Ok di Bruxelles alla linea Letta E pure lo spread si raffredda

MilanoNon lo ammetteranno mai, ma forse anche a Bruxelles - sotto sotto - facevano il tifo per la cancellazione dell'Imu. Meglio un bella sbianchettata sulla tassa più odiata dagli italiani, piuttosto che un governo a gambe all'aria, insieme con le riforme strutturali e la vigilanza ferrea sui conti pubblici. Così, perfino il guardingo Olli Rehn finisce per sbottonarsi: «Accolgo con favore - spiega il commissario per gli Affari economici e monetari - le forti rassicurazioni del primo ministro Letta sulla determinazione dell'Italia di rispettare i suoi impegni di bilancio per il 2013. Il governo ha inoltre annunciato che intende coprire l'impatto sul bilancio delle misure annunciate riducendo la spesa piuttosto che aumentando le tasse. Anche questa è una mossa nella giusta direzione».
Certo, la Commissione Ue non ha firmato una cambiale in bianco. «Attendiamo naturalmente di vedere i dettagli di questi piani», aggiunge Rehn. Insomma: a Palazzo Berlaymont si vuole essere certi che il gettito perso con la cancellazione dell'imposta sugli immobili abbia una copertura tale da garantire che il rapporto deficit-Pil resti sotto il 3%. Niente giochetti contabili, quindi. Anche perché un nuovo sforamento avrebbe ripercussioni su una ripresa che comincia a intravedersi dal miglioramento della fiducia di imprese (in agosto al top da un anno) e consumatori (ai massimi da due anni).
Ma grazie al rinsaldarsi del governo, tira un sospiro di sollievo anche il Tesoro per il raffreddamento dello spread a 251 punti, seppure nell'asta di ieri dei Btp qualche scoria delle recenti tensioni sia rimasta in circolo: non solo i tassi sul titolo a cinque anni sono saliti al 3,38% (dal 3,22% precedente), mentre quelli sul decennale sono rimasti invariati al 4,46%, ma la domanda non è stata molto elevata. Collocati comunque senza sforzo titoli per sei miliardi. In Borsa, respira anche Mediaset. Dopo le sofferenze dei giorni scorsi, il titolo ha guadagnato il 4,8%, azzerando il calo delle ultime sedute. L'accordo sull'Imu ha spazzato via i timori sulle conseguenze che una crisi di governo avrebbe avuto sull'economia e sul mercato pubblicitario in particolare. Nel complesso, meno nubi su tutto il listino (+0,97%) e soprattutto sulle banche, le più penalizzate dal recente surriscaldamento dello spread.