Il mostro è un ragazzino: "Ho bruciato viva Fabiana"

L'ha accoltellata per gelosia, poi ha preso la benzina. Interrogato, non mostra pentimento: "Ho dovuto faticare un po'...". Lei lo supplicava: "Non lo fare"

Corigliano Calabro (Cs) - «Sono stanco, voglio andare a dormire...». Il fidanzatino di Fabiana Luzzi la sedicenne bruciata viva nella serata di venerdì scorso a Corigliano Calabro, lo ha ripetuto per quasi tutta la notte nella caserma dei carabinieri di Rossano che lo hanno messo sotto torchio. Poi la confessione più agghiacciante: «L'ho accoltellata e ho bruciato il suo corpo quando era ancora viva». La sera di venerdì i genitori di Fabiana Luzzi, sedici anni da compiere il prossimo mese di giugno, avevano denunciato la scomparsa della figlia: dopo l'orario scolastico non aveva fatto ritorno a casa. Era successo altre volte, ma i carabinieri diretti dal colonnello Francesco Ferace e dal suo vice Vincenzo Franzese, avevano voluto comunque indagare sugli ultimi spostamenti della giovane. Era stata vista in compagnia del fidanzatino, nel primo pomeriggio, quindi era lui che l'aveva vista per l'ultima volta prima.

La scorsa notte il ragazzo ha rivelato i particolari sconvolgenti dell'omicidio al sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Rossano Maria Vallefuoco che lo ha interrogato su delega della Procura dei minorenni di Catanzaro. E dopo un interrogatorio fiume davanti al magistrato durato oltre otto ore ha confessato: «Era gelosa di me ed io di lei. Abbiamo litigato cosi l'ho ammazzata». Lucido, sereno, quasi a raccontare, rivelano gli inquirenti che hanno condotto l'interrogatorio, la trama di un libro o di un film con altri protagonisti. Mai un cedimento, mai una lacrima, mai un momento di debolezza. Solo qualche volta, un pizzico di emozione, ma senza nessun ripensamento o pentimento anche quando racconta come lei lo pregava: «Ti prego non lo fare, non lo fare, ti prego».

Fabiana Luzzi è morta cosi, per una lite tra fidanzatini a sedici anni. Una lite al culmine della quale si è scatenata la furia omicida dell'assassino, che si è sfogata con una serie di coltellate che non hanno dato scampo alla vittima. Nel paese, tra gli amici, si racconta di come fosse un ragazzo silenzioso, taciturno che non amava molto confrontarsi con gli altri, e che con Fabiana usava spesso alzare le mani. Cosi deve essere accaduto venerdì pomeriggio. Secondo il racconto dello stesso giovane aveva voluto incontrare la ragazza per chiarire alcuni aspetti del loro rapporto. Una relazione molto travagliata, ripresa da poco dopo un periodo di separazione, all'inizio del mese di maggio. É stato sempre lui, nella tarda serata di sabato, a indicare dove si trovava il cadavere, abbandonato in una zona isolata poco distante dall'istituto per ragionieri frequentato dalla vittima, era lì che lui era andato a prenderla. Il ragazzo ha raccontato che il giorno prima, dopo essersi incontrato con la fidanzata, si è appartato con lei in una strada isolata nelle vicinanze dell'istituto. Ha poi spiegato di aver avuto la lite con la ragazza per colpa di una serie di contrasti che andavano avanti da qualche tempo e che erano stati all'origine della separazione. L'ha poi colpita con un coltello che si era portato dietro, forse, premeditando l'omicidio. Ha poi raccontato di avere gettato l'arma poco distante, insieme allo zainetto e al cellulare della vittima, che non sono stati ancora trovati, e di essere andato poi a rifornirsi della benzina per bruciare il corpo.

Ma una volta tornato sul luogo il particolare più terribile: nonostante le coltellate Fabiana era ancora viva, ma questo non lo ha fermato anche se, dice con incredibile freddezza, ha dovuto faticare più del previsto per cancellare ogni traccia. Nel dare fuoco alla fidanzata il giovane si è ustionato: ha così raggiunto l'ospedale di Rossano che ne ha disposto il trasferimento in ambulanza al centro grandi ustioni di Brindisi dove il giovane è stato dimesso la notte tra venerdì e sabato. L'assassino, figlio unico di famiglia modesta, padre operaio e madre casalinga, è lontano da ambienti criminali. Ora si trova nell'Istituto penitenziario minorile di Catanzaro. Una delle tre sorelle di Fabiana Luzzi, uscendo dalla casa dei genitori non ha voluto dire che poche parole ai giornalisti: «Non vogliamo dire niente. Grazie. Siamo chiusi nel nostro dolore». Una tragedia che non ha parole.

