il mondo di Daphne

Anche la moda (a volte) si tinge di giallo. Non parliamo di vestiti (anche se il giallo è tornato in passerella). Ma di una misteriosa stilista preoccupata per le sorti del fidanzato. Un rampollo a dir poco discusso in questo periodo: il figlio di Muammar Gheddafi.
Qualcuno giura che l'ha sentita più volte raccontare di lui, a cene e occasioni mondane. Ma nessuno osa dire il nome della stilista, e ci si chiede chi sia l'avventurosa designer e soprattutto a quale dei figli del raìs si riferisca. Forse quello che ha parlato in difesa del regime del padre accusando di malafede gli organi d'informazione internazionali nel bel mezzo di una guerra civile? In attesa di scoprire di più, si registrano altri piccoli gialli (molto più lievi, per fortuna) nei backstage di alcune sfilate. Da Dolce&Gabbana, che nel loro spazio al Metropol hanno installato un sistema wi-fi per far comparire i commenti degli invitati su grandi schermi posizionati intorno alla passerella, ci si chiede di chi sia davvero un «post» arrivato da uno smartphone. La firma è quella di Anna Wintour. Il contenuto, un'esortazione: «Veloci, fate iniziare la sfilata». Ma quelle parole in inglese precedute da un teutonico «schnell» fanno scattare una piccola indagine. Mistero subito svelato nel backstage di Gaetano Navarra, che fa sfilare solo 13 modelle con altrettanti look rigorosamente monocromatici (uno chicchissimo color sabbia). Ci sarà qualche arcano dietro questo numero, dato che lo stilista è nato il giorno 17? Navarra subito smentisce: «Niente misteri: avevo scelto 12 look, poi ne ho aggiunto un altro: ora preferirei dire che sono 12 più uno…». Anche se in realtà alla fine sono stati 14, perché l'ospite d'onore Anna Tatangelo (che a Sanremo ha vestito Navarra), sfoggia proprio una delle sue sofisticate mise.
Nel parterre di Laura Biagiotti il giallo si sviluppa tutto intorno alla gonna di Alba Parietti (inviata di Radio Montecarlo), che è talmente corta da essere invisibile. Mentre al termine della sfilata di Missoni, alla Statale, dove si sono viste tante fatine sognanti, vestite di colori pastello, gli ospiti se ne vanno tranquilli. Tutti tranne Paolo Kessisoglu che, reduce da Sanremo e vestito con un total look Missoni, «in onore di questa famiglia che stimo moltissimo», resta per una ventina di minuti fuori dal portone centrale della Statale (quello che gli studenti non dovrebbero mai attraversare prima di un esame) ad aspettare un taxi. Si avvicina speranzoso a ogni auto bianca che si ferma lì davanti, ma della sua nessuna traccia. D'altra parte in questi giorni, trovare un taxi a Milano è (quasi) più difficile che trovare l'arma di un delitto.