Moody's boccia ancora l'Italia Ma stavolta le Borse la snobbano

Lo schiaffo di Moody's all'Italia, declassata di ben due gradini con un blitz notturno, colpisce a vuoto. Il mercato si incarica di smentire l'agenzia, che ha declassato i titoli di Stato italiani da A3 a Baa2: poche ore dopo, il Tesoro colloca senza difficoltà tre miliardi di Btp triennali a un tasso del 4,65%, il più basso da maggio, a fronte di una richiesta doppia rispetto all'offerta. Un risultato che dà la carica a Piazza Affari, che chiude in rialzo (+0,96%) allineandosi agli altri mercati in Europa, anche se lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che subito dopo l'asta era sceso sotto i 470 punti base, nel finale è risalito a quota 478.
Scampato pericolo, dunque, almeno per ora: ma resta il fatto che il declassamento da parte di Moody's da A3 a Baa2 porta la valutazione del rischio sovrano italiano a soli due gradini dallo status di «junk bond», obbligazione spazzatura. Di conseguenza, molti gestori di fondi d'investimento potrebbero decidere di togliere dai loro portafogli titoli di Stato con un rating così basso: se non subito, a breve scadenza, visto che potrebbero arrivare nuovi declassamenti. Infatti, l'agenzia di rating ha mantenuto l'outlook negativo, ovvero ha messo in conto la possibilità di ulteriori tagli.
Nel suo rapporto, Moody's punta l'indice sul deterioramento delle prospettive economiche di breve termine dell'Italia, nonostante le misure e le riforme adottate dal governo Monti, e sulla prospettiva di un inasprimento del clima politico in vista delle elezioni del 2013. L'esecutivo ha proposto riforme «che hanno la potenzialità - scrive l'agenzia - per migliorare la crescita e le prospettive di bilancio». Ma a detta degli esperti di Moody's «i rischi che gravano sull'attuazione delle riforme restano considerevoli»: in altri termini, la recessione potrebbe portare le forze politiche a frenare l'azione del governo.
Non solo: tra le cause che determineranno «un ulteriore netto aumento dei costi di finanziamento» ci sono «segnali di erosione» degli investimenti esteri. Pesa infine, secondo l'agenzia di rating, il rischio di un contagio da Grecia e Spagna.
Ma l'Europa questa volta non ci sta: Bruxelles boccia la mossa intempestiva di Moody's e promuove invece a pieni voti l'impegno dell'Italia per le riforme e il risanamento dei conti pubblici. Simon O'Connor, portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, non entra nel merito della decisione dell'agenzia di rating ma ne contesta il timing: «Pensiamo che ci si possa legittimamente e seriamente porre la questione dei tempi, se i tempi siano appropriati». E, secondo Bruxelles, non lo sono, visti gli sforzi senza precedenti che l'Italia sta facendo sulle riforme e il consolidamento dei conti pubblici. «Riteniamo che l'azione politica italiana per assicurare finanze pubbliche solide e per affrontare le debolezze strutturali di lunga data è determinata e ampia». Le riforme sono «impressionanti, se non senza precedenti». E Rehn ha definito «inappropriata» e «discutibile» la tempistica di Moody's.
«Il nostro Paese manifatturiero è molto più forte di quello che appare dalle valutazioni di Moody's», dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Con lui, banche e imprese di ogni dimensione: Abi, Ania, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confindustria e Rete Imprese Italia reagiscono a quello che considerano un attacco non solo al governo, ma all'Italia intera. «Il nostro Paese è solido, l'Italia è la sesta economia ad alto reddito del mondo», è la premessa della nota congiunta, di fronte «all'ennesima valutazione destabilizzante» dell'agenzia Moody's, che giudicano «irresponsabile». Per questo sollecitano le autorità europee ad «agire con urgenza per annullare gli effetti dei rating previsti dalle norme oggi in vigore».
Anche i sindacati sono sul piede di guerra. La Cgil giudica il declassamento «al tempo stesso tragico e ridicolo». Luigi Angeletti della Uil auspica «un'agenzia di rating, sul serio, indipendente e libera da conflitti di interesse». Per Raffaele Bonanni della Cisl, invece, il downgrade è indice della necessità di «maggiore concertazione» tra parti sociali e governo.
Di diverso avviso gli analisti di Bank of America Merrill Lynch: «Un'uscita ordinata dall'euro - scrivono in uno studio riportato da Bloomberg -, darebbe all'Italia benefici in termini di miglioramento della competitività, crescita economica e finanza pubblica». Stesso scenario «suggerito» anche per l'Irlanda e la Grecia, mentre i danni maggiori arriverebbero alla Germania.