LE MOSSE DEL GOVERNO Le misure anti crisi

RomaAnni fa un cronista sportivo iniziò un pezzo così: «giallo, giallo, giallo; tre volte giallo». Parlava di Maradona. Lo stesso vale per le frasi di Fabrizio Saccomanni sulle privatizzazioni.
Primo giallo. A Mosca, il ministro dell'Economia rilascia un'intervista a Bloomberg. Annuncia che il governo sta considerando «la possibilità di ridurre la nostra partecipazione nelle compagnie controllate dallo Stato». Ed aggiunge: Eni, Enel e Finmeccanica «sono compagnie profittevoli, che danno dividendi al Tesoro. Così dobbiamo considerare anche la possibilità di usarle come collaterali per la riduzione del debito». Le frasi del ministro arrivano a Borsa aperta (i titoli delle tre aziende chiuderanno la giornata con perdite maggiori dell'indice generale). Nel complesso, il portafoglio in mano allo Stato di Eni, Enel e Finmeccanica varrebbe 10,3 miliardi. Nel 2013 ha garantito un dividendo di 610 milioni di euro.
A Londra, suscitando grande attenzione negli investitori stranieri incontrati, Enrico Letta ha annunciato una road map nei prossimi mesi proprio su privatizzazioni e debito pubblico. L'annuncio moscovita di Saccomanni sembra rientrare in questa logica.
Secondo giallo. Sempre da Mosca, il portavoce del ministro precisa subito dopo che le soluzioni annunciate sono «ipotesi che vanno valutate con molta cautela perché si tratta di società quotate». E che, in qualunque caso, «il governo intende valorizzare i propri asset e quindi non esclude in futuro un piano di valorizzazioni che include le partecipazioni delle quali è in possesso». E aggiunge che «tra le idee da valutare in futuro c'è anche l'ipotesi di utilizzare le partecipazioni come collaterali per operazioni finanziarie».
I «collaterali» vengono, appunto, utilizzati per operazioni finanziarie: vengono dati in «pegno» in cambio di prestiti. Eppure, l'Italia non ha problemi ad accedere sui mercati per ottenere finanziamenti. Allora perché usare i titoli di Eni, Enel e Finmeccanica come collaterali per operazioni finanziarie? Molto probabilmente, perché in tal modo si pensa di ripagare il debito senza ricorrere al mercato. Al ministero dell'Economia hanno infatti allo studio l'ipotesi di muovere (valorizzare) la quota pubblica in Eni, Enel e Finmeccanica; e non solo quelle. L'obiettivo è - attraverso la Cassa depositi e prestiti - proprio quello di finanziarizzare la quota pubblica delle società (trasformata in collaterale) per ripagare il debito senza ricorrere al mercato. Non solo. È anche allo studio anche la possibilità di dirottare sul Fondo ammortamento titoli gli eventuali proventi della privatizzazione delle società municipalizzate. Ma serve una legge.
Terzo giallo. A pochi minuti dalla chiusura di Borsa, il ministero dell'Economia diffonde da Roma un comunicato in cui ricorda che Saccomanni ha rilasciato un'intervista «in cui ha formulato diverse ipotesi di valorizzazione del patrimonio pubblico senza mai citare specifiche società». Sul sito dell'Economia, però, appare una scritta: «il sito resterà off line dal 19 al 21 luglio. Attività di manutenzione programmata».
Prima del comunicato, si erano scagliati ufficialmente contro le ipotesi di Saccomanni i sindacati. Ed in maniera più discreta - ma non per questo meno incisiva - Pd e Pdl con una serie di telefonate a Palazzo Chigi. Raffaele Bonanni della Cisl: «siamo totalmente contrari all'ipotesi ventilata dal ministro. Le società pubbliche sono già da tempo nel mirino degli appetiti famelici degli investitori stranieri». Non è da meno Luigi Angeletti della Uil: «Vendere i gioielli di famiglia piuttosto che ridurre gli sprechi è una di quelle scorciatoie che ci porta nello strapiombo». Benedetto Della Vedova (Scelta civica), al contrario, è favorevole. Ed è l'unico della maggioranza. Boccia e Colaninno (Pd) si dicono soddisfatti della nota del Tesoro che ridimensiona le frasi di Saccomanni sulle privatizzazioni. Come a dire: nessuno ce ne aveva mai parlato. I big del Pdl tacciono: le privatizzazioni sono un loro cavallo di battaglia, ma non con le modalità tratteggiate dal ministro. Beppe Grillo parla di «Saccodanni collaterali».

Commenti
Ritratto di Nopci

Nopci

Sab, 20/07/2013 - 16:28

SACCOMANNI UN KAZAKO di ex banca D'italia che dice KAZZAKiate. Se cosi fosse,senza le nostre Eni Enel e Finmeccanica dovremmo fare la spesa ogni dì al SUPERMERCATO ESTERO.TANTO ABBIAMO DISMESSO TUTTO,FAREMO SOLO PRODUZIONE "FERRARI E TOD'S"(GIA' CI PENSA LA CINA A CLONARE).

Ritratto di Nopci

Nopci

Sab, 20/07/2013 - 16:38

SE IL PESCE MARCISCE SI TAGLIA LA TESTA PER POTERLO MANGIARE.LA TESTA E' " GLI STIPENDI BUROCRATI DA €50.000,00 AL MESE SINO A QUELLI DI 14.000,00€".POTRANNO MANGIARLO IN MOLTI.RICETTA DELLA NONNA.