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Commenti

Accademico

Lun, 27/05/2013 - 09:31

Si proceda con tutta urgenza alla Riforma della Giustizia. La situazione sta sfuggendo di mano. Occorrono certezza della pena in tutti i casi e carcere duro anche per i minori che si sono macchiati di delitti così efferati.

franco@Trier -DE

Lun, 27/05/2013 - 10:43

cosa è calabrese, capisco tutto allora.

armbia

Lun, 27/05/2013 - 11:27

Il Giornale edizione cartacea di oggi pag. 15 articolo di Daniele Abbiati. Ad oggi è il migliore e coraggioso commento in assoluto della "foto" scattata all'attuale società riferita ai "minori". Complimenti, complimenti, complimenti. E..un assassino non è un "lazzarone" ma un assassino!

blues188

Lun, 27/05/2013 - 11:27

Molte volte ho constatato come quelli del Sud allevano i figli: lasciano far fare tutto, ma proprio tutto, scordandosi di essere educatori. Non pongono limiti né sgridano mai. Ovvio poi che crescendo in tal modo, appena grandi sentono il 'diritto' di poter ammazzare o comunque del danneggiare il prossimo. Ci vogliono meno cortei antimafia e più educazione ai figli.

AndreaT50

Lun, 27/05/2013 - 11:29

Non sono molto "Di Chiesa" ma questa mattina ci sono andato ed ho acceso una candela davanti alla Madonna, non sapevo che cosa fare né che cosa dire: ho pianto.

linoalo1

Lun, 27/05/2013 - 11:31

Ma i genitori non hanno mai nessuna colpa?Che educazione hanno dato ai loro figli?Ahhhh!!!! dimenticavo!I figli non vanno mai toccati!Guai a chi si azzarda a riprenderli o ,peggio,a chi gli da una sberletta!Arrivano subito i genitori a denunciare una scuola!Certo,bisognerebbe prima educare i genitori!Del resto,è proprio vero il proverbio:ciascuno raccoglie ciò che semina!Ed i genitori,smettano di fare gli ipocriti!Le colpe di quanto accade ai loro figli ed anche di quello che fanno,sono,spesso,colpe loro(dei genitori)!Fatevi un esame di coscienza,non con il cuore ma con la testa e,forse,capirete dov'è il problema!Lino.

Ritratto di Chichi

Chichi

Lun, 27/05/2013 - 11:32

La sensazione più viva e tormentosa, tra le tante che cose del genere suscitano in me, è una profonda tristezza, senza nemmeno un placebo che possa lenirla, cacciarla via almeno per un po’. Ha ragione Daniele Abbiati in queste stesse pagine: “I minorenni non esistono più”. Ed io sento come se una parte di me fosse morta prima di me stesso. Quando io ero adolescente, la vita era dura, e molto più dura per due fratelli che avevamo perso nostro padre, quando, mettendo insieme le nostre età, a stento ottenevamo i 21 anni canonici per i maggiorenni. Non aveva maturato una pensione nostro padre. Non avevamo quasi nulla. E nostra madre, tenera e forte, assunse anche il ruolo di padre. Siamo stati figli ammirevoli, anche perché, se non lo eravamo, le regole “della casa” ce lo hanno fatto diventare. E come dimenticare le lunghe sere d’autunno e d’inverno, la regola ferrea che all’imbrunire bisogna essere a casa? Rivedo La cena, sempre tutti insieme, senza possibilità di scelta, grati che qualcosa da mettere a tavola mamma l’aveva inventata. E lei, nostra madre (quarta elementare, lettrice accanita), che davanti al caminetto, alla luce fiocca di una lampadina… a “basso consumo”, leggeva per noi un libro… Cose passate. Oggi cose uccise. Ma non chiamiamoli mostri questi adulti prematuri. Sono solo vittime, uccisori e uccisi. Abbiamo scippato loro la fanciullezza e l’adolescenza. I mostri? L’aver seguito pedissequamente le mode pedagogiche già fallite oltreoceano, la smania di avere figli campioni, e figlie reginette di qualcosa, il razzismo culturale che osanna i vincenti e disprezza i perdenti;, il sesso che condisce ogni manifestazione della vita, anche quando non c’entra nulla. Per non parlare della politica, che trova negli adolescenti carne da macello per guadagnare qualche voto, e le leggi che riesce a partorire a questo scopo…Marcello Veneziani, sempre sul il Giornale di oggi ce ne da un prezioso resoconto nel suo articolo “I nuovi dittatori dei diritti civili”. Dio ci perdoni e protegga dalla nostra stupidità i nostri figli e figlie.

cwo11

Lun, 27/05/2013 - 11:50

franco@Trier; blues 188 Pietro MASO era veronese, certe scemenze pseudorazziste potreste anche risparmiarcele. FIguriamoci poi se fosse stato un extracomunitario, quante ne avreste raccontate assieme ai vostri compari Salvini e Maroni.

franco@Trier -DE

Lun, 27/05/2013 - 20:07

CORIGLIANO CALABRO è IN PROV DI VERONA? NON LO SAPEVO BIFOLCO CHE FOSSE NATO A VERONA.

franco@Trier -DE

Lun, 27/05/2013 - 20:08

SI VEDO DALLA CARTINA CHE è A VERONA.

mbotawy'

Mer, 29/05/2013 - 02:41

In questo caso come in molti altri omicidi,la applicazione della pena di morte, e' una condanna di giusta misura, mentre la condanna in carcere,che facilmente viene dimunuita per varie ragioni,non puo' far parte della parola "giustizia".