Monsignor Scarano, il Vaticano chiede rogatoria all'Italia

Il Vaticano continua le proprie indagini su monsignor Nunzio Scarano, il contabile dell'Apsa arrestato in Italia con l'accusa di corruzione e truffa (è accusato aver riciclato denaro sporco per far rientrare in Italia circa 20 milioni di euro dalla Svizzera), e ha attivato una richiesta di rogatoria internazionale all'Italia.
Si tratta della prima volta nella storia dei rapporti tra Italia e Santa Sede, che conferma sia la volontà di trasparenza del Vaticano che il clima di cooperazione da tempo in atto tra le magistrature delle parti. Da parte sua la procura di Roma, i 31 luglio, ha annunciato una richiesta di rogatoria al Vaticano su Scarano.
Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha confermato che il promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giampiero Milano, «ha inoltrato, per le vie diplomatiche, una rogatoria diretta alla Procura di Roma per ottenere la collaborazione della magistratura italiana per il procedimento aperto (in base ai rapporti avuti dall'Autorità di informazione finanziaria) nei confronti di monsignor Scarano nell'ambito della giurisdizione dello Stato della Città del Vaticano».
Da prima del suo arresto in Italia, monsignor Scarano era stato sospeso dalle sue funzioni presso l'Apsa, la Amministrazione della Sede Apostolica dove prestava servizio come contabile analitico. Nel volo da Rio a Roma, lunedì scorso, il Papa aveva commentato con i giornalisti l'arresto del prelato: «abbiamo questo monsignore che è andato in galera: pensate che sia andato in galera perchè somigliava alla beata Imelda? È uno scandalo, una cosa che fa male». Monsignor Scarano, 61 anni, è in carcere dal 28 giugno per corruzione e truffa.