«Niente voto, la priorità è il governo»

RomaNon c'è partita, sostiene il Cav, non c'è dubbio, non c'è scampo per nessuno: se si rivota vinco io. Sondaggi alla mano, «gli elettori mostrano di apprezzare la nostra proposta, al punto che saremmo in grado di prevalere sia alla Camera che al Senato». Ma il ritorno alle urne in estate, annuncia, «non è la prima opzione» perché c'è un Paese «da far uscire subito dalla crisi» e quindi, per senso di responsabilità, il Pdl è pronto a sostenere «un governo di coalizione a guida Pd». Certo, se poi Bersani non ci sta, «si dovrà ricorrere alle elezioni anticipate». La chiave è il Colle: «Serve un nome condiviso, la sinistra non può fare l'asso piglia tutto». O c'è l'intesa, o c'è il voto.
Mentre gli ambasciatori sono al lavoro, mentre il presunto accordo si avvicina e si allontana a giorni alterni, Silvio Berlusconi mette nero su bianco la linea del centrodestra nella partita doppia Quirinale-Palazzo Chigi. Se si vota subito, spiega, «secondo gli ultimi sondaggi» l'alleanza Pdl-Lega arriverà in testa, eppure ritornare ai seggi a giugno «non è la nostra prima scelta». Infatti, scrive in un messaggio per il sito forzasilvio.it, «per noi è prioritario, anzi indispensabile, dare immediatamente vita a un governo stabile e forte». La vera emergenza è lo stato dell'economia reale. «La nostra posizione è chiara e nota a tutti. La prima preoccupazione è per le imprese, per i lavoratori in difficoltà, per le famiglie». Tira una brutta aria, la speculazione è alla finestra, tutti gli indicatori economici peggiorano, quindi è urgente «prendere le necessarie misure per uscire da un'austerità rovinosa e far capire all'Europa e ai mercati che l'Italia c'è». Da qui la disponibilità ad appoggiare un esecutivo con un esponente del Partito democratico al timone.
Ma l'operazione, se mai andrà in porto, dovrà essere fatta alla luce del sole e con pari dignità. L'intesa dovrà riguardare l'intero pacchetto. «Come sapete bene - insiste il Cavaliere - io non chiedo nulla per me. Né ruoli istituzionali, né ruoli di governo. Chiedo solo di poter continuare a svolgere il lavoro che ancora una volta mi è stato affidato dai nostri elettori». E cioè, tenere unito il centrodestra e «contribuire a portare fuori l'Italia dalla più grave crisi dal dopoguerra».
Tra un paio di settimane le Camere riunite e i delegati regionali dovrebbero cominciare le procedure per la scelta del nuovo capo dello Stato. La successione a Napolitano sarà il vero termometro della febbre politico-istituzionale del Belpaese e Berlusconi non vuole fare da semplice spettatore, visto che dopo febbraio non esiste una vera maggioranza. «Di fronte alla tripartizione paritaria dei voti uscita dalle elezioni, è impensabile che la sinistra si appropri di tutte quante le cariche istituzionali».
Pure in questo caso, scrive ancora l'ex premier, «siamo disponibili a una scelta comune, perché il presidente della Repubblica deve rappresentare un fattore di unità e di garanzia per tutti e non un ulteriore elemento di divisione».
E in attesa di verificare le intenzioni del Pd, Berlusconi tiene caldi i suoi, «insisterò su questi punti sabato 13 aprile a Bari, una piazza dove siamo già stati e che mi è cara anche per il suo nome, piazza della Libertà».