Gli oggetti ingoiati dai bimbi ora diventano un'opera d'arte

All'Ospedale Bambino Gesù c'è una bacheca con tutti i corpi estranei estratti dai medici. C'è chi l'ha fotografata e inviata al MoMa di New York

«Artisti», a loro insaputa. Sono i medici dell'ospedale Bambino Gesù di Roma ideatori di una bacheca unica al mondo: quella degli «oggetti soffocanti». Si tratta di un armadietto (posto all'ingresso dell'Unità di chirurgia ed endoscopia digestiva) pieno delle cose più strane finite nella gola o nella pancia dei bambini. Nel corso degli anni i medici hanno estratto di tutto, ma invece di gettare via i reperti li hanno gelosamente custoditi e catalogati. È nata così una collezione che nel tempo si è arricchita, assumendo l'aspetto di una vera e propria «installazione artistica». Ma che c'entra l'«arte»? C'entra perché qualcuno che ha ammirato la vetrina, l'ha pure fotografata inviando le immagini al MoMa di New York e a varie riviste specializzate internazionali. Al momento non si conosce la risposta dei destinatari della segnalazione, ma di certo si sa che i clic che immortalano il manufatto in mostra al Bambino Gesù è accompagnato da una dotta disquisizione che individua insospettabili punti di contatto tra la «bacheca degli oggetti soffocanti» e tutta una serie di presunti capolavori dell'arte informale: dalle «farmacie» iperrealistiche di Damien Hirst ai «quadri-trappola» di Daniel Spoerri, passando per le «poubelle» di Pierre Fernandez Armand. Quando i pediatri del Bambino Gesù hanno cominciato a riempire di oggetti l'armadietto degli «orrori», ovviamente, non avevano in mente né gli scaffali ingombri di medicinali di Hirst, né i tavoli «sotto vuoto» di Spoerri né i rifiuti «cristallizzati» di Armand: no, quella dei medici-collezionisti dell'ospedale romano, voleva essere solo la testimonianza di un lavoro svolto con passione e competenza. Dietro ognuno di quegli oggetti estratti dai corpi di decine di baby pazienti, ci sono infatti storie molto poco «artistica» e assai più drammatica. Chiodi, bottoni, spille, monete, aghi, pile, anelli, palline, orecchini, ami, (perfino lampadine), ingoiati da bambini troppo «famelici». Poi la paura, la corsa in ospedale dei genitori dopo aver scoperto che il piccolo l'ha fatta grossa; alla faccia di mamma, zia e nonna che continuano inutilmente a ripetere: «Non mettere niente in bocca...».

«Coscienti della marachella appena commessa - raccontano i chirurghi «estrai-oggetti» - i bimbi operati si mostrano sempre molto coraggiosi, pur dinanzi a interventi che a volte tutt'altro che facili». Ma il vasto campionario «pop» presente all'interno dell'armadietto è lì a dimostrare che le emergenze sanitarie si sono risolte nel migliore dei modi. Pur lasciando insoluto qualche curiosità. Ad esempio, che gioco stava facendo il bambino nel cui stomaco è stata rinvenuta una pila (marca «Varta»)? E quello a cui è stata estratta la medaglietta del supermercato «EuroSpin»? E quell'altro che ha buttato giù un amo ricurvo da pescatore? In attesa che la bacheca del Bambino Gesù sia esposta al Moma, incorniciamo qualche consiglio poco «artistico», ma assai pragmatico: «In caso di ingestione di un corpo estraneo - avvertono i medici - non somministrare al bimbo qualcosa da mangiare o da bere nella speranza che l'oggetto ingerito “scenda” giù da solo; sbagliato pure costringerlo a vomitare o fare manovre “alla cieca” nella gola. Molto più utile è portare il bambino al Pronto Soccorso». Non sarà interessante come andare a fare un giro al museo, ma può salvare la vita.