Non si costruisce più E i sindaci ci spremono con l'aumento Tasi

Milano Tares e mini Imu erano solo l'inizio: il 2014 si conferma sempre più l'«annus horribilis» del mattone. Ormai non si costruisce neppure più: il numero di nuove abitazioni è sceso ai minimi storici. La flessione annua dei permessi per costruire nel primo semestre del 2013 ha toccato il record del 37,2% e nei nuovi fabbricati il numero di case scende sotto le 15mila unità per trimestre. Ma diminuisce in modo consistente anche l'edilizia non residenziale, con quasi un terzo di superficie in meno rispetto al primo semestre del 2012 (-31,6%) secondo i dati Istat.
«È un crollo infinito che ricade interamente sui liberi professionisti, architetti e ingegneri, e che va fermato» commenta il presidente di Inarcassa, Paola Muratorio. «Una discesa agli inferi che equivale per i nostri professionisti a un cedimento del reddito del 30% circa, in termini reali, tra il 2007 e il 2013».
Cantieri chiusi uguale disoccupazione in aumento: è la conseguenza di un mercato immobiliare fermo da tempo, anche a causa della stretta creditizia. Ma certamente su quello che un tempo era l'investimento più amato dagli italiani, pesa l'ossessione delle tasse. La casa è diventata il bancomat del fisco, nazionale e locale, con l'aggravante dei continui cambiamenti che lasciano ai cittadini una sola certezza: pagheranno di più. E su questo fronte il futuro lascia poche speranze.
Infatti, i sindaci d'Italia stanno tentando di modificare ancora una volta le regole, chiedendo al governo di utilizzare una parte del gettito Imu di capannoni e opifici, per risolvere i problemi di bilancio determinati dal passaggio alla Tasi: un miliardo, secondo i conteggi dell'Anci, condivisi anche dal governo. Che, dopo l'incontro con i sindaci al ministero dell'Economia, si è impegnato a trovare i fondi necessari o seguendo la soluzione dell'Anci oppure con altre coperture da individuare, compresa la possibilità di modificare l'aliquota base della Tasi, in modo da dare la possibilità ai Comuni di aumentarla in una forbice tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille. Le due delegazioni si sono date appuntamento per martedì prossimo.
Alla Camera è intanto ancora in corso il dibattito sul decreto Imu-Bankitalia, già approvato dal Senato. Ieri pomeriggio l'aula di Montecitorio ha deciso infatti di invertire l'ordine del giorno: slitta il decreto sull'emergenza ambientale nella Terra dei fuochi, e sotto con il decreto Imu, accogliendo la richiesta avanzata dal Pd. I tempi stretti per l'approvazione del provvedimento che sopprime la seconda rata dell'imposta (dovrà essere convertito entro il 29 gennaio), fanno diventare sempre più concreta l'ipotesi che il governo decida di ricorrere alla fiducia.