«Il no all'eterologa mina la famiglia»

RomaIl divieto di fecondazione eterologa lede il principio di autodeterminazione della coppia, il principio di uguaglianza e il diritto alla salute ed è quindi fuori dalla nostra Carta Costituzionale.
Questo il parere del Tribunale civile di Milano che sollecita la Consulta a pronunciarsi per stabilire se sia o no incostituzionale l'articolo della legge 40 sulla procreazione assistita che impedisce alle coppie sterili di accedere alla donazione di gameti da parte di un terzo. La legge 40 è oramai una «habituè» delle aule giudiziarie. Da quando è stata approvata nel 2004 è stata tempestata dai ricorsi e modificata in molte sue parti a colpi di sentenze emesse anche dalla Consulta. L'unico divieto che fino ad ora ha resistito è proprio quello sull'eterologa. In questo caso il ricorso è stato presentato da una famiglia nella quale il marito è affetto da totale azoospermia e non ha quindi alcuna possibilità di procreare. Gli avvocati della coppia esultano e uno di loro, Marilisa D'Amico, confida che «entro qualche mese, forse entro al fine dell'anno, il divieto all'eterologa potrebbe essere cancellato». In realtà la decisione dei giudici costituzionali non è affatto scontata. La Consulta è stata più volte chiamata a intervenire sulla legge 40, considerata troppo restrittiva. Con diverse e successive pronunce ha tolto il limite di produzione di soli tre embrioni ed il divieto di crioconservazione. Ha anche alleggerito la proibizione relativa alla diagnosi preimpianto, circoscrivendola soltanto ad una eventuale volontà di «selezione» eugenetica.
La Corte Costituzionale è stata già chiamata a pronunciarsi anche sull'eterologa ma in passato ha scelto di non entrare nel merito. Nel maggio scorso infatti rispondendo a tre diverse ordinanze (una delle quali presentata sempre dal Tribunale civile di Milano) aveva rimesso gli atti ai tribunali senza stabilire la costituzionalità o meno del divieto per l'eterologa. I giudici supremi, rimettendo la questione in mano ai tribunali, avevano richiamato però l'attenzione dei giudici sulla sentenza della Corte europa dei diritti dell'uomo del 2011 con la quale era stato definito «legittimo» il no alla donazione dei gameti, affrontando il caso di una coppia austriaca.
Per la Corte europea non sussisteva la violazione del l'articolo 8 della Convenzione dei diritti dell'uomo e dunque del rispetto della vita familiare, concludendo che i singoli stati avevano diritto a legiferare in modo diverso trattandosi di una materia eticamente sensibile. Certamente nulla esclude che questa volta i giudici possano decidere di ammettere il ricorso e poi di entrare nel merito. Nel frattempo circa 5.000 coppie all'anno «emigrano» all'estero per sottoporsi alla fecondazione eterologa.