Per la miliardaria bella e di destra il rispetto non vale

È bellissima, ricca, vive a Montecarlo, si fa fotografare sdraiata sul cofano di una Ferrari, solidarizza con il marito ex deputato e latitante Amedeo Matacena, forse ha una storia con un ex ministro e per di più è di destra. Come tutti i protagonisti della vicenda. Ci sono quindi gli ingredienti possibili perché la trombona cultura di sinistra se ne appropri a piene mani e, raffazzonando soprattutto dosi (...)

(...) e aromi, confezioni all'istante una torta acida e indigesta. Una torta che vorrebbe festeggiare e celebrare la dirittura morale e la capacità politica della sinistra e finisce invece per essere il simbolo dei moralisti, dell'invidia, dell'ingenerosità e dell'incapacità di tutti coloro che ancora si fregiano di quella superiorità culturale che, arbitrariamente, si sono assegnati. Senza mai neppure onorare il confronto e il contraddittorio. L'altro, il diverso, cioè quello di destra o il presunto tale, non ha infatti diritto a garanzie, giustificazioni, riconoscimenti e, tantomeno, tutela. La torta, sempre avvelenata, gliela devono tirare in faccia, meglio se pubblicamente.
È così, la povera Chiara Rizzo viene sbattuta in prima pagina: Ferrari e scollature zoomate in primo piano; l'obbligatoria solidarietà coniugale (articolo 143 codice civile) e il sacrosanto diritto di incontrare e tutelare il marito diventano complicità e favoreggiamento; l'amicizia ventennale con un uomo di potere prende il sapore dell'opportunistico adulterio; la ricchezza si riversa sulla carta stampata come in una discarica, perché sterco del demonio. Lo snobismo sinistro si esalta e si spalma godurioso tra le righe dei resoconti di cronaca, ricchi di illazioni e perfidi giudizi. Non un'incertezza, non un dubbio a favore, tantomeno la tutela che si riserva a chi non ha cominciato ancora a parlare e non ha detto la sua.
Il pregiudizio di sinistra è rigoroso e dogmatico, nelle sue scontate espressioni finalizzate all'apostolato verso i lettori. Addirittura lei, invece apprezzabile, è tornata immediatamente da dove si trovava per sottoporsi alle necessità e richieste della giustizia, ben consapevole che sarebbe stata fermata dalla polizia, scesa la scaletta dell'aereo; ma i titoli, incuranti del gesto civile, non hanno perso l'occasione di berciare «arrestata all'aeroporto», così creando ulteriori suggestioni di colpevolezza in chi si limita a leggere l'annuncio e non approfondisce la notizia del testo.
Questo accanimento, naturalmente, perché è moglie di un politico di destra e si dà per scontato che anche lei lo sia. Come il sapiente ed esclusivo popolo della sinistra, considera reato certo tutto quanto lei dice, fa e decide con il marito. Lui è stato condannato e quindi – per i moralisti di sinistra rispettosi dell'unità familiare – anche lei è certamente colpevole: per la semplice circostanza che ne è la moglie? E Greganti o Penati, per esempio, non hanno mogli? E tutti gli altri indagati, processati o condannati del Pci o del Pd, sono forse scapoli? Oppure hanno mogli bruttine, asfittiche e frigide tanto da disinteressarsi del marito ed essere ignorate dalla stampa, prima durante e dopo processi e sentenze? O magari l'affascinante Chiara Rizzo è il genio del male, che tanto fa sognare chi, per autodefinizione, è buono, onesto e colto?
Forse dobbiamo pensare, in conclusione, che, nelle carceri e sulle prime pagine, i posti sono riservati a quei privilegiati della destra, amanti dello champagne, e i sinistri godono di cuccette riservate nel retropalco, dove vengono servite corroboranti bevande di indulgenza e condono?
P.S.: Non sono di destra, ma «anarchica» nel fare e nel sentire.

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