Milano annega nella pioggia Rabbia contro la giunta Pisapia

Milano finisce sotto un'ondata di piena del Seveso che nemmeno Venezia nei giorni della peggiore acqua alta. Il Comune chiede di non usare l'auto, scantinati e negozi allagati, milanesi bloccati in casa dai cortili inondati. Spettacolo ormai non più inusuale perché è la seconda volta in due settimane che la capitale economica di un Paese che pretenderebbe di sedere al tavolo dei grandi finisce in ginocchio per qualche mezz'oretta di pioggia e la giunta del sindaco rosso Giuliano Pisapia naviga a vista. O meglio vorrebbe navigare, perché il rischio di affondare a nemmeno due anni dalle elezioni si fa concreto di fronte ad assessori più intenti a imbellettarsi di pelosa carità a favore di profughi (o presunti profughi) siriani ammassati senza decoro che a risolvere il problema delle strade che diventano fiumi. Perché se il problema è stato l'esondare del Seveso che ha messo in ginocchio Niguarda e quel quartiere Isola dove Hines sviluppa una delle operazioni immobiliari più prestigiose d'Europa, la verità è che il dramma non è più fanciullo visto che a consultare gli archivi se ne parla dagli anni Settanta. Fanno quarant'anni di allarmi e proclami. Situazione ancor più paradossale visto che oggi sono assessori quei consiglieri del Pd che quando era sindaco Letizia Moratti ne chiedevano le dimissioni con magliette e striscioni.
E allora l'aspra verità di questi tempi grami è che anche di fronte alla foga della natura, non solo non si è in grado di provvedere in anticipo con opere infrastrutturali, ma nemmeno l'intervento d'emergenza ha la dovuta efficacia. Perché le energie finiscono dirottate sulla polemica spicciola, mentre ancora 2mila famiglie erano senza luce, fermate del metro chiuse e la Monza-Saronno un torrente in piena. Pendolari bloccati alle porte della città, treni fermi in Brianza, ma già dal Comune (di centrosinistra) partivano le accuse alla Regione (di centrodestra) per il mancato allarme meteo. «Non era stato emanato alcun avviso di criticità» dal Centro funzionale monitoraggio rischi accusava il Comune. I temporali erano stati segnalati, certo, ma «senza livello di rischio». E via a pettinar lana caprina. per l'assessore regionale alla Protezione civile Simona Bordonali «Ci siamo impegnati per intervenire prontamente e abbiamo lavorato prima di parlare, mentre noto con dispiacere che altre persone hanno trovato il tempo di uscire con dichiarazioni polemiche durante l'emergenza». Il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri non perde tempo e chiede al governatore Roberto Maroni di riferire immediatamente in aula. Nel pomeriggio Pisapia si farà attendere. Non l'offensiva dei «grillini» del Movimento 5 stelle secondo i quali «per l'acqua alta a Milano non serve un altro Mose».
Ma a tornare a galla in tutto questo gran disastro son le parole di Pisapia non ancora sindaco il primo novembre 2010. «Il Seveso, il Lambro sono l'esempio migliore della disfatta di questa giunta incapace di intervenire a risolvere i problemi di questa città; è intollerabile che si giunga a situazioni come quelle di stanotte dopo una giornata e mezza di pioggia». Non solo. «Forse sarebbe il caso che i responsabili di simili disastri pensino - di fronte a tante situazioni fallimentari - che esistono ancora scelte quali quelle delle dimissioni». Giusto. Anche perché lei, sindaco Pisapia, rispetto alla Moratti ha avuto tre anni in più per affrontare il problema del Seveso. E questa volta per allagare Milano non è servita «una giornata e mezza di pioggia, ma è bastata un'oretta tra le 2 e le 3 di notte.