Mauro Magatti: "Noi ci chiudiamo agli altri, lui si espone al mondo"

Per il sociologo Magatti "Benedetto parla della sua appartenenza alla Chiesa: l'amore non si centellina"

Il Papa e la privacy. Sembrava un tabù, uno dei tanti dei Sacri Palazzi, e invece pure quello è stato infranto sulla soglia delle dimissioni. Il Papa non ha una vita privata. «Sembra un'affermazione curiosa - spiega Mauro Magatti, professore di sociologia della globalizzazione alla Cattolica - e invece esprime una posizione che fa a pugni con la nostra vita moderna». Sì, basta riflettere, per capire la portata rivoluzionaria di quelle parole: «Noi ci difendiamo dalla società, mettiamo schermi, filtri, misuriamo la nostra presenza dentro il contesto in cui ci muoviamo. Il Papa ci indica una strada esattamente opposta: non c'è un confine, non c'è un dentro e un fuori, non c'è, banalizzando ma non troppo, il giorno del riposo e il tempo del week end». Gli uomini contemporanei scavano trincee e cercano nicchie per mettersi al riparo dal logorio della società e dalle sue pretese, lui si espone. Non si risparmia. Abbraccia. «Dobbiamo capire che il Papa ci parla qui della sua appartenenza alla Chiesa e dentro la Chiesa l'amore non si centellina. Dovremmo soffermarci su questo modo di essere. Noi, spesso e volentieri, non apparteniamo a niente e a nessuno, ci sentiamo estranei e questa estraneità ce la portiamo nel lavoro, nei rapporti personali, persino dentro la famiglia e il matrimonio. Ci ricaviamo momenti di privacy». Di tregua dal coniuge o dal partner. Siamo insieme e condividiamo, ma fino a un certo punto. «Invece senza quell'energia, quell'energia viva cui fa riferimento Benedetto, la nostra vita s'inaridisce, la forza che abbiamo dentro arriva attutita, la nostra umanità è dimezzata. E anche la società s'impoverisce».