Il Nord ha già licenziato Prodi

Per la sinistra si riapre la &quot;questione del Nord&quot;. Oltre che Verona e Monza la Cdl strappa alla sinistra Asti e Alessandria. Reggio Calabria, plebiscito per la Cdl. <strong><a href="/a.pic1?ID=181575">Forza Italia primo partito al Nord e in Sicilia</a></strong>. <strong><a href="/video.pic1?ID=MB-290507" target="_blank"><font color="#ff6600">GUARDA IL VIDEOEDITORIALE di Maurizio Bielpietro:</font></a> <font color="#0000ff">La morte del Partito democratico</font></strong>

Roma - Fuga dal centrosinistra, soprattutto al Nord. Massiccia e preoccupante per il governo di Romano Prodi. Incontestabile e già riconosciuta dagli stessi leaders dell’Unione, mentre i partiti d’opposizione intonano i peana. A comprovare la vittoria del centrodestra è il bilancio di questo primo turno amministrativo. Dei 28 comuni capoluogo dove s’è votato, nelle precedenti elezioni 15 erano andati alla Casa delle libertà e 13 al centrosinistra. Ieri, al primo turno, la Cdl ne ha persi 2 ma ne ha strappati 5 all’Unione. Alle 23, il pallottoliere in tempo reale delle sfide nei 146 grandi comuni, aggiudicava 77 centri alla Cdl contro i 49 dell’Unione, ribaltando esattamente il rapporto delle precedenti elezioni. Per la lettura del «dato politico» come suol dirsi, insomma per il riflesso sulla politica nazionale, bisognerà attendere il dato complessivo dell’espressione dei 10 milioni di cittadini chiamati alle urne in questa tornata. Ma è prevedibile che risulterà bruciante per il centrosinistra.
Della fuga degli elettori dall’Unione, dicevamo. È comprovata dai risultati delle elezioni provinciali e dal dato dell’astensione, cresciuto proprio nelle zone amministrate dal centrosinistra. Come se lo zoccolo duro avesse deciso: Berlusconi non vado a votarlo, ma compagni stavolta fate a meno di me. Esemplare è il risultato delle 7 province quasi tutte assegnate ieri. Salvo la provincia di Genova, che il centrosinistra nel 2002 aveva avuto col 56% e ora va al ballottaggio, col candidato dell’Unione sceso al 48%. Pesante la perdita anche a La Spezia, dal 60% al 53%; e ad Ancona, dal 65% al 55%. Di riflesso, il balzo in avanti della Cdl nelle 4 province che ha confermato. Varese: dal 57% del 2002 al 67%. Como: dal 59% al 68%. Vercelli: dal ballottaggio dell’altra volta al 67%. Vicenza: dal 57% al 63%. In tutte queste province, il centrosinistra è prosciugato sotto il 30%.
Inequivocabile anche il bilancio delle 28 città capoluogo. La Cdl nel 2002 aveva fatto eleggere 15 sindaci contro i 13 del centrosinistra. Ieri la Cdl ha già insediato 14 sindaci e va al ballottaggio in testa in altre 3 città. L’Unione ieri sera contava 7 sindaci, e va al ballottaggio con 4 candidati in testa. E se il centrodestra ha perso Agrigento e L’Aquila, probabilmente perderà anche Taranto, il centrosinistra ha perso Verona, Monza, Gorizia, Alessandria e Asti. Ancora al Nord, ancora una grande città come Verona. È vero, Verona ha un’anima tradizionalmente orientata a centrodestra, e nel 2002 ha visto vincere il centrosinistra perché il centrodestra aveva due candidati contrapposti. Ora che la Cdl ha ritrovato l’unità sul leghista Flavio Tosi però, non solo ha vinto ma ha stravinto, col 61%: segno che in cinque anni di amministrazione veronese ed uno di governo romano, il centrosinistra ha prodotto rigetto. Ancora, la Cdl ha strappato al primo turno all’Unione città come Rho, Melegnano, Crema, Borgomanero, Civitavecchia.
Per ogni sconfitta o vittoria locale c’è una ragione altrettanto locale. Così, ad Agrigento dove s’è svolto il secondo turno, ha vinto il candidato benedetto da Francesco D’Onofrio, coi voti del centrodestra ma in alleanza con la sinistra. A Taranto si son sommate due guerre fratricide: un candidato della Cdl e uno del movimento di Cito, un candidato dell’Unione e uno di Rifondazione e Mastella; dunque si vedrà al ballottaggio. A Civitavecchia, con Giovanni Moscherini, stavano anche i partiti di Di Pietro e di Mastella. Ma al di là dei localismi, ovviamente importanti in elezioni amministrative, resta il dato generale della sconfitta delle forze di governo. Per quantificarla in termini politici, dicevamo, occorre il risultato complessivo dei voti. Ma il premier, pur se già si chiama fuori ed «estraneo» alla vicenda, non potrà non tenerne conto. Sconfitti ne escono un po’ tutti i partiti dell’Unione, soci fondanti del Partito democratico in testa. Vincenti ovviamente, un po’ tutti i partiti della Cdl, pure l’Udc che vanta un più 2%; ma dominante, è il successo conseguito da Forza Italia.
Chiudiamo coi dati dell’affluenza alle urne. Per le comunali ha votato il 73,9%, con un calo rispetto al 2002 del 2,4%. Alle provinciali l’affluenza è stata del 58%, contro il 64,9% precedente. E lo ripetiamo: gli astenuti sono aumentati nelle roccaforti rosse.