini - retrocesso in serie B nonostante l'apporto di gol del «Romario del Salento» - è finito per un contratto in scadenza che non sarà rinnovato. Quello con i tifosi si è sgretolato di fronte alle frasi choc su Giovanni Falcone (definito «fango» come rivelano le intercettazioni effettuate durante l'inchiesta sulle sue amicizie «scomode») che hanno fatto rumore in tutt'Italia come la sua iscrizione nel registro degli indagati per estorsione.

Oggi un gruppo di cittadini e tifosi deporrà simbolicamente una maglia del Palermo calcio davanti all'albero intitolato all'ex giudice in via Notarbartolo. All'iniziativa ha aderito il cartello di associazioni e movimenti che organizza la tradizionale fiaccolata del 19 luglio in memoria di Paolo Borsellino. Un'ulteriore presa di distanza dall'ex idolo calcistico. «La cronaca di questi giorni - dicono gli organizzatori - ha colpito e ferito migliaia di tifosi palermitani che amano la propria squadra di calcio. Amare la maglia del Palermo significa anche amare la nostra città e i suoi figli migliori. Per questo la passione per i nostri colori sociali si coniuga con il rispetto e la gratitudine verso uomini come Falcone e Borsellino».

E mentre in città si parla dei guai dell'ormai ex capitano della squadra, ieri Miccoli è finito sotto torchio davanti al procuratore aggiunto Leonardo Agueci e al sostituto Francesca Mazzocco. Nell'interrogatorio fiume (oltre 4 ore), gli sono stati chiesti chiarimenti dopo le pesanti accuse di estorsione e accesso abusivo a sistema informatico. In Procura - dove era stato allestito un imponente servizio d'ordine con decine di carabinieri a tenere a bada i cronisti (un tale spiegamento di forze non si era visto nemmeno in occasione di interrogatori «eccellenti» come quello dell'ex ministro Nicola Mancino) - era arrivato assieme con il suo procuratore e avvocato Francesco Caliandro. Magliettina chiara, jeans e scarpe da ginnastica, occhiali scuri a coprire forse l'imbarazzo della brutta storia che lo vede coinvolto.

Tutta colpa di quell'amicizia scomoda con Mauro Lauricella, il figlio del boss della Kalsa, al quale si affidò - secondo quanto afferma la Procura - per il recupero di alcune somme dai soci di una discoteca di Isola delle Femmine. E al quale prestò uno dei quattro telefonini intestati a ignari palermitani con l'aiuto di un altro suo amico, titolare di un centro Tim. Nel contesto delle indagini finalizzate alla cattura di Lauricella senior (meglio conosciuto come «Scintilluni»), gli investigatori scoprirono anche le disinvolte frequentazioni di Miccoli con Francesco Guttadauro, nipote del boss Matteo Messina Denaro. Ora Fabrizio Miccoli dovrà fornire a palermitani e tifosi attoniti la sua verità, la sua versione dei fatti soprattutto su quella frase che ha infamato la memoria del giudice Falcone. Lo farà forse oggi nella conferenza stampa indetta per ieri, ma rinviata per il protrarsi del suo interrogatorio in Procura.

Commenti

cicero08

Gio, 27/06/2013 - 10:12

Anche se a molti duole ammetterlo, da Palermo arriva, a posteriori una rivalutazione dell'operato di Moggi che a Roma è stato processato anche per aver lasciato sul pulmann il ragazzo pugliese che non aveva voglia di adeguarsi alle regole di comportamento imposte dall'appartenenza ad un club come la Juve...Fa pensare, invece, che a Palermo non è proprio la prima volta che viene rilevata contiguità tra ambienti mafiosi o pseudo tale e soggetti tesserati per i rosanero. Un po' più di attenzione, no???

jakc67

Gio, 27/06/2013 - 11:24

vorrei comunque ribadire che anche negli ambienti giudiziari sinchè era in vita, non era mostrata una grande stima nei confronti di falcone, in quanto di destra, quindi se è permesso ai colleghi di portarlo, ora che è morto ammazzato ad esempio estremo, non vedo perchè non debba essere permesso ad un calciatore di ricredersi... ah... la propaganda, dite? brutta cosa...

jakc67

Gio, 27/06/2013 - 11:27

a volte porta pure a condannare un imprenditore per omicidio volontario nonostante, seppur probabilmente responsabile, non sapeva ne aveva, questo è certo, nessuna intenzione ne volontà di uccidere...