Monti alla Merkel: «Pronti a tutto per salvare l'euro»

Italia e Germania fanno quadrato con Mario Draghi nella difesa a oltranza dell'euro tentata dalla Bce. La Germania è pronta «a prendere tutte le misure necessarie» per proteggere la moneta unica, ha assicurato la cancelliera tedesca al premier Mario Monti in un colloquio telefonico avvenuto sabato scorso. Palazzo Chigi - alla vigilia di una settimana contrappuntata dai vertici con i capi di governo di Francia, Finlandia e Spagna - salda così un primo asse con Berlino. I due leader hanno poi condiviso l'urgenza di rendere concreto «senza alcun ritardo» lo scudo antispread licenziato dal Consiglio europeo di fine giugno.
«Non c'è tempo da perdere» neppure per il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker che ha iniziato a lucidare le armi sottolineando che l'Eurozona, insieme al fondo Efsf e alla Bce, si sta preparando ad acquistare, qualora si rendesse necessario, i titoli di Stato di Paesi in difficoltà. In base all'andamento dei mercati, saranno decisi «tempi e modalità» degli interventi.
Mister Euro ha poi candidato alla sua successione il tedesco Wolfgang Schaeuble, non senza però lanciare dalle colonne della Sueddeutsche Zeitung una violenta invettiva contro Berlino, accusandola di piegare gli interessi dell'Ue a questioni di bottega: «Perché si permette il lusso di fare continuamente politica interna su questioni che riguardano l'Europa? Perché tratta l'Eurozona come una sua filiale?», ha ruggito Juncker.
Allo stesso modo, ha aggiunto il primo ministro lussemburghese, occorre guardarsi dal populismo nella discussione sulla permanenza della Grecia nell'euro. Ma ancora ieri i panzer tedeschi con il vice-cancelliere Philipp Roesler rinnovavano i dubbi sul fatto che Atene tenga fede alle promesse fatte in cambio degli aiuti: la troika (Fmi, Bce e Ue) che avrebbe dovuto lasciare la capitale ellenica per poi tornare a fine di agosto, resterà in sede per seguire passo dopo passo il lavoro del governo.
Il dispiegamento deciso dell'Eurogruppo e i timori che rimbalzano dagli Usa (il segretario al Tesoro Tim Geithner vedrà prima Schaeuble poi Draghi) confermano la sensazione che quella iniziata oggi sarà una settimana decisiva per la sorte della moneta unica.
La prima prova per l'Italia è l'asta di oggi, dove il Tesoro chiederà 3,5 miliardi di Btp a media e lunga scadenza. In sostanza un test di credibilità per la Penisola e il suo governo dopo il muro antrispread eretto da Draghi e il buon esito dell'asta dei Bot di venerdì scorso. Quando via XX Settembre ha collocato titoli per 8,5 miliardi, spuntando tassi in calo di mezzo punto al 2,45 per cento.