Nessun passo indietro

Berlusconi, a Cannes per il vertice del G20, convince i partner europei. E Obama: "Il problema non è lui". L'Europa chiede un'accelerata ma non la pensa così un gruppetto di deputati Pdl, che minaccia di staccare la spina

L’Europa ci dice che possiamo andare avanti, anzi ci chiede di accelerare. Non la pensano così un gruppetto di deputati Pdl (sei, dodici?) che non senza imbarazzo minacciano di staccare la spina al governo. Potrebbe accadere martedì quando la Camera dovrà approvare il rendiconto dello Stato, o più probabilmente qualche giorno dopo quando al voto andrà il maxi emendamento con le misure anti crisi. In gergo si chiama sottopotere della politica, peones in cerca di un momento di gloria o di una poltrona da sottosegretario in un eventuale nuovo governo. Miserie umane, che stridono con la solennità e la complessità di quello che sta accadendo al summit dei Grandi del mondo, con il coraggio di Draghi che al primo giorno di governatore della Banca Centrale taglia a sorpresa il costo del denaro per dare fiato al sistema Europa. Del resto è noto che ci sono uomini e uomini, o come scriveva Sciascia, omini, ominicchi e quaquaraquà. Così funziona il mondo.

In prima linea, a tramare per sfasciare la maggioranza, ci sono due vecchi arnesi democristiani, Casini e Cirino Pomicino, uno dei padri del debito pubblico italiano. Se questo è l'inizio del dopo Berlusconi, stiamo freschi. Napolitano ha preso atto che non esiste una via d'uscita pacifica allo stallo. Alfano e Bossi garantiscono che la maggioranza terrà, Bersani come al solito non garantisce un bel niente. Così le consultazioni del Quirinale si sono concluse con un avviso ai contendenti: vi aspetto alla prova del voto in aula.

Noi non abbiamo lo stesso ottimismo del segretario Pdl e del leader della Lega. Far cadere un governo impegnato a rispettare i patti presi con l'Europa sarebbe in effetti da folli, ma siccome siamo circondati da pazzi (e mascalzoni) la cosa è più che possibile. Nel malaugurato caso ci aspettiamo tre cose. La prima: Berlusconi non arretri di un centimetro, ha il diritto-dovere di andare avanti soprattutto in assenza di una alternativa. La seconda: Napolitano sia fedele alla sua promessa che non ci saranno governi contrari alle indicazioni politiche uscite dalle elezioni del 2008. Terzo: se gli ominicchi dovessero averla vinta si vada subito alle elezioni, rompendo un tabù che vuole gli italiani alle urne solo in primavera. E quest’ultima, al momento, sembra l'ipotesi più probabile.