Letta spiato per la Tav toscana: benvenuto nel tritacarne dei pm

Nessun big si salva. L'intercettazione, anche se non svela reati, finisce sui giornali

Il governo Letta annaspa. I conti non tornano. Il temuto aumento dell'Iva viaggia fra le segreterie dei partiti come un bambino orfano di padre. Sì, è davvero un brutto momento per il premier, chiuso nella tenaglia Pd-Pdl, con una parte del suo partito che lavora per farlo sloggiare da Palazzo Chigi e le truppe di Forza Italia sempre più sul piede di guerra. Enrico Letta cammina sospeso nel vuoto, come un acrobata, sul filo sempre più esile delle larghe intese. E che gli succede in un frangente come questo? Puntuali escono a raffica intercettazioni e brandelli di conversazioni del capo dell'esecutivo.
In Italia la cronaca viene sempre in soccorso della politica: quando la seconda va male, la prima s'incarica di darle il colpo di grazia.

Per carità, è vent'anni che leggiamo tutto e il contrario di tutto sui quotidiani, tutti i big sono bersagliati e pubblicati a puntate, come in una fiction, su questo o quel tema. Non fa differenza, fra puntini di sospensione, parole incomprensibili e gli appunti dell'immancabile sottufficiale con le cuffie in testa.
L'Italia va così e più si parla di riforme più il copione si ripete con disarmante prevedibilità. Una verbalata pescata nel pozzo senza fondo delle grandi indagini tricolori può sporcare il curriculum e modificare il profilo di chiunque. Perfino del Letta Enrico che qui, combinazione perfida, chiama in causa il Letta Gianni, insomma lo zio con cui avrebbe discusso le nomine da fare per l'Authority dei trasporti. Come si vede il contesto è degradante: un inciucio destra-sinistra sulle poltrone di Stato. E lo diventa ancora di più perché i faldoni sono quelli della Procura di Firenze sugli appalti dell'Alta velocità in Toscana, indagine che nei giorni scorsi ha portato all'arresto dell'ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, dalemiana di ferro ed ex governatrice della Regione Umbria.

È il settembre 2012 e la presidente dell'Italferr, società di progettazione delle Ferrovie, si dà da fare con un pressing a tutto campo, trasversale agli schieramenti, per arrivare ai vertici dell'Authority. Il tutto fra candidature alternative, vetie voltafaccia, come sempre ci insegna la letteratura sul tema. L'argomento è viscido, di quelli che fanno presa sugli umori dell'elettorato, disgustato dai magheggi della casta e spolpato dalla crisi. La Lorenzetti, inarrestabile, telefona dunque a Letta, all'epoca vicesegretario del Pd, e lui fa la sua parte. Si sa che decine di seggiole vengono assegnate dopo estenuanti mediazioni, scontri più o meno sotterranei, giri di valzer e tradimenti. In questo caso Letta junior sembra onestamente cavarsela meglio di tanti altri.

La Lorenzetti insiste, il (futuro) capo del governo prova a smarcarsi e mette in mezzo lo zio Gianni e la guerra che si combatte per le nomine anche dentro il Pdl: «Lì c'è uno scontro nel Pdl, nel senso che dentro il Pdl mio zio che difende De Lise (Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, ndr)) a spada tratta dice: “muoia Sansone con tutti i Filistei, quindi se fate fuori De Lise saltano tutti”». Poi rifila alla Lorenzetti e alle sue ambizioni un colpo da ko: «So per certo che il governo non farà mai una terna fra virgolette politica». Insomma, Letta esce quasi con eleganza dalle sabbie mobili dei dialoghi captati dalle cimici, chiamando fuori sé e il governo Monti dalla solita fiera delle poltrone preda dell'appetito di fazioni e correnti. Ma la giostra su cui in questi giorni i giornali, dal Corriere al Fatto, l'hanno fatto salire è quella solita che tritura e usura tutto e tutti. Favori. Pressioni. Frasi allusive. Arroganza e frustrazione. Un mondo a parte, al di là delle ricadute giudiziarie assolutamente inesistenti per il premier, lontanissimo dai problemi della gente. È la repubblica delle intercettazioni. Ora che le larghe intese vacillano, anche Enrico Letta finisce dentro la grande rete. E nel grande blob che mescola vero e falso, fra fughe di notizie, deposizioni segretate e titoloni a tutta pagina.

Commenti

angelomaria

Lun, 23/09/2013 - 09:22

perche non si sapeva che c'e del marcio nel pd e' che c'ha solo messo di piu'ad uscire no dimentichiamo chi li copre da sempre buongiorno r buontutto a voi cari lettori

giovauriem

Lun, 23/09/2013 - 10:17

ma chi spia e controlla i magistrati?

Gioa

Lun, 23/09/2013 - 11:06

CERTO CHE DA TE LETTA ENRICHETTO!!...SEMPRE TI GUARDI E DICI: COME ME NON C'E' NESSUNO...ANCHE TU NEL MIRINO DEI PM?...FORSE TE LA CAVI SE HAI UN PARENTE GIUDICE...SOLO SE HAI IL PARENTE, E FORSE!! BASTA!! STI COMUNISTI SANTI ORMAI HANNO FINITO DI SANTIFICARSI...

tullio.porta

Lun, 23/09/2013 - 11:20

Ovvio, forse non riescono capire che oramai chi comanda in Italia è la magistratura TUTTA e non solo "pochi" magistrati di sinistra come dice persino la Santacchè. Avete mai letto, visto o solo sentito un magistrato in carriera che difenda Berlusconi? Ditemelo! ne sarei felice. E a Silvio dico non basta dimostrare cipiglio, bisogna anche APPLICARLO! Non si può comandare cercando solo il consenso! Non si può dire basta tasse e quasi tacere sulle spese dello Stato e per essere più chiari quelle del Palazzo a cominciare di stipendi e privilegi di deputati e dipendenti. Le famose Authorities che non se servono a niente se non per piazzare trombati ed amici cosa ci costano?

Ritratto di ASPIDE 007

ASPIDE 007

Lun, 23/09/2013 - 20:38

...Si è vero! Maria Rita, era dalemiana di ferro, ma prima che venisse arrestata. Ora, nel Pd, non c'è alcuno che la conosca più!