Prima Monti snobbava l’allarme adesso gioca a fare il sismologo

Ma il terremoto si può prevedere oppure no? Tutti i sismologi d’Italia, almeno quelli considerati affidabili, da sempre sostengono che sia impossibile, che si tratti di una chimera, una leggenda buona per i patiti degli allarmi internettiani. Ieri però la Commissione grandi rischi ha fatto un altro passo controverso: nella sua relazione, ha annunciato il pericolo di nuove scosse in Emilia usando persino la parola «probabilità». Finora, si è sempre parlato di «possibilità». Una sottigliezza? Mica tanto. Perché la probabilità, almeno in teoria, si può di solito calcolare in termini di percentuale statistica. Alla luce di quanto annunciato adesso, oltretutto, assume una luce sempre più inquietante la mancata pubblicità data alla precedente relazione della stessa Commissione, quella messa nero su bianco il 28 gennaio 2012. Un documento allarmante ma ignorato, almeno finché il Giornale non l’ha scoperto e l’ha pubblicato, dopo il secondo terremoto.
L’annuncio di ieri, tra l’altro, è stato dato con un’enfasi che non s’era mai vista, tanto da costringere il professore-premier Mario Monti a fornire a denti stretti qualche rassicurazione. «Il governo, anche sulla base delle indicazioni fornite dalla Commissione grandi rischi- ha detto al termine di una riunione a palazzo Chigi-, sosterrà e rafforzerà le iniziative già in atto assumendo con la regione Emilia Romagna tutti gli interventi necessari all’emergenza».
Un allarme a singhiozzo, con frenata incorporata: il presidente del Consiglio al tempo stesso ha aggiunto che «un governo non può scongiurare i terremoti, né tanto meno, anche se dotato delle più moderne tecnologie come la Commissione grandi rischi, può prevederli». E allora a che serve l’annuncio di ieri?
È esattamente la domanda che è rimbalzata ieri in Emilia Romagna, dove ovviamente l’allarme si è subito ingigantito on line, amplificandosi di voce in voce, di mouse in mouse. La Commissione grandi rischi del resto, contribuisce ad alimentare la tensione: «Nel caso di una ripresa dell’attività sismica nell’area già interessata dalla sequenza in corso- si legge nel comunicato- è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza. E non si può escludere l’eventualità che l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino ad ora». E i tecnici indicano perfino la direzione verso cui potrebbe incanalarsi il sisma: a est.
Dura la reazione dei sindaci della zona definita a rischio. A Finale Emilia, Fernando Ferioli è sbottato: «Sono molto arrabbiato, e sto anche pensando di presentare denuncia per procurato allarme». «Mi chiedo come abbiano fatto a prevedere le scosse, per di più in un’area così definita - dice Ferioli -. Noi qui stiamo tutti cercando di risollevarci e di tranquillizzarci e arriva questa notizia. Dov’erano queste persone prima del terremoto? E cosa dovremo dire alle aziende, quelle stesse che stanno tentando di recuperare? Ora c’è il rischio che si fugga da questo territorio». Stessa reazione anche a Carpi: «E ora che dovremmo fare?». Solo all’Aquila, dove la Commissione è sotto processo proprio perché avrebbe sottovalutato l’allarme, c’è quasi soddisfazione. «Hanno imparato la lezione», chiosa il sindaco Massimo Cialente.
Un pasticcio, l’ennesimo.