Il "non ci sto" di Prodi, ciclista e rosicone

Ci sono persone che non sanno perdere neppure se giocano a briscola. Prodi è uno di questi

Ci sono persone che non sanno perdere neppure se giocano a briscola. Prodi è uno di questi. La prima parte della storia è nota. Giorgio Squinzi, il presidente di Confindustria, come ogni anno organizza il «Mapei Day», una pedalata di oltre 21 chilometri da Bormio fino allo Stelvio. Tremila e trecento atleti in gara. È un po’ come accade con la maratona.

Ci sono i professionisti, c’è chi si confronta con se stesso, chi perché ha la domenica libera, chi per raccontarlo agli amici. Gli amatori di solito non stanno lì a guardare la classifica. Pedala, pedala, pedala. Come in una canzone di Gino Paoli. Squinzi avanti e Prodi dietro. Due signori di una certa età a sfidare lo Stelvio, là dove negli anni ’50 c’era un uomo solo al comando e come un airone volava oltre le montagne. Pedala. Cosa c’è che può rovinare momenti come questo? L’invidia.

Accade che i giornali danno la notizia, goliardica, di colore, che Squinzi è arrivato prima del professore. Un altro se la sarebbe cavata con una risata. Magari dicendo: «Sono contento di essere arrivato due». Prodi no, non ci sta. Rosica, nemmeno Squinzi fosse Berlusconi. E sul serio si lamenta della regolarità della gara. Comincia a dire che Squinzi, proprietario della Mapei, si è fatto aiutare da gregari di lusso. Tutti a dargli una mano a turno. Una spinta qua, un passaggio là.

E qui Prodi comincia il concione. «Io me la sono fatta tutta da solo. Pedalando con calma ma senza aiutini. Non è giusto. Non si fa». Una lunga tirata neanche Squinzi gli avesse bucato la bicicletta come fecero D’Alema e Veltroni quando era premier. «O si gareggia in piena regola e allora si guarda chi arriva primo. Oppure si pedala in amicizia e si evita di fare poi classifiche». Si è messo insomma a battere i piedi indispettito. Salvo poi replicare in serata con una nota degna di un caso di Stato: «Lasciateci correre un po’ in pace. Non importa chi sia arrivato primo o secondo».

Ma resta l’impressione che Prodi, come molti a sinistra, non conosca la cultura della sconfitta. Se perde, anche in una scampagnata domenicale, tira in ballo la giustizia. Stavolta però l’accontentiamo. Per farlo stare zitto gli regaliamo la maglia rosa dei «rosiconi».