Il No-Imu day dei leghisti: violeremo il patto di stabilità

Oggi si paga la prima rata dell’Imu e ieri il governo ha annunciato, fra i provvedimenti per la crescita, il completamento dell’eterna Salerno-Reggio Calabria. Chiaro che qui, al No-Imu day di Verona, ce n’è abbastanza per dichiarare guerra a Roma, dando, come fa il governatore del Veneto Luca Zaia, il «benvenuti in Veneto, terra di rivoluzione». La Lega riparte da qui, o almeno ci prova. Sul palco di piazza dei Signori la vecchia guardia si mischia alla generazione 2.0, un silente Mario Borghezio a fianco di un sorridente Matteo Salvini, e tutti a dire la stessa cosa: «Napolitano e Monti, noi tutti ci ricorderemo di voi, il vostro malefatto non sarà dimenticato» ruggisce Umberto Bossi citando il motto degli indipendentisti del Quebec. «Roma è avvisata, Monti, Napolitano: la Padania c’è e dimostrerà di tutelare i suoi lavoratori» fa eco Roberto Maroni.
Dice il segretario in pectore che è la rinnovata battaglia «della Lega dei Comuni contro il Barbarossa», che oggi ha le fattezze algide del premier bocconiano. Ed è il tentativo di lanciare un progetto capace, si spera, di traghettare il Carroccio dalle sabbie mobili delle inchieste ai fasti di primo partito del Nord. Così, annuncia Maroni che oggi inizia la «guerra istituzionale» contro quelli che, dice, «non sono professori, ma asini da mandare a casa». Una guerra che parte con la protesta contro l’Imu e sfocerà a novembre nella disobbedienza dei sindaci leghisti al Patto di stabilità, per ottenerne «la modifica o la cancellazione». Passando attraverso un fondo di solidarietà che «il Piemonte di Tosi, il Veneto di Zaia e la Lombardia di Gibelli», vice di Formigoni, metteranno a disposizione «dei 330mila esodati padani», mossa che serve a Bobo per accreditare «la macroregione della Padania», e che sarà accompagnata dalla mozione di sfiducia in Parlamento contro il ministro Elsa Fornero.
Non che le cose siano semplici. Il primo ostacolo, per dire, è la legge. Loro, i leghisti «stanchi di pagare sempre noi» che sono arrivati qui con cartelli tipo: «Il governo di becchini ci sta seppellendo miseramente», in molti annunciano che no, «io la rata non la pago». Una folla di 5mila persone vista dalla Lega, 800 vista dalla Questura, che Maroni aizza dal palco: «Alcuni nostri sindaci non fanno pagare l’Imu, altri pagano loro per i cittadini, altri per protesta non approveranno il bilancio». Boato di applausi, ma poi ci pensa il padrone di casa e segretario della Liga veneta Flavio Tosi a riportare tutti alla realtà: «L’invito all’obiezione fiscale lo fai se hai gli strumenti di difesa: mandare allo sbaraglio la gente sarebbe scorretto». Poi sì, Tosi si mette a capo di una delegazione di sindaci che restituisce la fascia tricolore in Prefettura, ma è più che altro un gesto simbolico, perché «nei bilanci i Comuni non ricavano nulla in più dall’aumento, che va tutto al governo centrale».
Così, nell’afa e dopo gli slogan restano agli atti una richiesta di collaborazione per una «consulta dei sindaci del Nord, non solo leghisti» per violare tutti assieme il patto di stabilità. E una proposta al governo: regionalizzare il debito pubblico. «Sono oltre 1.900 miliardi, più circa 80 miliardi di interessi ogni anno - fa i conti Zaia - dividiamocelo. Noi in una trentina d’anni, con un mutuetto, ce lo paghiamo, poi però voi fuori dalle balle: se i siciliani hanno 26mila forestali se li pagano; se le regioni del Sud hanno la sanità in rosso se la pagano», mentre «i Tfr dei nostri lavoratori ce li teniamo, e i contratti di lavoro li fanno i veneti per i veneti».
Prossima tappa Milano, congresso federale di fine giugno. Ieri Maroni ha zittito i cori in suo favore: «Dite Forza Lega, non forza Maroni». Bossi è tornato a promettere che le secessione si farà «a giorni»: «Ci metteremo in strada, io davanti e gli altri dietro». Ma proprio ieri il figlio Renzo è stato indagato dalla Procura di Brescia per diffamazione per un post su Facebook contro il leghista Davide Caparini. E quando il Senatùr ha annunciato che «a giorni avrete a casa una grande notizia, che non riveliamo ora perché ci sono i giornalisti e non sanno scrivere», il commento di più di un dirigente è stato: «Bossi? Oggi c’erano 37 gradi...».