LE MISURE ANTI CRISI

Roma I ministri zitti non hanno bisogno di portavoce che trovino per loro pagine intere di interviste o spazi televisivi importanti nei talk show. Il quarto potere va comunque amministrato anche da un governo di supertecnici e superprofessori. Anche perché nessuno è perfetto, si veda il caso Clini: nonostante le strettissime direttive del premier Monti, il neoministro dell’Ambiente ha parlato troppo alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, facendo infuriare tutta la sinistra e Di Pietro su ogm e nucleare. Insomma, anche se comunicare non sarà la loro attività preferita, i neoministri si stanno dotando ciascuno della figura del portavoce, se non altro per gestire qualche ingenuità che i politici di lungo corso non conoscono per costituzione, ma che affligge, comprensibilmente, i nuovi umani ministri apartitici.
Una scelta salta all’occhio: molti hanno deciso di non rimuovere i capi degli uffici stampa già esistenti, figure più ministeriali e meno partitiche, capaci quantomeno di portare un bagaglio storico con cui indirizzare nei rapporti con i giornalisti i ministri novelli. Ma il ruolo del portavoce è diverso: è quasi l’alter ego del ministro stesso. Anche il capo di gabinetto è persona di strettissima fiducia, e alle prime scelte i ministri zitti sembrerebbero più orientati a pescare, oltre che tra amici e ex collaboratori, nell’area Pd.
Alla Cooperazione Internazionale, per esempio, ministero guidato da Andrea Riccardi, dovrebbe andare come capo di gabinetto il prefetto Mario Morcone, già responsabile dell’Agenzia per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, candidato del Pd alle comunali di Napoli, ora all’ufficio ristrutturazione delle prefetture italiane. E un ex uomo di Prodi e D’Alema approda al ministero del Welfare. Si tratta di Filippo Vecchio, già nello staff di palazzo Chigi con il professore e Baffino, scelto ora come portavoce dal neoministro Elsa Fornero.
All’Istruzione Francesco Profumo ha invece deciso di portare con sé Guido Schwarz, già suo portavoce al Cnr. Al ministero degli Esteri non c’è ancora un portavoce e per ora ne fa le veci Maurizio Massari, già capo della comunicazione della Farnesina con Frattini. Capo della segreteria è stato nominato l’ex ambasciatore a Panama, Placido Vigo. Al ministero della Giustizia dovrebbe invece arrivare l’esperta di giustizia all’Ansa, Silvia Barocci. Vacante il ruolo di portavoce anche al ministero dell’Interno, dove però la ministra Anna Maria Cancellieri ha confermato con entusiasmo l’attuale capo dell’ufficio stampa, Felice Colombrino. Il premier Monti invece ha confermato la sua portavoce a Bruxelles, la trevigiana Elisabetta (Betty) Olivi, classe ’50, già capo del settore Affari politici della rappresentanza della Commissione europea in Italia, figlia dell’ambasciatore Beniamino Olivi.
Chi il portavoce ce l’ha in casa è il ministro allo Sviluppo Economico e alle Infrastrutture Corrado Passera. La moglie, Giovanna Salza, ha seguito come ufficio stampa sia Alitalia che Air One. Impossibile che scelga lei, sarebbe il conflitto dei conflitti d’interesse. C’è chi dice che potrebbe fare a meno dello spin doctor, usufruendo delle strutture di quelli che, nel governo Berlusconi, erano due ministeri distinti.