Multe e cause per la musica Si paga pure per canticchiare

Marilyn Monroe e J. F. Kennedy no, quella volta, 19 maggio 1962, i diritti d'autore non li pagarono. E le sorelle Hill, autrici di Happy birthday to you, nemmeno allora intascarono il copyright. Ma non perché erano già defunte. Bensì perché la canzone, nata col titolo Good morning to all, non era coperta da alcuna tutela. Da allora divenne ancora più popolare e intonata ad ogni compleanno, senza controlli. Liberismo musicale, si potrebbe dire. Scritta nel 1893, è rimasta di patrimonio pubblico per quasi un secolo fino a quando, nel 1988, la divisione musica della Warner ne è diventata proprietaria esclusiva. Alla Good Morning To You Production che sta realizzando un documentario proprio sulla storia del motivetto del buon compleanno però la faccenda non sta bene.
Per utilizzarlo nel solo mese di marzo ha dovuto pagare una tassa di 1500 dollari (la multa per la riproduzione del brano senza permesso ammonta a 150mila dollari). Da qui l'azione legale intentata in un tribunale federale americano perché la Warner liberi Happy birthday dal controllo sui diritti. La controversia ha tutta l'aria di durare a lungo in quanto la società querelante pretende anche che la Warner restituisca gli incassi ottenuti finora dal copyright, circa due milioni di dollari l'anno.
«Chi fermerà la musica», cantavano i Pooh una ventina d'anni fa. Tribunali, giudici, avvocati, ma anche finanzieri: se non proprio a fermarla, sono decisi a controllarne la diffusione. In Piemonte, per esempio, le Fiamme Gialle hanno schiacciato il tasto stop in centoventisei centri commerciali, negozi, farmacie e palestre che diffondevano abusivamente canzoni e brani forniti da un provider di Novara. Il quale aveva omesso di comunicare alla Siae e all'Scf, il consorzio dei fonografici, i dati relativi alla propria clientela che così non pagava i diritti d'autore. La Finanza ha sequestrato gli elaboratori utilizzati dai clienti collegati al provider pirata potendo riscostruire nei dettagli i contenuti diffusi. Nell'operazione «Music in black» disposta dalla Procura di Novara sono oltre cento le persone indagate per violazione delle norme sul copyright, con sanzioni amministrative per parecchi milioni di euro e il rischio di chiusura per alcuni esercizi coinvolti. Anche in questo caso gli accertamenti dureranno a lungo.
Vien da chiedersi chissà in quanti altri centri commerciali e palestre si diffonde musica senza rispettare le norme. E chissà se altre procure vorranno imitare lo zelo anti-evasione di quella novarese. La diffusione di brani musicali è quanto di più anarchico e incontrollabile. Sia di quella che si riproduce attraverso network di esercizi commerciali. Sia di quella che si esegue in spettacoli di paese, karaoke di piazza e manifestazioni estive più o meno improvvisate. Regolamentare e ingabbiare riproduzioni e esecuzioni di questo genere è impresa tutt'altro che semplice. E forse, come per la diffusione dei contenuti web, non è nemmeno un obiettivo imprescindibile.
Lasciateci cantare «Happy birthday» in santa pace, senza troppi puntigliosi controlli delle procure.