Obama fischia il rigore della Germania

«Per superare la crisi l’Europa deve agire subito». Il monito ai leader dell’Eurozona arriva direttamente dalla Casa Bianca. Barack Obama va giù duro e nel mirino, secondo alcuni analisti, ci sarebbe la linea del rigore seguita dalla cancelliera Angela Merkel: «Non si può soltanto tagliare perché, altrimenti, si finisce in una spirale che trascina sempre più in basso». L’intervento di Obama è sicuramente interessato, in quanto lo stallo del Vecchio continente sta creando non pochi problemi agli Usa. È la regola della globalizzazione.
Tra tante bacchettate, anche un apprezzamento per Italia (di ieri, però, un altro dato negativo, con la produzione industriale precipitata dell’1,9% in aprile) e Spagna: «Stanno facendo intelligenti riforme strutturali, ma serve tempo per portarle avanti». Italia e Spagna, intanto, sono alle prese con i rispettivi spread verso il Bund, sempre alto: 444 punti base per il Btp a 10 anni (il rendimento dei decennali italiani è al 5,77%), 489 punti base il differenziale per il Bonos (decennali di Madrid al 6,22%).
Sui mercati, intanto, è tornata a prevalere la debolezza, con l’eccezione della Borsa di Madrid che ha spuntato un balzo dell’1,77%, mentre indiscrezioni e smentite che si sono rincorse per tutta la giornata, hanno rafforzato le attese sull’imminente richiesta di aiuti esterni da parte della Spagna. Fitch, da parte sua, dopo aver abbassato di tre gradini la sua valutazione, rimuovendo Madrid dalla categoria A e piazzandola a BBB, ieri è tornata alla carica con raffiche di conseguenti declassamenti di regioni, enti locali, e istituzioni collegate allo Stato iberico.
Preoccupazioni, però, cominciano ad affiorare anche in Germania, dove è stato registrato il primo calo dell’export dall’inizio dell’anno, mentre la Banca di Francia ha pubblicato previsioni in cui si attende una contrazione dell’economia nel secondo trimestre. Per la Spagna, invece, si guarda con attenzione all’ipotesi che il Paese debba presto chiedere aiuti esterni per sostenere le sue banche in dissesto. Sia Madrid sia l’Ue hanno però smentito che vi siano riunioni su questo tema nel fine settimana. Il premier Mariano Rajoy ha più volte insistito sul fatto che, prima di decidere cosa fare sulle sue banche, vuole aspettare i risultati delle valutazioni che ha richiesto a due società specialistiche, che saranno pronte entro il 21 giugno, mentre già lunedì dovrebbe essere completato il rapporto del Fmi al termine della missione annuale nel Paese.
Tuttavia il vicepresidente della Bce, Victor Constancio, ha affermato che «le discussioni vanno avanti e sta al governo spagnolo prendere una decisione. Ci sono delle necessità di ricapitalizzazione delle banche (l’Fmi parla di 25 miliardi nello scenario base e di 37 in quello avverso, altre stime si riferiscono a 80-100 miliardi, ndr) e i problemi devono essere risolti rapidamente per calmare i mercati».
La necessità di fare presto sarebbe anche dettata dalla volontà di risolvere il problema prima della ripetizione delle elezioni in Grecia, domenica 17, in modo da blindare la Spagna, quarta maggiore economia dell’area euro, da eventuali rischi di contagio di un esito problematico delle consultazioni ad Atene.
Pechino, infine, scommette sulla fine dell’euro. Così almeno sembra dalle affermazioni, al Wsj, di Lou Jiwei, il capo del fondo sovrano cinese: «C’è il rischio che l’Eurozona possa cadere a pezzi e questo rischio è in aumento». Da qui la decisione di ridimensionare le azioni e le obbligazioni di tutta Europa detenute.