Napoli scassa De Magistris: «Vattene»

RomaLa spinta propulsiva, la «connessione sentimentale» tra il sindaco e la sua gente, la grande illusione della Rivoluzione arancione.
È un brusco segnale di risveglio quello che risuona nella città di Napoli, la «Napoli liberata», nell'espressione scelta da Luigi De Magistris all'indomani della vittoria del maggio 2011, insieme allo slogan «scasseremo tutto». Le auto in festa, i clacson festanti, la bandana arancione sono ormai frammenti di un tempo lontano. Ricordi sbiaditi sostituiti dalla fotografia della grande manifestazione di protesta andata in scena ieri tra le strade della capitale del Sud. Una convocazione imponente, una serrata da parte dei commercianti partenopei - con tanto di corteo cittadino contro le tante Ztl istituite nell'ultimo anno dal Comune - di cui non si ricorda un precedente simile negli ultimi 35 anni.
Gli esercenti si riuniscono in mattinata in piazza Carità. Serrande giù e altissima adesione. Tante persone per bene, esasperate per la situazione di degrado che cresce in città. Una manifestazione nella quale si infiltrano alcuni provocatori con lanci di petardi e bombe carta, oltre ad alcune minacce rivolte da alcuni contro i negozi rimasti aperti. Episodi di violenza che i commercianti storici di Chiaia, da Maurizio Marinella ad Assia Monetti, da Massimo Gallotta e Walter Marino a Carla della Corte, stigmatizzano pur respingendo il tentativo di alcuni di distogliere l'attenzione dal vero obiettivo della protesta. «Isolati episodi di minacce a esercenti che avevano deciso di non aderire alla manifestazione, sui quali è giusto che si indaghi, non possono mettere in discussione il successo della più importante serrata del commercio a Napoli, nata spontaneamente contro la politica dell'amministrazione comunale». «Siamo stati costretti a scendere in strada dopo oltre trent'anni per gridare il dolore dei nostri associati» spiega il presidente della Confcommercio, Pietro Russo. «La dimostrazione del disastroso stato di salute della città arriva dalle tante saracinesche chiuse e dagli oltre 8mila imprenditori in piazza per manifestare contro l'abusivismo, l'illegalità e il degrado urbano».
La clamorosa protesta di piazza è, dunque, il termometro di una città che, come ammesso dallo stesso De Magistris «aveva visto in me un sindaco con una funzione quasi salvifica e messianica ma il sindaco non è San Gennaro». Di fatto, come detto al Corriere del Mezzogiorno dal vicesindaco Tommaso Sodano, «le assemblee di popolo sono state il nostro fallimento». Il riferimento è al tentativo che è stato compiuto di creare spazi di confronto allargato. Prove tecniche di democrazia partecipata, spesso trasformatesi in confuso sfogatoio. Così oggi le forze sociali tradizionali lamentano la mancanza di ascolto da parte del sindaco, al contrario dell'approccio aperto del governatore Stefano Caldoro (con cui De Magistris ha stabilito un rapporto di grande rispetto) che punta molto sul dialogo con sindacati e associazioni di categoria, attraverso un tavolo permanente denominato «Contratto Campania». Una distanza, quella tra il primo cittadino e le forze sociali, che rappresenta il fallimento più evidente dell'approccio irruente, scapigliato e pre-politico «del sindaco rivoluzionario».