Milano Uomo

Meno male che la moda c'è dicono in questi giorni i taxisti di Milano considerando che la presenza di operatori, se pure assottigliata, ha portato in città un po' di movimento. Meno male che Armani c'è pensiamo noi perché motiva la presenza dei buyer sempre più convinti che in tanti casi non valga la pena di venire a Milano per vedere sfilare campionari che sarebbe meglio esaminare in show-room. La collezione Emporio vista ieri in passerella riporta l'ago della bussola sulla giusta direzione: un uomo credibile, ben vestito ma non leccato, moderno e consapevole del proprio corpo. «Oggi c'è una cultura della propria fisicità sconosciuta ai nostri padri» spiegava Armani dopo aver raccolto applausi a scena aperta e manifestato soddisfazione per la vittoria della nostra nazionale di calcio contro l'Inghilterra. «Vincere è uno stimolo per ritrovarci. Dobbiamo tornare all'Italia, da un po' di tempo vedo troppa segmentazione, ognuno nella sua città, dal Nord al Sud dell'Italia, coltiva il proprio orticello: Milano dice la sua, il Sud dice la sua, a Firenze parla il sindaco, mentre dobbiamo tutti ritornare a pensare al nostro Paese. Ora mi auguro che i nostri atleti se la cavino anche alle Olimpiadi» aggiungeva lo stilista che non a caso ha fornito con il marchio EA7 le divise alla nostra squadra olimpica e realizzato un magnifico spot con alcuni atleti proiettato su grande schermo a fine show prima che in passerella arrivasse uno stuolo di meravigliosi ragazzi e ragazze in costume da bagno. «Non mi piacciono le citazioni al grande Gatsby o allo stile degli Hemptons. Ora voglio lavorare sull'armonia del corpo. Le donne, a dispetto di ciò che dicono, apprezzano il corpo maschile anche dalla cintola in giù, la solidità dei glutei e la tonicità delle gambe» spiegava re Giorgio dicendo anche che in ogni caso si tratta di una questione d'equilibrio. Un uomo giovane può permettersi, in talune occasioni, anche di scoprire con garbo il torace. E proprio per questo in passerella si sono viste giacche portate a pelle con estrema nonchalance. Ma la parte del leone l'hanno fatta magnifiche giacche in jersey chiné lavorato a giro inglese, confortevoli più di un cardigan e con il dovuto aplomb, piccoli trench e caban corti in tessuti tecnici nastrati e termosaldati, bermuda con risvolto e pantaloni con pieghe stirate, un gruppo di proposte in un verde militare perfettamente cittadino e tanti irresistibili accessori, dalle borse in vacchetta ai sottili porta iPad. Insomma il guardaroba ideale per un uomo in perenne connessione con il futuro. Lo stesso che è stato avvistato al 31esimo piano del Pirellone - impagabile la vista sulla città - nella collezione Fendi allestita su una sorta di rampa di lancio. «Ho immaginato uno stile space-chic fatto di linee pulite e materiali tecnologici» spiegava Silvia Venturini Fendi presentando abiti di nylon di seta ingualcibile, soprabiti di pitone termosaldato double e quindi reversibili, bermuda e tuniche in anguilla damier, vestiti e camicie a ossessivi micro disegni. Una sorta di nuova uniforme per l'uomo efficiente completata da piccole borse cubiche e ventiquattrore in cuoio impresso a rilievo dove dentro c'è posto per tutto. Anche per quella sofisticata naturalezza che è cifra della moda italiana. Angela Missoni, maestra di alchimie, punti, forme e sovrapposizioni, veste un uomo dotato di estrema libertà di pensiero, che accosta sahariane e giacche militari ma anche blazer e bomber con pezzi di maglia fra pullover, cardigan, polo e serafini negli inconfondibili pattern della maison questa volta a motivi etnici ma anche classici rigati, spigati, pied-de-poule. Iceberg pensa al futuro di un tipo che si delizia con musica e arte e conosce il valore del sapere artigianale e della tecnologia. «Ci sono giacche di maglia stampate e poi sovratinte ma anche camicie di seta stampate e sovratinte con il tè» spiegava Paolo Gerani mentre non sfuggiva la bellezza delle maglie intarsiate, piccoli capolavori di bravura tutta italiana. La stessa che un inglese come John Richmond condisce con un un po' di stile pank, rock e una certa passione per la Pop Art.