Negozi sempre aperti, in arrivo il referendum

«Io sto dalla parte delle commesse». Luca Zaia sintetizza in maniera inequivocabile cosa pensa il Veneto politico dei centri commerciali aperti alla domenica e alle feste comandate, primo maggio compreso. E per Veneto politico si intende tutto il consiglio regionale se è vero, come è vero, che la commissione Affari istituzionali ha approvato all'unanimità la richiesta di indire un referendum per restituire alle Regioni stesse il potere di regolamentare orari e giorni di apertura delle attività commerciali.
Già una volta il Veneto, insieme ad altre regioni, era uscito sconfitto dal ricorso per conflitto di attribuzione presentato alla Corte costituzionale contro la liberalizzazione avviata dal governo Monti in occasione della presentazione del decreto Salva (si fa per dire) Italia. Adesso per arrivare all'obiettivo di indire un referendum nazionale sull'argomento serve il via libera di almeno cinque consigli regionali. L'Abruzzo l'ha già dato, il Veneto lo darà ai primi di giugno (scontato il sì in aula dopo l'unanimità in commissione). «In Umbria e in altre regioni - assicura Pietrangelo Pettenò, il consigliere del gruppo Sinistra Veneta che ha convinto tutti i capigruppo ad approvare la proposta - ne stanno parlando. È la dimostrazione che a livello politico esiste un accordo trasversale basato sul buon senso». Peccato che il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, non sia dello stesso parere: «Nessun passo indietro sulla liberalizzazione degli orari dei negozi - ha detto - anche se i piccoli esercizi devono essere tutelati con sgravi fiscali e incentivi».
I primi passi concreti contro la liberalizzazione assoluta furono di Confesercenti e dei vescovi. Le raccolte firme vennero organizzate sui sagrati delle chiese di tutto il Veneto per protestare contro le aperture domenicali dei centri commerciali. Che, secondo Zaia, vengono oggi a torto considerati le nuove piazze. «Meglio passare le domeniche sul Piave», obietta il governatore.
Dalla sua parte è anche Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto: «Mettiamoci d'accordo - argomenta - se applaudiamo il Papa quando dice che la troppa ricchezza è lo sterco del diavolo e che è giunto il momento di cambiare stile di vita, poi non possiamo aprire i templi del consumismo sfrenato 24 ore su 24 festività comprese».
Il contrasto tra piccoli e grandi commercianti è sempre il solito: i primi non possono costringere i pochi dipendenti a fare turni massacranti mentre i secondi possono alternarli e tenere così alzate le serrande 365 giorni all'anno. «La liberalizzazione introdotta dal Salva Italia - spiega Federdistribuzione - ha permesso alle aziende di garantire un servizio molto gradito ai cittadini». Più posti di lavoro e più servizi, ecco gli scudi dietro cui si riparano i fautori delle aperture domenicali. Per andare a messa o ad ascoltare il Piave mormorare, citofonare Monti ore pasti.

Commenti
Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Gio, 01/05/2014 - 09:59

Non ci eravamo già espressi per la chiusura domenicale; ora vorrebbero ripetere dato che i negozianti hanno dovuto chiudere i battenti? E sulla responsabilità dei Giudici? sugli embrioni? Abbiamo sempre vinto e quando vinciamo vogliono rivedere le Norme; quando perdiamo per nostra colpa (non andiamo a votare come sulla riforma del Parlamento) silenzio assoluto; svegliamoci fratelli perché è ancora giorno. Shalom P.S. Occorre riformare il Referendum affinché divenga subito Legge come in Svizzera; ma cosa ci vuole a capire queste cose?