Monti ai supplementari ma la vera partita ora si gioca sul rigore

RomaOra Monti si prepara a fare il Merkel in Patria. Incassato lo scudo anti-spread nella battaglia di Bruxelles, il premier si ributta nel combattimento interno sul fronte caldo dei tagli alla spesa pubblica. Una partita difficilissima che vede contrapposti non solo governo e governatori (sulla sanità) ma anche governo e sindacati (sul pubblico impiego) e governo e governo (sui tagli ai ministeri). Sullo sfondo, i soliti paletti dei partiti, soprattutto quello di Bersani, allergico alle strette eccessive allo stato sociale. Ma le grane del premier non sono finite qui: c’è la mozione per chiedere le dimissioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in votazione il 4 luglio; c’è il decreto Sviluppo che dovrebbe accogliere le modifiche al provvedimento sul mercato del lavoro, approvato in fretta e furia per dare un’arma in più in mano al premier nel duello del vertice europeo. Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta.
Il capitolo più spinoso riguarda la spending review che, assicura il sottosegretario Catricalà, «ormai è solo una questione di giorni». Di certo dopo mercoledì, visto che il giorno prima, alle 11, il governo incontrerà ancora una volta i governatori delle Regioni, dopo la fumata nera della settimana scorsa. L’obiettivo è chiaro: «Abbiamo il dovere di colpire alcuni sprechi». Poi, il sottosegretario lancia un appello ai partiti: «Ci aspettiamo il sostegno del Parlamento, così come è avvenuto fino ad ora». Per la posta in gioco si parla di 4,2 miliardi entro l’anno. Cifra, assicura Catricalà, «che ci permetterebbe di non aumentare di due punti l’Iva per raggiungere il pareggio di bilancio». Ma molto dipende da come i mercati reagiranno domani al risultato di Bruxelles. Se, cioè, valuteranno positivamente l’introduzione della ciambella del fondo salva stati e quindi lo spread inizierà a scendere vistosamente oppure no. In ogni caso, il premier sarebbe orientato a portare avanti una versione «strong», non dando per acquisita la sperata boccata d’ossigeno da parte della speculazione.
Capitolo statali: si parla di 10mila esuberi. E quindi è in arrivo la scure per il 20 per cento dei dirigenti, del 10 per cento dei dirigenti di secondo livello e del 5 per cento di altri ruoli. Per loro, o la mobilità (spostarsi d’ufficio magari lontano da casa) o la cassa integrazione. Oppure il prepensionamento, andando in deroga alla riforma del Lavoro appena approvata. I sindacati sono già sul piede di guerra: «Attenzione a toccare gli statali o sarà mobilitazione a tappeto e in tutte le città», minaccia Bonanni. Poi c’è il taglio delle Province che sono in subbuglio e indicano altri obiettivi da colpire tra cui una miriade di enti strumentali, società, consorzi, enti inutili segando i quali si risparmierebbero 7 miliardi l’anno. Anche queste 3.127 società finiranno nel mirino. Quindi il capitolo sanità, decisamente rovente. Perché su questo fronte c’è una battaglia interministeriale. Il dicastero di Balduzzi assicura una sforbiciata da più di un miliardo di euro entro fine anno. Ma quello dell’Economia chiede di fare di più: 2 miliardi, forse 3. Nel mirino l’acquisto di beni e servizi ma anche le spese per farmaci e case di cura convenzionate. La cura dimagrante dev’essere generalizzata. E qui i rivoltosi affondano il coltello al grido di «basta tagli lineari». Lo dicono i governatori che aggiungono, come il presidente della Calabria, Giuseppe Scopelliti: «Abbiamo già dato, ora basta». Lo dice anche il Pd che con Damiano avverte: «Si evitino i colpi d’accetta a carico del lavoro dei pubblici dipendenti e della sanità come è stato fatto per la previdenza». Lo dicono i sindacati che con la Cgil attaccano: «Non si capisce qual è la differenza con i tagli lineari a cui ci aveva abituati il governo precedente. Questi sono tagli lineari che in perfetta continuità rappresentano la quinta manovra sul lavoro pubblico, colpendo retribuzioni e mettendo in discussione posti di lavoro». Per Monti, forse, è stato più facile piegare la cancelliera di ferro.
Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 01/07/2012 - 08:50

Monti sarà buttato fuori per oltraggio alla "Casta"? Pare di si, ma le ragioni sono altre: i sindacati sono furiosi per non aver ottenuto un rafforzamento dell'art. 18 in senso pro sindacale e il capo dei sinistri capisce che se non si sbriga rischia di perdere l'autobus: c'é già Renzi sul predellino.