Monti va in trincea, via al «percorso di guerra»

RomaL'Italia ha intrapreso «un percorso di guerra durissimo», ha detto ieri Mario Monti. Poco dopo tutti hanno capito che quella del premier non è una dichiarazione di vittoria perché la crisi è finita. Non è ancora il caso di togliersi l'elmetto e consegnare le armi. Anzi il governo si sta attrezzando per affrontare altri conflitti, anche grazie a un gabinetto, una task force anti crisi composta da Vittorio Grilli, che ieri è stato nominato a sorpresa ministro dell'Economia, con la rinuncia del presidente del Consiglio alle deleghe di via XX settembre.
A Palazzo Chigi resterà un comitato per il coordinamento della politica economica e finanziaria, presieduto dal premier e del quale faranno parte, oltre a Grilli, Corrado Passera e altri ministri competenti. Alle riunioni potrà essere invitato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco.
Un gabinetto di guerra, quindi, per affrontare il settembre che si preannuncia durissimo, perché l'Italia dovrà tarare la politica economica sulle novità degli ultimi mesi, in particolare interessi sul debito pubblico sempre più cari per lo Stato e una crescita dell'economia sotto le aspettative. A ricordarlo ieri è stato proprio il governatore di Bankitalia. «L'economia italiana è ancora in recessione. Secondo le previsioni di consenso, il Pil diminuirebbe di poco meno di due punti percentuali».
Per ora il premier si è soffermato sulle sfide che il Paese e il governo hanno già affrontato. «Una guerra contro i diffusi pregiudizi, contro la diffusa e un po' cinica sottovalutazione di noi stessi che si accompagnano nella psicologia italiana a momenti di superficiale esaltazione. Una guerra contro gli effetti iniziali di scelte passate». Inoltre, ha spiegato ancora Monti, «il Paese ha iniziato un percorso di guerra durissimo anche contro i vizi strutturali della nostra economia».
Il premier, intervenuto all'assemblea annuale dell'Abi, si è detto convinto che le sue riforme avranno un effetto positivo. «Ci vorrà tempo per avere effetti sulla crescita e l'occupazione, ma gli effetti ci saranno, non ho alcun dubbio che questo avverrà in qualche punto del 2013». Nello stesso anno «sarà possibile raggiungere il pareggio di bilancio». Certezze messe in dubbio da altri osservatori, ad esempio la Banca d'Italia che ha previsto un calo di due punti di Pil per il prossimo anno.
Dei rischi Monti non parla, ma ricorda gli ultimi mesi del precedente governo, in un modo che molti hanno interpretato come una risposta a Silvio Berlusconi, pronto a scendere in campo di nuovo. Al G20 di Cannes, l'ultimo con il governo di centrodestra in carica. «Il mio predecessore, Berlusconi, fu sottoposto a pressioni sgradevolissime e, immagino, prossime all'umiliazione che sostanzialmente, nell'intenzione dei prementi, avrebbe portato l'Italia a cedere buona parte della sua sovranità e discrezionalità».
Decisamente più duro il fronte interno per Monti che ieri, parlando ai banchieri italiani, ha messo da parte la prudenza degli ultimi mesi (in particolare sulla riforma del lavoro) e ha criticato sindacati e concertazione con toni simili a quelli di quando era professore. «Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro». Frasi che hanno suscitato proteste dei sindacati, in primo luogo di Susanna Camusso, leader Cgil: «Non accettiamo lezioni di democrazia da chi è stato cooptato». In serata al premier è poi toccata un po' della concertazione che non gli piace, quella con i governatori, anche loro in guerra per i tagli alle Regioni previsti dalla spending review. Sanità innanzitutto e poi anche trasporto pubblico locale. Il premier si è mostrato disponibile, ma ha precisato che i saldi non si toccano. Confermando che la spending è una manovra. E che siamo ancora in guerra.