Nessuno tradisce: ok alla fiducia

RomaVabbè, Civati Pippo esce dall'aula, la Lega resta a metà del guado e i grillini la buttano in caciara. Ma al dunque Enrico Letta decolla: alla Camera è quasi un plebiscito, solo Fratelli d'Italia, Sel (e, secondo i tabulati, Umberto Bossi) votano contro la fiducia. E adesso le intese volute da Giorgio Napolitano oltre che larghe sembrano pure forti.
A Montecitorio scene mai viste, da stropicciarsi gli occhi. Renato Brunetta, entusiasta per l'annuncio sull'Imu, che fa il giro dell'emiciclo per andare a battere cinque con il premier. Pier Luigi Bersani, il grande sconfitto, che chiede ai suoi di «aiutare il governo che deve nascere perché Enrico ha dato l'impostazione giusta al suo discorso». Daniela Santanchè, raggiante come se a Palazzo Chigi ci fosse il Cavaliere, che sorride a tutti: «È vero, però questa è una grande vittoria di Berlusconi». Persino uno come Guglielmo Epifani, in corsa per la reggenza del Pd, sembra soddisfatto: «Sulle riforme ha detto cose molto importanti».
Ma è Angelino Alfano quello più contento. «Le frasi di Letta sono musica per le mie orecchie». Con «l'amico Enrico» l'intesa è totale. Pacche sulle spalle, abbracci, cenni d'intesa, fino all'elogio. «Ho condiviso dalla prima all'ultima parola - racconta il segretario del Pdl - soprattutto nell'avvio del discorso ho ritrovato tanti dei nostri valori. In particolare per quanto riguarda la diminuzione delle imposte, l'azzeramento delle tasse per chi assume, la sburocratizzazione, l'idea di un fisco amico che ridisegna Equitalia nella modalità d'agire». La «grande notizia» però è che «non si paga la rata Imu di giugno». Ma durerà il governo? Renato Schifani è convinto di sì: «Non poniamoci dei limiti, lavoriamo insieme per il bene del Paese». E mentre Mariastella Gelmini apprezza «il gran numero di donne e il ricambio generazionale», Sandro Bondi sostiene che Letta ha dimostrato come, «se si lavora sui contenuti, le contrapposizioni finiscono e le intese si trovano».
Più fredda l'adesione dei democratici. La pattuglia dei renziani si entusiasma per l'abolizione dei rimorsi elettorali. «Lo stop al finanziamento dei partiti è una battaglia di Matteo», spiega Simona Bonafè. Rosy Bindi si ritaglia invece una terza posizione, voto ma mi turo il naso. «Ho molti dubbi sull'operazione politica che sostiene il governo, comunque il mio sostegno sarà leale. Però, adesso dove prendiamo i soldi dell'Imu?».
I centristi parlano di «pacificazione nazionale». Agrodolce il Carroccio. «Bene Letta su Expo di Milano e riforme, un tavolo in cui vogliamo essere protagonisti - commenta Roberto Maroni con una serie di tweet - Male su macroregione e sulle tasse da lasciare al Nord». Risultato, dalla Lega un'opposizione morbida. Non come Sel. «L'abbraccio con Berlusconi - dice Nichi Vendola - è il peccato mortale». Nemmemo come Fdi. «Sì al confronto - rima Giorgia Meloni - però nessuno sconto».
Così a guastare il clima ci provano i Cinquestelle. Dieci interventi duri, ma quello di Andrea Colletti è decisamente sopra le righe. «Visto il ministro dell'Interno, sembra il governo della trattativa Stato-mafia». L'aula rumoreggia contro il vice presidente di turno, il grillimo Luigi Di Maio, che non interrompe il suo compagno di partito. «Non è imparziale», dice la pdl Barbara Salmartini. «Di Maio, si legga il regolamento - aggiunge il Pd Ettore Rosato - sta offendendo tutto il Parlamento. Ma Colletti può proseguire e sforare i due minuti di tempo massimo: «È il governo del salvacondotto a Berlusconi, che odora di intrecci di comitati di affari quali Cl e la Compagnia delle opere. Avete dato una mano di vernice su una parete muffa. Lei è il nipote di Gianni Letta che è stato amnistiato per finanziamento illecito ai partiti ed è indagato da varie procure». Ma la bagarre dura poco e M5S è sempre più isolato.

Commenti

guidode.zolt

Mar, 30/04/2013 - 17:22

Forse dobbiamo accreditare il risultato al voto palese...?P